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Scienze motorie, attivitą fisica e benessere psicofisico

1952 - 1972

1952 - 1972


Helsinki 1952
Alle Olimpiadi finlandesi di Helsinki furono riammesse Giappone, Germania e soprattutto l’URSS; in un clima di «guerra fredda» le due superpotenze russe e americane si scontrarono nei campi da gioco, ma per fortuna i cimenti olimpici riuscirono a stemperare eventuali imbarazzi. Le gare si svolsero dal 19 luglio al 3 agosto, con 4407 atleti impegnati in 19 discipline sportive; 69 fu il numero record di nazioni presenti. Per l’occasione furono allestiti tre villaggi olimpici; uno per gli uomini, uno per le donne e uno per gli atleti dei paesi dell’est Europeo: sovietici, rumeni, cecoslovacchi, ungheresi, polacchi e bulgari. Nonostante tutto le gare si svolsero in un’atmosfera sportiva che rispecchiò i difficili valori decoubertiani. Gli americani si aggiudicarono un totale di 76 medaglie, contro le 71 dei sovietici; più netta la differenza nel conteggio degli ori: 40 a 22. Atleta simbolo della manifestazione fu il podista cecoslovacco Emil Zapotek (foto), soprannominato «uomo cavallo»: compì la storica impresa di aggiudicarsi «5000», «10.000 m» e maratona. L’Italia, che si presentò con 227 atleti, guadagnò il settimo posto nella classifica per nazioni («ufficiosa» per il CIO), vincendo 8 ori e un totale di 21 medaglie.


 
Melbourne 1956
Per la prima volta, nel 1956, il continente australiano ospitò le Olimpiadi, dopo che l’Europa aveva organizzato 10 edizioni e l’America 2. Cambiò il periodo di svolgimento, che venne fissato dal 22 novembre all’8 dicembre e tale anomala collocazione temporale creò qualche problema di progrmmazione agli atleti provenienti da altri continenti. I partecipanti furono 3342, appartenenti a 72 nazioni. 19 gli sport contemplati, anche se si dovette trovare un’altra collocazione per le gare degli sport equestri, in quanto una legge australiana prevedeva una quarantena di sei mesi per tutti gli equini d’importazione. Per tale motivo le prove di dressage, il concorso completo ed il gran premio di salto ad ostacoli si svolsero nel mese di giugno dello stesso anno a Stoccolma. Rifiutarono di partecipare ai giochi di Melbourne, per protestare contro l’intervento militare dell’URSS in Ungheria, l’Olanda, la Spagna e la Svizzera, mentre Egitto, Libano e Iraq fecero altrettanto per protestare contro l’intervento militare di Francia e Inghilterra a Suez. Non partecipò neanche la Cina Popolare, che aveva chiesto, ma inutilmente, la radiazione di Formosa dal CIO. L’URSS superò gli Stati Uniti per numero di medaglie (96) e ori vinti (37). L’Italia portò in Australia una squadra di 134 atleti che riuscì ad ottenere un bottino di 25 medaglie, di cui 8 d’oro (sesta posizione in classifica). Per la prima volta le competizioni furono trasmesse in televisione. Nel nuoto gli atleti di casa vinsero 8 dei 13 premi in palio; per la prima volta nella storia olimpica del nuoto, due azzurri riuscirono ad approdare alle semifinali: si chiamavano Paolo Pucci e Carlo Pedersoli. Quest’ultimo, oltre ad essere stato il primo italiano a nuotare i 100 stile libero in un tempo inferiore ai 60 secondi, è noto la grande pubblico per essere stato l’interprete di numerosi film d’azione con il nome d’arte di Bud Spencer.
 
