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Medicina e saluteDisabiliDisabilità e sport: due mondi sempre più vicini «Promuovere e disciplinare lo sport dei disabili e le attività ad esso connesse […]. Perseguire fini […] di divulgazione capillare del messaggio ludico-sportivo […] di organizzazione di manifestazioni giovanili e di avvenimenti in cui lo sport possa assurgere a diretto veicolo di integrazione e socializzazione del disabile […]». Questo estratto fa parte dell’art. 5 dello Statuto della Federazione Italiana Sport Disabili (FISD), l’organismo, affiliato al CONI, che nel nostro Paese ha lo scopo di regolare e promuovere l’attività sportiva dei portatori di handicap, di qualunque genere esso sia. È facile individuare nelle frasi riportate le parole chiave: «divulgazione», «integrazione», «socializzazione»; molto più difficile diventa tradurre questi termini in attività concrete e utili alla vita sociale e quotidiana della persona disabile. In questo la FISD ha dalla sua parte un’esperienza più che decennale. La Federazione infatti nasce ufficialmente nel 1990, in seguito all’unificazione volontaria di tre enti attivi nel settore dell’handicap: 1. la FISHa (Federazione Italiana Sport Handicappati), fondata negli anni sessanta in seno all’INAIL, per la promozione dello sport come terapia e fin dagli anni settanta in rapporto con il CONI, da cui è stata riconosciuta nel 1981, data che ha segnato l’ingresso storico dello sport disabili nell’ambito delle federazioni sportive nazionali; 2. la FICS (Federazione Italiana Ciechi Sportivi), sorta all’interno dell’Ente Nazionale Ciechi; 3. la FSSI (Federazione Silenziosi d’Italia), collegata all’Ente Nazionale Sordomuti. Nel 2000, l’ultima importante svolta: la Federazione si struttura in tre grandi aree (Promozionale, Alto livello e Paraolimpica) da una parte per meglio venire incontro alle esigenze di preparazione agonistica nazionale e internazionale (Campionati italiani, mondiali e Paraolimpiadi), dall’altra per estendere la propria attività promozionale alla ricerca di nuovi atleti, anche in collaborazione con vari tipi di scuole e università. La FISD conta oggi circa 15.000 tesserati e 500 società sportive affiliate, rendendo possibile la pratica sportiva a sette differenti tipologie di handicap: para-tetraplegici, amputati, cerebrolesi, psichici, "les autres", non vedenti ed ipovedenti. Ma come si avvicinano i disabili al mondo sportivo? È una questione molto delicata perché, se da un lato "è un bene" che i nuovi praticanti ogni anno non siano in grande aumento, dall’altro la Federazione avrebbe bisogno di nuove leve, nuovi atleti per un ricambio generazionale ormai necessario. Tutto questo però entra in contrasto con problemi di altro tipo, come il fatto ad esempio che molti disabili non sanno che anche per loro è possibile fare sport, o per la convinzione di molti genitori dell’inutilità o pericolosità di questa pratica per i loro figli. È quindi difficile stilare una casistica dei modi in cui i disabili, soprattutto giovani, entrano in contatto con lo sport. Per alcuni esso rappresenta uno dei più efficaci mezzi per cercare di tornare alla vita quotidiana dopo l’incidente che li ha resi disabili. In molti centri di Recupero Funzionale e Neuromotorio o di Unità Spinale si incoraggia la pratica sportiva, dapprima come terapia, poi, in presenza di passione e talento, l’attività si può trasformare in qualcosa di più. Il centro più famoso in Italia da questo punto di vista è l’Istituto per la Riabilitazione Santa Lucia di Roma, che al suo interno ha fatto crescere una vera e propria società sportiva: pazienti di ieri e di oggi sono diventati campioni di basket in carrozzina, di nuoto e di tiro con l’arco. Al centro di Recupero Funzionale di Torino si sta tentando un esperimento simile, con la campionessa paraolimpica Patrizia Saccà che due volte alla settimana insegna ai giovani ricoverati il tennis da tavolo. Tuttavia la via più semplice per entrare in questo mondo è il contatto diretto con le società sportive FISD, che da anni operano a livello territoriale. Ciò può