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Il tiro a segno


Spesso, in questo sito, ci siamo dedicati a sport poco noti, che ricevono attenzione soltanto durante eventi particolari, come le Olimpiadi, oppure sport nuovi, che ancora non hanno un adeguato seguito di pubblico. È il caso del tiro a segno, disciplina sportiva che pure ha una lunga storia e una grande tradizione nel nostro paese.

ConcentricaLo spunto per parlare di questo sport ci è giunto da due fronti. Da una parte ci è stato suggerito da Carlo Amato, autore del libro Il tiro a segno a Napoli, Storia, cronache, luci ed ombre, nonché membro della Società di tiro della città campana da trent’anni. Il volume intreccia la storia della disciplina con quella della città, attraverso documenti e testimonianze degli ultimi due secoli, che raccontano personaggi, luoghi ed episodi legati al tiro a segno. Come spiega l’autore nell’introduzione, il tiro «è uno sport di antichissime tradizioni rimasto fedele ai suoi principi ispiratori: la sfida con se stessi per conoscere i propri limiti e la continua ricerca per dominare le proprie emozioni».

Dall’altro fronte, quasi contemporaneamente, lo spunto ci è stato fornito dalla visita del portale Concentrica on-line [www.concentrica-online.it], sito web guidato da Daniele Puccioni che nasce come rivista mensile dedicata al tiro a segno ma col tempo ha saputo creare una vastissima comunità ricca di informazioni, notizie, materiali utili. Grazie alla sua collaborazione abbiamo aperto un apposito topic all’interno del D’AnnaForum; qui potrete ricevere informazioni, fare domande e conoscere gli eventi dedicati a questo sport. Lo trovate a questo indirizzo. Ancora nel nostro forum Roberto Ferraris, bronzo ai Giochi del 1976, spiega a cosa serve il tiro a segno; trovate il contributo a questo indirizzo.

In cosa consiste il tiro a segno? Si tratta certamente di una disciplina che vanta storia e tradizioni secolari. L’azione di tirare è innata nell’uomo, che se ne è servito per difendersi, per cacciare e per divertirsi, sfidando le proprie capacità. Il tiro a segno, tuttavia, raramente è stato visto come uno sport vero e proprio a causa dell’uso delle armi: in realtà questo dimostra come l’uomo abbia adattato le proprie scoperte e la tecnologia all’azione, antica ma comunque in evoluzione.

LogoLe armi utilizzate sono la carabina (un’arma simile a un fucile o a un moschetto, ma più corta e meno potente) e la pistola: la prima è considerata arma lunga, la seconda arma corta. Il tiro a segno è una disciplina sia maschile che femminile e le specialità variano a seconda della distanza del bersaglio, del peso dell’arma e del tempo concesso. Esistono anche alcune specialità che prevedono il bersaglio in movimento.

Il tiro a segno è una disciplina olimpica fin dalla prima edizione dei giochi moderni, ad Atene nel 1896. L’Unione Italiana Tiro a Segno, che coordina il movimento, è Ente Pubblico e Federazione Sportiva del Coni: il sito ufficiale è www.uits.it. L’ultima medaglia per l’Italia è stata conquistata da Valentina Turisini, argento ad Atene 2004, nella specialità «carabina sportiva a tre posizioni». Dopo la delusione dei Giochi di Pechino, in cui i 7 azzurri in gara non sono riusciti a ottenere buoni risultati, ci si interroga sul futuro di questo antico sport; come spiega Amato nel suo blog personale [si trova a questo indirizzo] «i campioni del domani verranno scovati solo facendo divulgazione nelle scuole: non basta che il figlio del tiratore, che ha tanto entusiasmo da rubare dal suo tempo libero una fetta per allenarsi, emulando il padre, si affacci all’agonismo cercando disperatamente di mettersi in luce... magari per qualche posticino in squadra nel nostro campionato nazionale». 
  
Copertina libroDi seguito proponiamo l’introduzione al volume Il tiro a segno a Napoli di Carlo Amato; il volume può essere acquistato scrivendo direttamente all’autore al seguente indirizzo: karlamato@libero.it [prezzo: 28,50 euro con spedizione in contrassegno]. 


 
Perché il tiro a segno e perché a Napoli?