Roma 1960

Già nel 1904 il barone de Coubertin aveva fatto assegnare a Roma i Giochi della IV Olimpiade, poi svoltasi a Londra per la rinuncia degli italiani. Ma valse la pena aspettare, perché i Giochi romani del 1960 furono tra i più belli e suggestivi della storia olimpica. Accanto alle vecchie costruzioni ristrutturate, come lo Stadio Flaminio e lo Stadio dei Marmi, furono costruiti lo Stadio Olimpico, lo Stadio del Nuoto, il Velodromo all’Eur, il Palazzetto dello Sport e la Piscina delle Rose. Le gare di lotta si svolsero nella Basilica di Massenzio, quelle di ginnastica alle Terme di Caracalla, gli sport equestri a Piazza di Siena e il canottaggio presso il Lago di Albano. Nel villaggio olimpico furono ospitati ben 5348 atleti (651 donne) per 83 nazioni del mondo, tra cui l’Africa nera, presente in massa e vincitrice nella maratona grazie all’impresa dell’etiope Abebe Bikila, che corse a piedi nudi; con un tempo record di 2h15’16” il nuovo record olimpico. Le gare si svolsero dal 25 agosto all’11 settembre; nelle 19 discipline presenti i sovietici s’imposero con 43 vittorie, davanti a Stati Uniti e Germania. L’Italia fu quarta e ottenne 36 medaglie, di cui 13 d’oro. Oltre che dal successo organizzativo (del quale, alla vigilia, molti all’estero dubitavano), l’Italia fu quindi gratificata dagli eccezionali risultati dei propri atleti. Il simbolo di quel momento magico per lo sport azzurro fu il velocista Livio Berruti (foto), primo europeo nella storia dell’atletica olimpica a spezzare il dominio dei nordamericani sui «200 metri» piani.

 
Tokio 1964

Tecnologie elettroniche e tradizione, efficienza quasi maniacale e simbologia, memoria e aspirazione al futuro: furono questi i caratteri delle Olimpiadi giapponesi. Per esempio, l’ultimo tedoforo, quello che accese il braciere con il fuoco della fiaccola olimpica, era nato a Hiroshima il 6 agosto 1945, un’ora dopo lo scoppio dell’atomica. Ma anche i 15 metri e 21 centimetri d’altezza del pennone su cui sventolava la bandiera con i cinque cerchi, significavano qualcosa: esattamente con quella misura, ad Amsterdam nel 1928, Mikio Oda aveva vinto nel salto triplo la prima medaglia d’oro olimpica per il Giappone. Gli atleti presenti a Tokyo furono 5.210 (678 donne), quasi 150 meno che a Roma. Salì tuttavia a 94 il numero dei paesi partecipanti, soprattutto a causa della decolonizzazione in Africa; debuttarono Algeria, Camerun, Madagascar, Niger e Tanzania. Ma il comitato olimpico decretò anche l’esclusione dell’Indonesia e soprattutto quella del Sud Africa, che sarebbe rimasta in vigore sino ai Giochi di Barcellona del 1992. La politica di discriminazione razziale attuata dal regime di Pretoria era talmente intollerabile che il CIO, di solito molto cauto, non poté esimersi dall’adottare il drastico provvedimento. Non parteciparono per protesta la Corea del Nord e la Cina (sempre a causa dell’annosa questione di Formosa). La sfida tra americani e sovietici si risolse ancora in favore di questi ultimi che vinsero 97 medaglie nelle 22 discipline in programma; agli americani andò tuttavia il maggior numero di ori: 36 contro 30. L’Italia concluse l’edizione con un quinto posto complessivo e 10 ori conquistati. Per la prima volta nuovi sport come la pallavolo e lo judo fecero il loro ingresso nell’arengo olimpico. L’etiope 
Abebe Bikila (foto) bissò nella maratona il successo ottenuto a Roma (correndo stavolta con le scarpe); nel nuoto lo statunitense Don Schollander vinse 4 medaglie d’oro («100», «400», «4 X 100» e «4 X 200» stile libero. L’australiana Dawn Fraser vinse i «100 m stile libero» per la terza Olimpiade consecutiva.
 
