Storia dello sport

Interpretazione storico-artistica del corpo umano


Prime interpretazioni relative al corpo umano
Greek ZeusArtemNella storia dell’umanità il modo di considerare l’individuo e in particolare il corpo con la molteplicità delle sue espressioni, dalla semplice postura alle dimostrazioni di forza e abilità, non è sempre stato uguale; anzi, si è andato modificando a seconda di molteplici e diversi fattori. 
Agli albori della loro storia gli antichi Greci concepivano il corpo come una serie di elementi diversi. I disegni delle prime popolazioni, infatti, ci mostrano la mobilità del corpo privo di unità: l’uomo era raffigurato con gli arti distinti gli uni dagli altri e uniti da giunture appena accennate. 

Successivamente, com’è noto, la cura del fisico e la sua esaltazione artistica e atletica divennero uno dei cardini della cultura greca. Eppure, pur rispettando e apprezzando la prestanza della bellezza fisica, di cui è testimonianza l’armonia delle figure dell’arte ellenistica, il pensiero greco considerava  il corpo come involucro mutevole e mortale dell’anima (o spirito). Questa sorta di dualismo tra il soma (corpo) mortale e la psiche immortale pervade il mondo greco-romano e sarà presente, seppure in forme diverse anche nel pensiero cristiano. 

A Roma l’importanza del corpo e della sua cura fu rilevante solo in fase di conquista, quando rappresentava una componente primaria nella formazione morale e fisica dei soldati. A partire dal I secolo d.C. le nuove condizioni politiche e sociali favorirono il divertimento e l’ozio: la cura del corpo divenne un mezzo per rilassarsi e diventare più belli. Le palestre erano annesse alle terme e agli esercizi faticosi si preferivano i massaggi. 
I Romani furono più spettatori che uomini di sport anche se, nell’arte (soprattutto scultorea) continuarono a rappresentare un ideale maschile simile a quello greco, proporzionato, vigoroso, nobile. 
 
sistinaTra Medioevo e Rinascimento: due concezioni quasi opposte
Al tempo della caduta dell’Impero Romano, era diffusa la convinzione che il corpo fosse lo specchio dell’animo: a un animo puro e devoto, non poteva che corrispondere un corpo altrettanto sano e armonioso. Al contrario, un animo perverso e peccatore meritava un corpo sgradevole, malato, deforme. Il sistema dell’«ordalia» (giudizio di Dio) era appunto basato su questi concetti: il peccatore o l’accusato scontavano le proprie colpe subendo flagellazioni fisiche (che, una volta guarite, avrebbero reso sano anche lo spirito). 

In realtà al tempo medioevale il corpo era soprattutto lo specchio della condizione sociale e della propria provenienza etnica. Per i religiosi il fisico era solo un involucro temporaneo che portava in tentazione lo spirito: la carne era un qualcosa da mortificare, da nascondere. Tutti sanno che Michelangelo fu costretto a coprire di veli i copri nudi  negli affreschi della Cappella Sistina. E non è un caso che i centri di bellezza e cura del corpo, come le terme o ciò che rimaneva delle strutture romane, fossero riservati solo ai malati.
Durante l’Umanesimo e il Rinascimento, con il risveglio delle scienze, si assiste ad un rinnovato interesse relativo agli studi sulla struttura anatomica del corpo umano; dai disegni di Leonardo Da Vinci, alle raccolte del De Humani corporis Fabrica, si ricercano su basi matematiche, geometriche, anatomiche, le leggi che governano il corpo. In architettura la funzione produttiva della legge dell’unità e della proporzione, fondata sulla misura del corpo umano, rappresenta uno dei principi fondamentali dell’Umanesimo. Anche la città doveva essere progetta a misura d’uomo, ispirandosi a concetti di praticità, bellezza, misura e proporzione.
 
VickiScienza ed educazione fisica
Nei decenni successivi la nascente scienza medica e anatomica portò a paragonare il corpo  umano ad una macchina i cui movimenti, come quelli di un orologio, sono dettati da leggi meccaniche. Partendo da questo presupposto crebbe la necessità di un’attenzione più specifica allo sviluppo e al rafforzamento della fisicità dell’essere umano; nel 1700 nasceva l’educazione fisica come disciplina autonoma. Essa aveva il compito di realizzare integralmente l’educazione dell’uomo attraverso lo sviluppo delle potenzialità del suo fisico. 

Se ai suoi albori l’educazione fisica si limitò a prescrivere consigli generici volti a mantenere in forma e in salute gli interessati, pian piano si fece strada l’idea che essa dovesse favorire lo sviluppo di precise qualità come la destrezza e la forza di resistenza. 
Nell’Ottocento, con il risveglio dei sentimenti patriottici e i processi di unificazione nazionale, l’educazione fisica venne introdotta anche nella preparazione all’addestramento militare. Il termine biologia inizia ad essere utilizzato in relazione alle possibilità di evoluzione del sistema vivente. Furono sviluppate teorie relative al concetto di prestanza fisica e resistenza che degenerarono talvolta in veri e propri culti della forza, come avvenne con l’avvento del nazismo e del fascismo. 
Gradualmente si è passati da una concezione dello sport come gioco gratuito al «servizio» del corpo umano ad una visione legata alla competizione, al risultato, all’agonismo. 

L’allenamento è diventato per gli atleti professionisti un vero e proprio lavoro e la scienza dell’educazione fisica ha reso ancora una volta il corpo umano uno strumento. La danza e il teatro, con le loro ricerche sull’espressività e l’armonia dei movimenti, hanno sottolineato la dipendenza della gestualità dalle emozioni restituendoci una visione unitaria e globale dell’individuo.

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