II tiro perché fa parte, e con esso le armi, della cultura e della storia dell’uomo: le armi non sono nate per offendere, ma per essere usate per la caccia e quindi per la sopravvivenza dell’uomo stesso.
II tiro perché è una delle attività umane più antiche e la sua evoluzione è andata di pari passo con quella dell’uomo e quindi con i mezzi che egli ha usato per tirare.
Il tiro a segno, poi, perché è uno sport di antichissime tradizioni rimasto fedele ai suo principi ispiratori: la sfida con se stessi per conoscere i propri limiti e la continua ricerca per dominare le proprie emozioni.
Non è affatto uno sport facile. Servono una grande capacità di concentrazione e soprattutto una grande passione. Bisogna assistere ad una gara di tiro a segno per capire, attraverso l’espressione di un tiratore, quanto sia grande lo sforzo che compie per concentrarsi. Andate in qualche poligono di tiro per capire, solo per capire...
È opportuno rileggere la parte iniziale dell’introduzione del libro di Eugen Herrigel «Lo zen ed il tiro con l’arco» che ben si presta a far capire l’essenza profonda che pervade lo spirito del tiro sia se effettuato con l’arco o con arma a fuoco.

Uno degli elementi essenziali nell’esercizio del tiro è il fatto che esso non persegue alcun fine pratico e neppure si propone un piacere puramente estetico, ma rappresenta un tirocinio della coscienza e deve servire ad avvicinarla alla realtà ultima. Così il tiro non viene esercitato soltanto per colpire il bersaglio, la spada non s’impugna per abbattere l’avversario, il danzatore non danza soltanto per eseguire certi movimenti ritmici del corpo, ma anzitutto perché la coscienza si accordi armoniosamente all’inconscio.
Per essere veramente maestro del tiro la conoscenza tecnica non basta. La tecnica va superata, così che l’appreso diventi un’"arte inappresa", che sorge dall’inconscio.
Nel caso del tiro questo significa che il tiratore e il bersaglio non sono più due cose contrapposte, ma una sola realtà. Il tiratore non è più consapevole d’essere uno che deve colpire il bersaglio davanti a lui. Ma questa condizione di inconsapevolezza egli la raggiunge solo se è perfettamente libero e distaccato da sé, se è tutt’uno con la perfezione della sua abilità tecnica.


[...]

Il Tiro a segno a Napoli infine perché la nostra città, presente sulla scena del tiro in Italia fin dalla sua istituzione avvenuta nel lontano 1861, è stata sempre legata a questa disciplina scrivendo pagine di storia gioiosa ed a volte tormentata.
Le vicende del tiro a segno a Napoli assai di rado sono state argomenti di discussione: quel poco che è stato scritto nelle riviste, nei giornali, in pubblicazioni specializzate e che è stato riportato dai mass media, è passato quasi sempre fra l’indifferenza dei più. Eppure l’istituzione, fin dal 1861, ha avuto affezionati e devoti cultori che consacrarono intelligenza e tempo negli uffici sociali, senza arrendersi alle molteplici difficoltà che incontravano e non mancò, come vedremo, l’iniziativa privata a sostegno del tiro.
Sebbene il compito delle opere storiche sia principalmente quello di offrire ai lettori una sintesi dei risultati raggiunti dalla storiografia monografica se non, in certi casi, di fornire un’ ampia riesposizione, come suol dirsi, organica di cose e fatti già noti o addirittura esibire al lettore sotto altra forma quello che egli, con un piccolo sforzo, potrebbe procurarsi presso libri già esistenti, nel caso della stesura di questo mio libro, per il fatto che a tutt’oggi non esisteva né una cronaca né una raccolta documentaria riguardante l’argomento trattato, ho dovuto effettuare ricerche a largo raggio, ricerche in un campo mai esplorato prima d’ora e che si sono protratte per oltre tre anni. Se si nota che la cronaca si è aperta più o meno surrettiziamente il varco nella storia, siamo sicuri del vantaggio per coloro che chiameranno antico il nostro tempo.
Socio della nostra Società di tiro cittadina da oltre trent’anni, ho voluto nelle pagine che ho scritto rinnovare la memoria nella speranza di vivere meglio il futuro.  
 
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