Articolo del mese - 24
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Dagli integratori al doping nello sport amatoriale
Gli integratori alimentari sono sostanze nutritive che possono essere utilizzate in aggiunta alla normale dieta di ogni individuo. Non si tratta né di farmaci né di ormoni e, solitamente, permettono l’approvvigionamento dei nutrienti che non si assumono con la normale alimentazione. Ma qual è il limite tra integratori naturali e doping? Perché sempre più spesso anche gli sportivi amatoriale ricorrono all’aiuto farmacologico di sostanze pericolose?
Dall’integratore alla sostanza dopante
Iniziamo con una chiara e utile premessa del dott. Arcelli del Centro di Scienze motorie Kinetik [www.kinetikscienzemotorie.it]: «Qualcuno fa confusione fra integratori, farmaci e sostanze dopanti. La legislazione italiana distingue nettamente gli integratori alimentari (che sono equiparati agli alimenti) dai farmaci. Va però detto che in alcuni casi la differenza tra integratore e farmaco è data soltanto dal dosaggio. La vitamina C, per esempio, è considerata integratore fino a 180 milligrammi al giorno, mentre, a dosaggi superiori, viene considerata un farmaco da banco. Tra i farmaci, poi, va fatta un’ulteriore distinzione, nel senso che soltanto alcuni sono sostanze dopanti: sono quelli presenti negli appositi elenchi che sono continuamente aggiornati da apposite commissioni mediche».
La situazione relativa alle sostanze dopanti più o meno accessibili è complicata; alcune sostanze vietate agli atleti professionisti si acquistano tranquillamente al supermercato e certi integratori nati in ambiti sportivo-agonistici, oggi sostituiscono il vecchio "ovomaltina"
L’uso degli integratori è ormai molto diffuso; partendo dal presupposto che, nella maggior parte dei casi, le sostanze presenti in essi sono del tutto simili a quelle contenute nei cibi consumati abitualmente dall’uomo, verrebbe da chiedersi se non siano proprio essi una delle principali cause dell’avvicinamento al doping da parte degli sportivi amatoriali, come spiega Kinetik: «Si può dire che, in linea generale, la normale alimentazione, in chi si allena a livello agonistico, può talvolta non essere sufficiente a fornire all’organismo tutto ciò che ha consumato durante l’attività fisica. Sono vari, insomma, i motivi che possono rendere assai comodo e pratico il ricorso agli integratori, anche se di frequente alcuni atleti li assumono senza che ne esista la reale necessità».
Nel fallimento dell’integratore nel singolo individuo può essere intravisto l’avvicinamento a sostanze di tipo farmacologico proibite; i medici, gli allenatori e gli insegnanti di scienze motorie, che conoscono bene le effettive possibilità offerte da alcuni innocui e leciti integratori nei singoli casi di atleti, devono essere i primi a regolare l’assunzione di integratori, senza fare false promesse. Contemporaneamente gli atleti non dovrebbero mai diminuire la fiducia nelle loro possibilità e quindi nei processi di allenamento.
Come ben sottolinea Dronet [www.dronet.org], infine, «ricorrere ad una alimentazione il più possibile varia e bilanciata, costituisce sicuramente il modo più efficace e meno dispendioso per migliorare le prestazioni sportive e la salute in generale; l’utilizzo di integratori con l’idea che si possa migliorare la propria prestazione sportiva attraverso l’assunzione di una sostanza va assolutamente contrastato poiché rappresenta il primo passo per lo sviluppo di un atteggiamento che incoraggia l’uso di sostanze dopanti».
Nel mondo delle pillole
Secondo la ricerca Il doping nello sport amatoriale, curata dal dott. Aldo Rosano per l’Istituto italiano di medicina sociale, negli adolescenti si stima che siano tra il 4 e il 7% coloro che ricercano sostanze specifiche ad aumentare le proprie prestazioni sportive. Si tratta in prevalenza di maschi tra i 16 e i 17 anni, in particolare quelli che praticano il fitness o l’atletica. Tra i frequentatori di palestre il dato sale ancora di più: il 25% dei frequentatori utilizza anabolizzanti.
Ma quali sono le motivazioni che avvicinano al doping gli sportivi amatoriali? «Ciò che induce gli sportivi amatoriali all’uso di steroidi anabolizzanti oltre a motivazioni come migliorare la performance e ridurre i tempi di recupero dopo l’allenamento, è l’aumento della massa muscolare. Questa è la spia più frequente della presenza di una sindrome comportamentale nota come sindrome da dismorfia muscolare, che si presenta sotto forma di una mancata accettazione delle sembianze del proprio corpo per una percezione distorta della propria immagine.» Contribuisce alla diffusione del fenomeno «la scarsa informazione in materia di effetti nocivi indotti dal doping». Secondo un recente sondaggio delle Figc, effettuato tra i quindicenni, il 48,8% degli intervistati ritiene importante l’assunzione di farmaci per un miglior risultato sportivo: è dato per scontato che il fisico umano debba essere aiutato.
Del resto la società di oggi vive, a tutti gli effetti, una sorta di cultura della pillola: «in parte bombardati dai messaggi salutistici dell’industria farmaceutica, in parte perché ogni minima sensazione di disagio, ogni piccolo male che avvertiamo, invece di essere visto come una normale vicissitudine della vita, viene visto nell’ottica medicalizzata, come un sintomo e una minaccia» (da Correre, n. 284). Perdere peso, migliorare le proprie prestazioni fisiche e intellettuali, dormire meglio, ricordarsi le cose, restare vigili... la chimica e la farmacologia suggeriscono continuamente scorciatoie per risolvere i problemi della vita di tutti i giorni.
