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Scienze motorie, attivitą fisica e benessere psicofisico

La didattica dei record - Capitolo 2 - Il Re di Barletta

La didattica dei record - Capitolo 2 - Il Re di Barletta

Fare esperienza su un record è la strada per il tetto del mondo, è di tutti!

La "didattica dei record" è tesa a creare una competenza nuova, spendibile tutti i giorni, senza l'obbligo di essere campioni del mondo.

Fabrizio Lo Faro è nato a Cantù il 12 Giugno 1975. Insegnante di Scienze Motorie e Sportive al Caio Plinio di COMO (scuola secondaria di secondo grado), modesto triathleta, marito perfettibile e instancabile papà.

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Pietro Mennea per noi è ancora il re del mezzo giro di pista, e non solo.
I numeri raccontano che oggi è “solo” terzo nella classifica di tutti i tempi, ma non sanno che a certe altezze le classifiche non contano. I numeri lo hanno reso grande, il cuore lo ha reso eterno.

Il 12 Settembre è il Mennea Day: si corre in tutta Italia il mezzo giro di pista, si celebra non solo il tempo di 19”72 conquistato a Città del Messico, ma anche lo stile e i valori di un grandissimo italiano.

Nasce a Barletta il 28 Giugno del 1952, ci lascia a Roma il 21 Marzo 2013; in mezzo c’è la storia di un atleta, politico, saggista e uomo di altri tempi.

Ha semplicemente vinto tutto. Nel 1979 ha voluto correre in Messico perché sentiva il profumo dell’impresa in un’Universiade che i più, Federazione in testa, avrebbero snobbato.

L’aria rarefatta di una pista a più di 2000 metri non ridimensiona un primato che solo dopo 17 anni l’atleta di Dallas Michael Johnson, soprannominato il Soldatino di piombo per il suo stile,  riuscirà a violare: siamo alle Olimpiadi di Atlanta del 1996, tempo 19”32.

Mennea è stato maestro in tutti i sensi. Ha insegnato a scuola, trasmettendo ai suoi allievi (di tutti i livelli, dalle primarie all’università), il valore della corsa, un gesto di forza, ostinato e ambizioso come era lui nella vita. Si dice che utilizzasse le lezioni per allenarsi e incrementare il volume già sbalorditivo di sprint e andature che lo hanno portato in cima al mondo, tanto da essere soprannominato la Freccia del sud.

Lui non si arrendeva mai, il lavoro era la risposta e l’unica strada. In una delle ultime interviste ha dichiarato: «Mi allenavo otto ore al giorno, tornando indietro mi allenerei ancora di più!». Oggi, davanti a ragazzi che entrano in palestra svogliati, con le scarpe slacciate perché non hanno messo in conto di faticare, queste parole suonano come il ruggito inascoltato di un leone. Portiamo il record in palestra, facciamo incontrare Mennea alle nuove generazioni.

Proponiamo una strategia didattica che faccia della corsa un’esperienza educativa completa, formativa per il corpo e lo spirito.

Portiamo questa storia e i suoi numeri in pista
Alla palestra è da preferire uno spazio all’aperto, elettivamente una pista d’atletica, ma più realisticamente andrà bene anche un campo da calcio, almeno da 7 giocatori.

Mennea avrebbe corso in strada, preferibilmente in leggera salita.

La superficie deve essere piana e priva di irregolarità, i ragazzi non toccheranno le punte stratosferiche di Pietro Mennea ma saranno immensamente motivati e a loro modo velocissimi.

Fase percettiva
Si procede alla costruzione del percorso, possibilmente un anello con curve dolci; nell’ipotesi di più corsie andrà stimato il decalage delle corsie più alte rispetto alla corda: è fondamentale che il tracciato si sviluppi per 200 metri esatti (da calcolare con gps o bindella).

Ultimato il tracciato si seguirà con lo sguardo lo sviluppo del percorso, si compirà un giro di prova (a seguito di un avviamento motorio più efficace del solito) e si comincerà a familiarizzare con l’apparente contraddizione tra la lunghezza non proprio piccola del percorso e l’esiguità del tempo a disposizione, molto meno di 20 secondi.

Correndo sull’erba, possiamo approssimare per comodità esecutiva, il 19”72 di Città del Messico ai 20 secondi netti.

Fase esecutiva
A seconda della capienza del tracciato si procederà singolarmente o per batterie nella prova sui 200 metri piani: una prova di resistenza alla velocità che non si può improvvisare, e che va quindi pianificata attraverso prove  progressive.

Prima attività: la sfida è correre sulla distanza che Mennea copriva sotto i 20” in meno del doppio del tempo (40”). Un segnale avviserà lo scadere dei 40’’: chi avrà già completato la prova potrà dire di essere più lento di Mennea, ma non più del doppio. Il concetto è che posso accettare che un atleta professionista sia più veloce di me, ma se corro nel doppio del suo tempo è troppo!

Si constaterà che davvero pochi alunni, salvo pochi eletti, saranno in grado di non farsi doppiare dal campione.

Seconda attività: una variante è quella di dare, durante la prova, un segnale corrispondente ai 20’’, in questo modo l’allievo potrà intuire il punto in cui si trova nel momento in cui Mennea avrebbe tagliato il traguardo. Ogni passo corso dopo il segnale darà all’allievo la proporzione del miracolo, sarà come correre dentro il record.


Il Mennea Day è il 12 Settembre, quando la scuola ricomincia. Per preparare i ragazzi ad affrontare il mezzo giro di pista in questa occasione, l’ideale sarebbe aver assegnato, durante le vacanze estive, una tabella di allenamento semplice che comprenda avviamento, andature, allunghi e prove. L’alternativa potrebbe essere ricordarlo con una gara nel giorno della sua scomparsa, il 21 Marzo, a ridosso delle prove d’istituto d’atletica su pista.

Ritrovare l’uomo, oltre i numeri, sarà compito nostro, insegnanti e un po’ colleghi del Re di Barletta.



Fabrizio Lo Faro