Medicina e salute
La medicina complementare
In principio veniva chiamata «medicina alternativa»; poi con il passare del tempo, le discipline come agopuntura, omeopatia, fitoterapia e chiropratica hanno acquisito una nuova dignità e si è cominciato a parlare di «medicina complementare». Sempre più spesso, infatti, per i piccoli malanni della vita quotidiana, i momenti di difficoltà, lo stress e la stanchezza, ma anche per rendere più efficace una terapia tradizionale, le medicine complementari si sono rivelate un ottimo alleato per l’uomo, rappresentando, quanto meno, un supporto medico alternativo meritevole di attenzione e considerazione.
Lo sanno bene gli oltre 10 milioni di Italiani che secondo l’Istat si sono affidati ad aghi, erbe, bastoncini o alle sapienti (si spera) mani di un massaggiatore ayurvedico negli ultimi tre anni; lo stesso consenso ottenuto in Francia, Belgio, Germania e crescente in tutta Europa. Ormai da un paio di anni praticare agopuntura, fitoterapia, ayurveda, medicina antropofisica, omeopatica, tradizionale cinese, omotossicologia e chiropratica è considerato un vero atto medico, per la soddisfazione dei più di 5000 dottori che in Italia fanno già uso di tecniche complementari nella loro pratica. Un bel passo avanti è stato compiuto nel corso del 2002 dalla Regione Lombardia, che ha inserito la Medicina Complementare nel proprio Piano Socio-Sanitario regionale 2002-2004, individuando alcuni criteri di massima per l’integrazione con la medicina convenzionale, tra cui:
- La libertà di cura perché il cittadino deve poter scegliere, tra diverse opportunità, la prestazione che meglio corrisponde alle proprie aspettative;
- La sicurezza della cura perché il cittadino deve potersi affidare, in tutta tranquillità e sicurezza, a professionisti della Medicina Complementare;
- La professionalità degli operatori perché l’esercizio della Medicina Complementare deve essere svolto da operatori con profili professionali adeguati, sviluppati anche attraverso percorsi formativi appropriati;
- L’adeguata informazione relativamente alle opportunità di cura offerte
Sfruttando i finanziamenti che le singole regioni italiane decidono di promuovere, la medicina complementare cerca di migliorarsi: stufa di essere considerata la sorella povera e un po’ matta della medicina ufficiale, ha ancora tanta strada da fare. Del resto, anche le terapie a basi naturali hanno effetti indesiderati: reazioni allergiche, interferenze con altri farmaci e altre cure. Ma chi mette in discussione le medicine non convenzionali perché antiscientifiche, non considera il fatto che esse, in realtà, sono nate prima del metodo che caratterizza la moderna medicina.
Vediamo nel dettaglio alcune discipline che fanno parte del vasto campo della Medicina Complementare:
AGOPUNTURA. La tecnica dell’agopuntura consiste nella stimolazione di alcuni punti strategici della superficie cutanea, mediante infissione di sottilissimi aghi. La pratica dell’agopuntura nasce in Cina ed ha origini vecchie di svariati millenni; ora che la sua diffusione si sta facendo sempre più vasta anche in Occidente, la sua dottrina viene diversamente interpretata in base alle diverse impostazioni filosofico-scientifiche: se per gli orientali l’agopuntura deve essere utilizzata per il ripristino dell’equilibrio energetico rotto da una malattia, in occidente la sua azione consiste soprattutto nel determinare riflessi cutanei o viscerali che comportano modificazioni neurovegetative (nausea e vomito in gravidanza, dissuefazione da tabacco e droghe, disturbi del ritmo mestruale e del sonno). Oggi la medicina tradizionale riconosce molti valori scientifici alla tecnica dell’agopuntura, nonostante le diverse concezioni mediche e filosofiche che intercorrono tra le culture orientali e occidentali. Ricordando la virtuale assenza di effetti collaterali, si raccomanda comunque la primaria importanza di rivolgersi sempre a medici di provata esperienza, che abbiano seguito un iter formativo specifico (nella Comunità Europea sono previsti corsi pratici-teorici della durata di almeno quattro anni).
AYURVEDA. L’Ayurveda (parola composta dai termini Ayus - Vita - e Veda - Conoscenza) affonda le sue radici nella tradizione religiosa indiana di 5000 anni fa ed è tratta dall’Atharva-Veda, una delle quattro scritture sacre dell’induismo: probabilmente è il sistema di medicina naturale più antico di cui l’uomo abbia memoria. Nel II e III secolo d.C. vennero elaborati due trattati medici sull’argomento: il Charaka Samhita ed il Sushruta Samhita, ancora oggi in uso. Alla base della Ayurvedica c’è una complessa teoria che mette in relazione l’uomo con gli elementi naturali, ma soprattutto il corpo con lo spirito. L’individuo e l’universo sono costituiti da 5 elementi fondamentali: terra, acqua, fuoco, aria, etere. La loro combinazione genera tre tipi di energie o umori principali (i tre dosha) che determinano la costituzione di ciascun individuo: Vata, Kapha, Pitta. Vata regola azione e comportamento, linguaggio, udito, appetito, eliminazione; Pitta regola digestione e metabolismo; Kapha regola articolazioni, movimento ed emozioni.
