
Il corpo umano è composto da un’alta percentuale di acqua:
negli adulti corrisponde a circa il 65%, nei bambini arriva al 75%; questa quantità deve essere mantenuta costante. L’acqua permette infatti il trasporto dei minerali, aiuta a mantenere l’equilibrio termico, rende possibile la digestione, l’assorbimento e il trasporto dei nutrimenti e l’eliminazione delle sostanze di rifiuto; partecipa inoltre alla funzione plastica.
L’equilibrio idrico è regolato dalla quantità di acqua ingerita e formatasi nel corpo umano che deve essere equivalente a quella espulsa. Nonostante che dagli alimenti venga assunta grande abbondanza di acqua (la carne ne contiene il 55-70%, il pesce 65-85%, gli ortaggi il 75-85% e la frutta addirittura il 78-92%), essa deve essere direttamente assunta anche bevendo, assecondando il regolatore più efficace e sicuro dell’organismo:
la sete.
Il meccanismo della sete entra in azione con il 2% di perdita idrica del totale necessario; ma già una perdita di acqua del 2-3% altera la termoregolazione corporea e influisce negativamente sull’efficienza fisica, arrivando a comportare disturbi come mal di testa, irritabilità, stanchezza, vertigini e crampi muscolari. Quindi la reintegrazione, anche durante lo svolgimento della attività fisica, riveste un ruolo importante e preventivo. Si deve bere frequentemente ed a piccoli sorsi.
Quando la perdita di liquidi è superiore alla norma (per uno sforzo fisico o perché si suda molto) e se la quantità di acqua ingerita non è sufficiente, si ha un aumento di
concentrazione di sali nel plasma. Questa variazione, anche minima, viene registrata da speciali recettori cerebrali, localizzati nell’ipotalamo: si chiamano «osmocettori», perché sono sensibili alle variazioni della pressione osmotica, cioè del numero di molecole disciolte nel sangue. Quando il tasso dei sali plasmatici supera il livello di guardia, l’ipotalamo invia alla corteccia cerebrale il messaggio «procurarsi acqua». Contemporaneamente, invia al rene il messaggio «risparmiare acqua», attivando l’ipofisi, la ghiandola che regola la produzione degli ormoni e che, in questo caso, aumenta la secrezione dell’ormone antidiuretico ADH. Nello stesso tempo alla corteccia arriva un altro stimolo proveniente direttamente dalla bocca, dove la mucosa orale è secca, perché le ghiandole salivari non riescono a prelevare abbastanza acqua dal plasma per produrre saliva: i ricettori della mucosa, adibiti a misurare il tasso di umidità, segnalano la carenza di acqua.
Durante
l’attività fisica prolungata, come quella di una gara di squadra, un atleta può perdere mediamente una quantità di acqua variabile tra l’1,5 e il 3% del peso corporeo attraverso la sudorazione: una persona di 70 kg può perdere quindi tra uno e due litri di acqua. In casi limite di attività agonistiche particolarmente prolungate, come la maratona, si possono perdere fino a 5-6 litri di acqua. La somministrazione di acqua prima dell’attività sportiva è quindi utile, ma ad essa è preferibile la graduale reintegrazione. Ricerche scientifiche compiute in questo senso raccomandano al massimo l’assunzione di 0,5-0,6 litri di acqua prima di un’attività sportiva prolungata.
La
sudorazione durante l’attività fisica è un sano e normale processo biochimico che ha il compito di aiutare la termoregolazione dell’organismo sovraffaticato. Quando si pratica uno sport, anche se non richiede troppo dispendio di energie, si suda; l’importante è reintegrare opportunamente i liquidi persi. Insieme al sudore, come è noto, si consumano anche importanti sali minerali; per sopperire a tale dispersione un atleta dovrà seguire un’alimentazione ricca di alimenti che apportino questi sali minerali all’organismo.

L’acqua che compriamo imbottigliata è considerata
acqua minerale naturale: ha origine da una falda o giacimento sotterraneo, proviene da una o più sorgenti naturali o perforate e ha caratteristiche igieniche particolari e proprietà favorevoli alla salute. Le acque minerali naturali si distinguono dalle ordinarie acque potabili per la purezza originaria e per la conservazione, per il tenore in minerali, oligominerali e/o altri costituenti e per i loro effetti. Per sapere con esattezza che tipo di acqua stiamo bevendo occorre cercare sull’etichetta della bottiglia la dicitura «residuo fisso a 180 gradi», riferita alla presenza dei sali minerali. In base a tale valore, l’acqua può essere così suddivisa:
OLIGOMINERALEHa un contenuto di sali minerali sotto i 200 mg/litro (residuo fisso 0,2 gr/l) e la caratteristica di provocare un aumento della diuresi, accrescendo l’eliminazione di acido urico e sali minerali.
MEDIO-MINERALEContiene sali minerali tra i 200 mg e 1 g/litro (residuo fisso 0,2-1/gr/l). In questa categoria annoveriamo le bicarbonato-alcalino-calciche, le sulfuree e le ferruginose. Hanno effetti terapeutici sostanzialmente simili alle acque minerali propriamente dette.
MINERALEIn questa tipologia il livello di sali minerali raggiunge oltre 1 g/litro (residuo fisso 1 g/l). A seconda della presenza, superiore a certi limiti, di singoli ioni, distinguono anche le seguenti tipologie: cloruro-sodiche, salso-iodiche, sulfuree, ferruginose, bicarbonato-alcaline, bicarbonato-solfato-alcaline, solfate, carboniche, radioattive.
Generalmente
l’acqua minerale naturale è un’acqua che:ha origine profonda e protetta
è confezionata all’origine
ha purezza batteriologica originaria
ha caratteristiche chimiche costanti
ha effetti favorevoli alla salute.