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Giovani e alcol: sfida alla dipendenza

Giovani e alcol: sfida alla dipendenza

 Di Matteo Simone

 

Negli ultimi dieci anni il nostro Paese ha registrato un progressivo cambiamento dei comportamenti di consumo di alcol. Appare infatti sempre meno diffuso il tradizionale modello di consumo basato sull’assunzione quotidiana di vino durante i pasti, che tuttavia persiste nella popolazione adulta e anziana, mentre si consolida il consumo occasionale e al di fuori dei pasti.[1].

 

Un fenomeno che ormai desta preoccupazione, soprattutto per i più giovani, è il cosìddetto binge drinking, che comporta l’assunzione di numerose unità alcoliche al di fuori dei pasti in un breve arco di tempo, con gravi rischi per la salute e la sicurezza non solo del singolo bevitore ma anche dell’intera società.

 

Al fine di prevenire nella popolazione italiana l’esposizione a rischi per la salute del singolo bevitore e per la sicurezza sociale – soprattutto in relazione agli incidenti stradali, agli incidenti sul lavoro e alle violenze di vario genere – è molto importante monitorare attentamente i comportamenti di consumo a rischio e quindi individuare interventi di Sanità Pubblica mirati al loro contenimento.

A questo scopo è utile consultare i resoconti periodici dell’Organizzazione Mondiale della Sanità su alcol e salute, in cui sono analizzati  i dati disponibili sul consumo, le conseguenze e gli interventi politici a livello mondiale, nazionale e regionale in oltre 100 Paesi.

 

Il più recente, pubblicato il 12 maggio 2014, fornisce un profilo nazionale sul consumo di alcol e il suo impatto sulla salute pubblica in 194 Stati membri della OMS e suggerisce le scelte politiche da perseguire. Il rapporto riferisce che nel 2012 l’uso di alcol ha causato nel mondo 3,3 milioni di morti, ovvero il 5,9% di tutti i decessi, nonché il 5,1% degli anni di vita persi a causa di malattia, disabilità o morte prematura (Disability Adjusted Life Years, Attesa di vita regolata sulla disabilità).  La Regione Europea risulta essere l'area del mondo con i più alti livelli di consumo di alcol e di danni alcol-correlati[2].

 

Inoltre per i giovani che manifestano comportamenti di grave abuso è necessario prevedere efficaci azioni di intercettazione precoce e di counseling per la motivazione al cambiamento, con eventuale avvio ad appropriati interventi di sostegno per il mantenimento della sobrietà.

 

Bisogna monitorare con particolare attenzione il consumo alcolico dei giovani , in quanto può comportare non solo conseguenze patologiche molto gravi, quali l’intossicazione acuta alcolica e l’alcoldipendenza, ma anche problemi sul piano psicologico e sociale, influenzando negativamente lo sviluppo cognitivo ed emotivo, peggiorando il rendimento scolastico e favorendo aggressività e violenza.

 

Per prevenire tali conseguenze è necessario rafforzare nei giovani la capacità di fronteggiare le pressioni sociali al bere, operando in contesti significativi quali la scuola, i luoghi del divertimento, della socializzazione e dello sport.

 

A questo proposito il programma nazionale “Guadagnare Salute” ha sempre avuto una grande attenzione alla fascia di popolazione più giovane, soprattutto con il coinvolgimento degli istituti scolastici. Grazie al lavoro di sensibilizzazione attuato nel tempo presso le scuole, sempre più spesso nei programmi scolastici si prevedono interventi per la promozione della salute che trattano temi relativi ai rischi dell’alcol, spesso con il coinvolgimento non solo dei giovani studenti, ma anche dei loro genitori, il cui modello di consumo ha una sicura influenza sul consumo alcolico dei figli.

 

Per la protezione dei giovani appare importante anche la collaborazione dei settori della distribuzione e vendita di bevande alcoliche, che devono essere opportunamente sensibilizzati sulla particolare responsabilità del proprio ruolo, anche ai fini di una corretta applicazione del divieto di somministrazione e vendita di bevande alcoliche ai minori di 18 anni, introdotto con la legge 8.11.2012 n. 189.

 

Il programma governativo “Guadagnare Salute” punta perciò su un approccio intersettoriale e sull’avvio di una “politica delle alleanze” tra soggetti portatori di interesse e diversi settori della società secondo i principi della Health in All Policies (“Salute in  tutte le politiche”); ciò ha permesso di interagire anche con i settori della produzione e distribuzione di bevande alcoliche, consentendo la realizzazione di interessanti interventi volti a fornire informazioni corrette sul consumo di alcol alla popolazione in generale ed ai giovani in particolare.

 

Da un punto di vista più strettamente sanitario, il Piano Nazionale di Prevenzione 2014-2018 rinnova l’impegno nella prevenzione delle malattie cronico-degenerative, che spesso hanno in comune alcuni fattori di rischio, in gran parte correlati a comportamenti individuali non salutari – e tuttavia modificabili – come l’abuso di alcol.

 

Le strategie individuate si focalizzano soprattutto sul potenziamento delle capacità personali (ad esempio competenze socio-emotive e relazionali) e su azioni di conferma e di rinforzo dell’ambiente di vita attraverso i metodi della life skills education e della peer education. Si tratta di diffondere un approccio educativo centrato sul potenziamento dei fattori positivi e teso a sviluppare le capacità personali in termini di autostima, auto efficacia e resilienza.

 

 

 


[1] Relazione del ministro della salute al parlamento sugli interventi realizzati ai sensi della legge 30.3.2001 n. 125, Legge quadro in materia di alcol e problemi alcol correlati. [Torna su]