Oggi, parlando di medicina ayurvedica, si indica un metodo terapeutico naturale basato sull’utilizzo di erbe e sostanze naturali, massaggi, varie terapie di purificazione e rilassamento spesso abbinate alla cosmesi. Fine ultimo dell’Ayurveda è la guarigione del corpo e l’equilibrio tra il fisico e la mente. La guarigione del corpo passa infatti attraverso la risoluzione di un problema dello "spirito" che è, secondo questa disciplina, la causa principale della malattia.
Grande importanza è data all’alimentazione: il cibo infatti ha un ruolo fondamentale ai fini della terapia. Nell’arco della giornata (se non in ogni singolo menù) devono essere compresi i sei gusti fondamentali (rasa) che si integrano a vicenda in modo perfettamente complementare: dolce, acido, salato, piccante, amaro e astringente, che svolgono un’azione specifica sui diversi organi e influiscono sull’equilibrio delle forze che regolano il nostro organismo. Completo ed equilibrato, il menù ayurvedico conferisce energia, vigore ed equilibrio: prevede l’assunzione di tutti gli elementi necessari alla vita: proteine, carboidrati, grassi, vitamine, minerali e oligoelementi. Il corso di studi della disciplina Ayurvedica prevede una durata di sei anni.
CHIROPRATICA E OSTEOPATIA. Si tratta di tecniche curative nate alla fine del XIX secolo, volte a combattere manifestazioni dolorose dell’apparato locomotore mediante massaggi e manipolazioni delle zone interessate. La Chiropratica fu fondata nel 1895 a Davenport, Iowa, da Daniel David Palmer (foto a sinistra). Si occupa esclusivamente delle articolazioni della colonna vertebrale, le cui malposizioni possono provocare disturbi locali e, per via riflessa, generali. Il trattamento, che viene effettuato dopo un attento esame fisico del paziente e l’esecuzione di una radiografia, consiste nella mobilizzazione passiva delle articolazioni interessate con forti pressioni delle mani; per questo motivo è indicata in caso di emicrania, lombaggine, sciatica e dolori di schiena in genere. L’ Associazione Italiana Chiropratici, fondata nel 1974, è l’ Organizzazione Nazionale che rappresenta i Dottori in Chiropratica che esercitano in Italia ed ha lo scopo di regolare e promuovere la professione in Italia.
L’osteopatia fu introdotta dal medico statunitense Andrew Still (foto a destra) nella seconda metà del XIX secolo; Still era un medico di campagna, pastore protestante, agricoltore, dotato di un incrollabile fede; essa gli permise di non arrendersi dopo la morte di tre dei suoi figli avvenuta in seguito a una epidemia di meningite, anzi lo spinse a cercare un nuovo metodo di medicina alternativo a quello del suo tempo. Nel curare un bambino affetto da una grave forma di dissenteria, Still riscontrò una differenza di temperatura molto marcata tra il ventre e la schiena del paziente: applicò quindi delicate manipolazioni e riuscì a riequilibrare non solo la temperatura corporea ma anche il suo stato generale di salute, ponendo le basi per una ricerca che ha portato successivamente alla formulazione dell’osteopatia. Oggi tale disciplina si occupa in generale delle alterazioni di tutta la struttura corporea, delle contratture muscolari e delle nevralgie. Il trattamento consiste nella manipolazione delle articolazioni di tutto il corpo, in movimenti passivi ritmici e nella pressione sui muscoli per ottenerne il rilassamento; caratteristica dell’osteopatia consiste nel poter variare la modalità di toccare i tessuti a seconda dei disturbi, reazioni e carattere del paziente.
FITOTERAPIA. La fitoterapia prevede l’impiego dei principi attivi delle piante medicinali per il trattamento di patologie di varia entità, ottenendo gli opportuni rimedi dall’utilizzo delle diverse parti delle erbe o delle piante (foglia, stelo, corteccia, fiore, frutto o seme). Già durante la preistoria gli uomini conoscevano il potere curativo di alcune piante, e troviamo tracce di fitoterapia sia in Oriente almeno 7000 anni prima di Cristo, che dall’altra parte del mondo tra le popolazioni americane precolombiane. Nel bacino mediterraneo gli antichi egizi utilizzavano alcuni preparati vegetali per imbalsamare le salme e il primo medico dell’antichità, il greco Ippocrate, elencò almeno 300 specie di piante medicinali. A Roma nel secondo secolo dopo Cristo Galeno approfondì e sistematizzò l’applicazione curativa nel trattamento delle singole patologie. Durante il Medioevo la fitoterapia non riscosse grossi successi e in qualche caso fu addirittura perseguitata al pari della stregoneria. Riuscì però a sopravvivere come disciplina grazie all’ininterrotto lavoro di ricerca e conservazione delle fonti dei monaci. In seguito furono gli scambi con l’Oriente a riportare in auge la pratica della fitoterapia.