Città del Messico 1968
La XIX Olimpiade cadde in un anno segnato da tensioni e conflitti: le contestazioni in Francia e Germania, i carri armati sovietici a Praga, la guerra in Vietnam e l’assassinio di Martin Luther King e Robert Francis Kennedy. A Città del Messico i poliziotti uccisero 40 studenti che avevano occupato l’Università in piazza delle Tre Culture. Secondo fonti statunitensi le vittime furono però almeno 300. Trovandosi la capitale messicana in altura (2250 m), le prestazioni di alcune discipline furono migliorate ma si verificarono anche malori e svenimenti. Le gare si svolsero dal 12 al 27 ottobre e videro impegnati 5531 concorrenti di 112 nazioni in 21 discipline. Gli statunitensi tolsero ai sovietici la leadership nella classifica per nazioni, aggiudicandosi 107 medaglie, di cui ben 45 d’oro. L’Italia scese al nono posto, racimolando solo 3 titoli olimpici (il minimo storico dal 1912), pur essendosi presentata con una squadra di 183 elementi; da ricordare la prestazione di Klaus Dibiasi, medaglia d’oro dalla piattaforma e d’argento dal trampolino. Grazie anche all’introduzione delle piste in tartan, furono stabiliti moltissimi nuovi primati storici, come quello di Tommie Smith («200 m»), Lee Evans («400 m») e Robert Beamon («salto in lungo»). Nelle gare di fondo il vero trionfo spettò ai corridori degli altipiani dell’Africa orientale a partire dai 1500 metri in su: il keniano Kip Keino vinse i «1500» e si classificò secondo nei «5000»; altri due keniani, Naftali Temu e Amos Biwott, si aggiudicarono rispettivamente i «10000» e i «3000 siepi»; l’etiope Mamo Wolde conquistò la medaglia d’oro nella maratona e quella d’argento nei «10000 metri», vinti dal tunisino Mohammed Gammoudi che si era allenato a lungo sugli altipiani del Kenya. Lo statunitense Al Oerter (foto) vinse, nel lancio del disco, la sua quarta medaglie d’oro consecutiva, unico nella storia. Tornando alle proteste di stampo sociale, clamoroso fu il caso di Tommie Smith e John Carlos, primo e terzo nei «200 metri piani»: si presentarono alla premiazione senza scarpe, con calze nere ai piedi, e alzarono al cielo il pugno chiuso guantato di nero, nel gesto di saluto e di sfida del Black Power.


 
Monaco 1972


I Giochi Olimpici di Monaco, nati sotto il segno della fratellanza universale, furono insanguinati dalla strage dei terroristi di Settembre Nero. All’alba del 5 settembre 8 guerriglieri palestinesi in tuta sportiva superarono la rete di recinzione del villaggio olimpico senza essere intercettati da nessuno dei 17.000 poliziotti mobilitati; quindi fecero irruzione nella palazzina 31, che ospitava la rappresentativa israeliana, uccisero due allenatori e rapirono 9 atleti. Al termine della giornata, dopo spasmodiche trattative, rapitori e ostaggi furono trasferiti all’aeroporto di Furstenfeldbruck, a 80 km da Monaco. Li attendevano i tiratori scelti tedeschi e scoppiò l’inferno: morirono 5 degli 8 terroristi, il pilota di un elicottero, 1 poliziotto tedesco, e tutti i 9 ostaggi israeliani. 

Dopo un giorno di pausa dedicato ai funerali, i Giochi, che erano iniziati il 26 agosto, ripresero. Parteciparono a questa edizione 7123 atleti (1058 donne) per 121 paesi del mondo. L’Unione Sovietica distanziò gli Stati Uniti nella classifica generale (49 medaglie d’oro, 27 d’argento, 22 di bronzo contro 33 d’oro, 31 d’argento e 30 di bronzo e la forza emergente del panorama mondiale: la Germania Est che vinse 20 medaglie d’oro. I padroni di casa, scioccati dalla tragedia, raggranellarono appena 6 ori, uno in più dell’Italia (presente con 239 atleti). 

Eroe della manifestazione fu Mark Spitz (foto), nuotatore americano che si aggiudicò ben 7 medaglie d’oro, individuali e a squadra: record tutt’ora imbattuto per singola Olimpiade.