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Acido lattico


CorsaCosa succede effettivamente quando si svolge un’attività fisica intensa, che richieda alla muscolatura più di quanto sia abituata a fare?

Occorre premettere che l’ATP (adenosine triphosphate - acido adenosintrifosfato) è l’unica “moneta” energetica con cui si paga direttamente la contrazione muscolare. Perché il lavoro muscolare possa continuare, l’ATP deve però essere ricostituito prontamente partendo dal glucosio, ma è la velocità della richiesta di ricostituzione che fa la differenza: quando questa è molto alta si parla di glicolisi anaerobica, o viceversa di glicolisi aerobica.

Tipiche del primo caso sono le attività come le gare d’atletica sui 400 o 800 metri; nel secondo si collocano, ad esempio, attività come la maratona, ovvero di lunga durata e bassa intensità. Esiste anche un terzo caso, quando la durata è minima e l’intensità è altissima (tipicamente attorno ai 10 secondi o meno come la corsa dei 100 metri), dove è direttamente il sistema dei fosfageni muscolari che si incarica della contrazione.

ATPNel corso di un lavoro muscolare intenso e di una certa durata (che può dare origine alla glicolisi anaerobica), le cellule non riescono a scindere il glucosio in anidride carbonica ed acqua (processo che permetterebbe di ricavare tutta l’energia contenuta nella molecola del glucosio), per cui si fermano all’acido piruvico, il quale si accumula nei muscoli sotto forma di un altro composto, l’acido lattico. Infatti l’attività muscolare è condizionata dall’intensità e dalla durata del lavoro, nonché dalla possibilità di reperire ossigeno e zuccheri; il lavoro troppo intenso non dà il tempo di ricaricarsi alle riserve energetiche dei muscoli, costituite dall’ATP che quindi, sfruttate al massimo, si esauriscono in circa 10 secondi. Se lo sforzo dura meno di 10 secondi (1) si consuma l’ATP disponibile, non vengono bruciati né grassi né zuccheri (quindi non serve ossigeno) e non si forma acido lattico; se lo sforzo è intenso e dura più di 10 secondi (2) si attivano i meccanismi di combustione e si forma l’acido lattico.

La presenza di acido lattico nei muscoli determina uno stato di intossicazione delle cellule, che si traduce nella sensazione di fatica muscolare.
Quando invece le cellule dispongono di una sufficiente quantità di ossigeno (glicolisi aerobica), il processo di demolizione del glucosio è completo e non si formano scorie. La sanno bene i ciclisti che non devono superare la famosa soglia anaerobica, pena l’accumulo di acido lattico con conseguente fatica muscolare e calo della prestazione.

L’acido lattico accumulato deve essere infine eliminato in presenza di ossigeno: è il pagamento del debito di ossigeno lattacido. Concludendo: l’accumulo graduale di acido lattico nei muscoli funziona come un avvertimento che segnala eccessiva fatica, permettendoci di non fare "grippare" il motore.

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