Tra i medicinali moderni molti utilizzano i principi attivi derivanti dalle erbe. Secondo una definizione proposta dall’OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) nel 1980, si considera pianta medicinale ogni vegetale che contenga, in uno o più dei suoi organi, sostanze che possono essere utilizzate a fini terapeutici o preventivi, o che sono precursori di sintesi chemio-farmaceutiche. Nonostante almeno 2/3 della popolazione mondiale faccia ricorso ai principi attivi delle piante per curarsi, in Occidente la pratica fitoterapica non è ancora considerata parte della medicina ufficiale e il suo utilizzo è limitato alla cura di disturbi minori, come per esempio problemi digestivi, influenza, tosse, mal di testa ed esantema. Alcuni accorgimenti necessari nell’utilizzo di elementi fitoterapici consistono nell’assumerle in momenti diversi della giornata diluiti in acqua.
OMEOPATIA. L’omeopatia fa parte della farmacopea di molte nazioni europee da svariati decenni (in Francia, per esempio, è riconosciuta dal 1965); in Italia manca ancora una normativa che ne consenta l’utilizzo e per ora sono ancora la Direzione Scientifica e il Comitato Etico a decidere quando è il caso di poter dare il via libera a specifici progetti di ricerca. Il nome deriva dal greco Omeos (simile) e Pathos (sofferenza), ma fu creato dal medico tedesco Friedrich Samuel Hahnemann (1755-1843, foto a destra), che ne teorizzò l’utilizzo nel suo Compendio di scienza medica razionale (1810). Questo tipo di medicina stimola le capacità di reazione dell’organismo ai malanni e si basa sulla legge di similitudine, secondo cui la cura delle malattie dev’essere effettuata con quei rimedi che, all’uomo sano, porterebbero l’identica sintomalogia. Stimolando la reazione dell’organismo, è efficace in tutte le situazioni in cui quest’ultimo è ancora capace di reagire e copre tutto il campo della medicina (eccetto, ovviamente chirurgia o medicina d’emergenza). I farmaci omeopatici, essendo ultra-diluiti, non possono avere effetti tossici: non hanno quindi controindicazioni di alcun genere e non provocano reazioni allergiche.
SHIATSU. Lo shiatsu è una pratica che agisce sui flussi energetici del corpo umano attraverso la pressione manuale. Originarie della Cina, importate dai monaci e divenute prettamente giapponesi, le teorie alla base dello shiatsu nascono attorno al VI secolo a.C.; il nome è composto dai termini shi che significa dito, atsu che significa pressione. Le tecniche utilizzate dallo shiatsu variano a seconda delle scuole e delle correnti di pensiero da cui hanno origine.
Da un punto di vista medico lo shiatsu moderno - fu solo nel tardo Novecento che lo shiatsu così come lo conosciamo ha preso forma e sostanza, grazie all’opera dell’anatomista Tamai Tempaku - prevede l’utilizzo del massaggio tradizionale giapponese con pressioni statiche su punti ben precisi del corpo e di tecniche di terapia manuale di derivazione occidentale, come lo streching e altre tecniche usate nelle riabilitazioni. Parte fondamentale della seduta è il rilassamento del paziente, attraverso musica di sottofondo. Basandosi sul mantenimento dell’equilibrio energetico del corpo, sfruttando le capacità autoguaritive che ogni individuo possiede, lo shiatsu è utilizzato per curare una serie di patologie (malattie digestive, dolori articolari, lombalgie, cervicalgie e artrosi, disturbi di carattere ginecologico). Utilissimo anche per risolvere situazioni di stress, di depressione, di ansia, e in tutti i casi di squilibrio generale, la terapia shiatsu spesso influisce sullo stato di benessere generale. Non a caso, oggi, la legge giapponese approva e sostiene tre tipi di tecniche terapiche basate sullo shiatsu che fanno parte del sistema sanitario nazionale. In Italia la Federazione Italiana Shiatsu ha istituito per la prima volta nel 1993 un albo professionale per operatori e un’apposita Commisione Studio e Ricerca; per diventare insegnante occorrono 6 anni tra studi teorici e pratici.