Sottolinea chiaramente Informazionisuifarmaci.it: «A mantenere vivo il mito che circonda i farmaci contribuisce anche la suggestione. Il solo pensiero di assumere una sostanza capace di migliorare la propria efficienza dà una grande carica psicologica. Ai fini di una buona prestazione atletica non importa che si tratti di una sostanza effettivamente dopante, l’essenziale è convincersi che lo sia. Questo spiega perché c’è chi sostiene di trarre grandi benefici atletici prendendo farmaci sicuramente privi di utilità in ambito sportivo».
Ecco alcune possibili motivazioni che inducono lo sportivo amatoriale a ricorrere al doping:
1. Emulazione di sportivi professionisti
2. Emulazione di sportivi non professionisti (amici o conoscenti) che hanno prestazioni sportive e un aspetto fisico "migliori".
3. Tentare di oltrepassare i propri limiti con la manipolazione esterna.
4. Sperare di rendere l’allenamento meno faticoso.
5. Ritenere il proprio fisico debole e - per contro - infallibile la tecnica.
Creatina: un caso internazionale
Ecco un esempio molto discusso che si posiziona facilmente al limite tra integratore naturale e sostanza proibita. La creatina è una sostanza prodotta dal fegato e dai reni; alcuni cibi (carne e pesce), ne sono ricchi. La creatina rappresenta una riserva di energia di pronto uso per la contrazione muscolare e, secondo alcuni studi, fornisce miglioramenti della prestazione fisica, soprattutto anaerobica. All’opposto si sa che provoca ritenzione idrica, disturbi gastointestinali, ingrassamento. In Italia si compra nei negozi di fitness, nei supermercati e non è considerata doping (ma in molti ricordano le polemiche del 1998); eppure in molte Nazioni è vietata e la stessa FIGC ne proibisce l’utilizzo.
Come spiega chiaramente Informazionisuifarmaci.it «la creatina viene utilizzata in discipline sportive che richiedono una potenza esplosiva, scatti intensi e brevi, ripetuti nel tempo (es. calcio, tennis, basket) pensando che possa aumentare il grado di sopportazione dello sforzo. Gli studi effettuati su atleti impegnati in competizioni vere, e non in test di laboratorio, non hanno, però, dimostrato alcuna capacità di miglioramento delle prestazioni fisiche da parte della creatina. Gli effetti indesiderati che può causare sono ritenzione di urina, crampi muscolari e disturbi gastrointestinali. La creatina non è inclusa fra le sostanze proibite, ma sono stati fissati dei limiti di assunzione (massimo 3 grammi al giorno per brevi periodi di tempo)». D’altro canto le caratteristiche della creatina indicano che «la sua supplementazione negli atleti potrebbe configurarsi come doping in quanto modifica il biochimismo e la bioenergetica muscolare e può, nel contempo, avere effetti anche positivi sulle prestazioni atletiche, soprattutto anaerobiche. In tal caso sia la creatina che la fosfocreatina devono essere inserite in una apposita e nuova Classe di sostanze proibite che potrebbe intitolarsi Sostanze ad azione metabolica muscolare» (Gian Martino Benzi - Emilio Sternieri - Adriana Ceci, da SDS, Rivista di Scuola dello sport - n. 41/42)
Considerando che solo l’inserimento nella lista ufficiale del CIO consente alle Autorità sportive di definire come doping la somministrazione o l’assunzione d sostanze attive, una tale iniziativa presuppone che il Coni presenti per la creatina e la fosfocreatina una documentata istanza alla Commissione Medica del CIO cui compete ogni decisione in merito alla definizione delle liste delle classi di sostanze proibite.
Allenarsi senza doping
Come scrive Giancarlo Pellis (nella rivista Nuova Atletica - Ricerca in Scienze dello Sport - 204/2007) l’allenamento è un’attività motoria organizzata e programmata con lo scopo di indurre un innalzamento armonico-naturale della funzionalità dei sistema endocrino posto alla base della prestazione che si vuole elevare. Al contrario il doping scavalca ed annulla tale organizzazione. La somministrazione esogena di sostanze farmaceutiche, infatti, tende a produrre un aumento artificioso delle componenti poste alla base della specificità della prestazione motoria, sradicando la funzionalità del sistema endocrino, compromettendo la funzionalità e l’equilibrio dell’intero organismo.
Importante diviene una diagnosi precoce che verifichi, da parte del medico, se le problematiche dell’attenzione sono confinate alla scuola e quindi meno preoccupanti, o presenti in più setting, quali il gioco, lo sport e l’ambiente domestico. Il ruolo educativo dell’allenatore e dell’insegnante di scienze motorie è cruciale: il giovane atleta deve essere motivato alla competizione sana, non all’affermazione incondizionata; al sacrificio e all’allenamento, non all’utilizzo sconsiderato di sostanze perfettamente assimilabili nella nostra tavola (la cui inutilità, come si è visto, può far venire voglia di provare altro).
Per una bibliografia ragionata sul doping e le motivazioni che inducono lo sportivo ad assumere sostanze proibite:
http://www.libreriadellosport.it/libri-books/doping/