Vittime di doping

Doping


Così come ogni altra scienza medica e tecnologica, anche il doping ha compiuto negli anni enormi progressi. Da tempo moltissime discipline sportive convivono con la sua ombra, costrette ogni volta ad adeguare controlli e test per smascherare vecchie e nuove forme di assunzione di sostanze proibite. Proponiamo una carrellata dei principali atleti che hanno compromesso la propria carriera in nome del doping,

Proseguiamo la rassegna con un'altra clamorosa protagonista della storia del doping nello sport.
 

Marion Jones

Nel bene e nel male quella di Marion Jones è una storia talmente ricca di colpi di scena che meriterebbe senza alcun dubbio una trasposizione cinematografica. Anche perché ha avuto un'importanza decisiva nella storia delle procedure antidoping.
 
Nata nel 1975 a Los Angeles, la Jones è stata fin dagli esordi un'atleta eccezionale; fenomeno sin da ragazzina, dopo esordi  felicissimi nell'atletica, preferisce il basket. Due fratture al piede sinistro la costringono a tornare alla velocità a partire dal 1996. Vince ai Mondiali di Atene i 100 metri e i 4x100 e nel 1998 trionfa in 19 gare su 19. Gli anni attorno al 2000 sono quelli che segnano il suo percorso: lascia il primo marito Cottrel J. Hunter, lanciatore del peso squalificato per doping, e dal 2002 si accompagna con Tim Montgomery (che sarà squalificato nel 2005...). Alle Olimpiadi di Sydney conquista 3 ori e 2 bronzi.
 
Alternando successi a brutte sconfitte, Marion Jones si ferma nel 2003 per maternità e ai Giochi di Atene del 2004 non si aggiudica nessuna medaglia. Nel 2006 sembra riprendersi vince 6 gare sui 100 metri. La sua stagione viene bruscamente interrotta dall'accusa di doping: è il 17 agosto 2006. Una telefonata la raggiunge a Zurigo, alla vigilia del meeting più importante della Golden League e la informa che è risultata positiva al test antidoping a cui era stata sottoposta in giugno nel corso dei campionati statunitensi di Indianapolis. 
 
Clamorosamente le controanalisi la scagionano; la motivazione che trapela parla di un errore nelle analisi della prima provetta di liquido organico. «Ho sempre sostenuto di non aver mai assunto sostanze dopanti», dice, «sono felice che l'iter scientifico ora lo abbia dimostrato. Sono al settimo cielo non vedo l'ora di tornare a gareggiare». Ma i falsi errori dei laboratori - e la fortuna di taluni eventi - non possono nulla contro i rimorsi di coscienza.  
 
Nel maggio 2006, a 31 anni, la pantera nera si ripresenta in pista e vince i 100 al meeting di Xalapa. Ma dopo il terzo matrimonio con Obadele Thompson e la seconda maternità giunge inaspettata la confessione. La campionessa di atletica leggera ammette, in un tribunale di New York, di essere colpevole di due diversi reati legati all'assunzione di steroidi per migliorare le sue prestazioni: spiega di fare uso di doping (tra cui l’insulina in miscela con il GH e gli anabolizzanti) a partire dal 2000. Annuncia anche il suo ritiro dall'atletica leggera e sgretola così una carriera straordinaria troppo spesso gravata da sospetti e accuse. La Jones è squalificata formalmente per due anni e la Federazione internazionale di atletica leggera cancella tutti i risultati ottenuti a partire dal primo settembre 2000, staffette comprese. 
 
L’11 gennaio 2008, dopo la condanna sportiva, arriva quella dei tribunali: sei mesi di carcere per aver mentito agli agenti federali sull’affare Balco e anche sulla frode bancaria legata all’ex-marito Montgomery. È il definitivo epilogo di una carriera che poteva entrare della Storia dell’atletica, e che, invece, la Storia dell’atletica ricorderà sotto tutt’altra luce. Sottoposta a processo al tribunale di White Plains è condannata a scontare 6 mesi di carcere per le false dichiarazioni rilasciate nel 2003, nell'ambito dell'inchiesta Balco che coinvolse anche il marito Montgomery.

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