avvenire o grazie alla mediazione dei Comitati Regionali e Provinciali della Federazione, o in occasione di eventi pubblici particolari che coinvolgono lo sport disabili. È il caso, ad esempio, di manifestazioni come "Ability", il Salone annuale allestito per atleti che vengono da tutta Italia per esibirsi e persino raccontare la propria storia. Infine, negli ultimi anni sta emergendo una realtà sempre più interessante: lo sport disabili nelle scuole statali. Certo è una strada in salita, ma già da molto tempo sono emersi risultati degni di nota come a Torino e in provincia. Il volo libero La grandezza dell’uomo è nella sua decisione di essere più forte della sua condizione. Albert Camus Oggi vedere persone disabili praticare uno sport non è una novità o un fatto straordinario: scalano monti, sciano, si immergono e praticano molti altri sport. Esistono numerose difficoltà create da un mondo che non rispetta le esigenze di tutti, ma non ci si deve rassegnare o sentirsi limitati, bisogna superare lo stato psicologico della disabilita per intraprendere un’attività sportiva. È così che sport che sembravano impraticabili da persone disabili sono diventati una realtà, come il «volo libero». Volare in parapendio e deltaplano è visto, da alcuni come uno sport per persone definite spericolate o «fuori dalla norma», figuriamoci poi se praticato da persone che la maggioranza della società considera nell’impossibilità di praticare qualsiasi sport. Si possono fare numerosi esempi di queste realtà impegnate nell’organizzazione di corsi per piloti disabili e di attività di volo: in Svizzera dal 1993 esiste l’associazione «Vol Libre Pour Tous» (associazione riconosciuta dalla FAI, FSVL, OFAC e dall’Aéro-Club de Suisse) che si occupa, in collaborazione con la scuola di volo di Villars-sur-Ollon, dell’organizzazione di corsi di formazione per piloti disabili. Per quanto riguarda le federazioni c’è da evidenziare le iniziative della FFVL (Federazione Francese Volo Libero) e della BHPA (Associazione Inglese Deltaplano e Parapendio) che hanno sostenuto due realtà organizzative molto importanti. La FFVL ha istituito al suo interno una commissione disabili che si occupa di tutte le iniziative rivolte a questi soggetti, facendosi carico dell’organizzazione di corsi e giornate dimostrative. Mentre la BHPA ha promosso la fondazione di "Flyability", un’associazione strettamente collegata alla federazione, che forma piloti ed istruttori e ha censito alcune scuole distribuite sul territorio nazionale in grado di garantire servizi e accessibilità ai piloti disabili. Inoltre in Francia, Argentina e Germania operano alcuni club e scuole di volo che organizzano corsi di pilotaggio e giornate dimostrative con mezzi biposto. In Italia, ancora, non esiste nessuna realtà organizzativa; le uniche realtà rivolte in questo senso sono da attribuirsi a singole iniziative, come il corso di parapendio per paraplegici organizzato dalla Scuola di Volo «Prodelta» di Castelluccio di Norcia (Perugia). Non tarderà il giorno in cui le persone disabili italiane potranno appoggiarsi a un’organizzazione che prendendo esempio da quanto è stato realizzato all’estero, permetta loro di coronare il sogno per volare liberi, senza limitazioni imposte dal proprio stato fisico. Troppo spesso lo sport per disabili è confuso con una sorta di terapia riabilitativa, ed è ora di cambiare ottica. Non si può pensare al volo libero come forma di riabilitazione fisica ma piuttosto psicosociale, per il bisogno di mettersi in gioco nonostante i limiti imposti dalle diverse patologie. Il volo libero più di ogni altra attività sportiva regala stati emozionali molto intensi che segnano in maniera positiva e indelebilmente chi lo pratica. Grazie alle sue caratteristiche il volo libero ha addirittura la capacità di cambiare le persone, perché l’esperienza del volo è utilissima per la motivazione, per costruire o ricostruire attivamente la propria esistenza. Come abbiamo visto queste esperienze sono realtà concrete all’estero, grazie all’impegno di singoli e di associazioni che hanno voluto rendere accessibili alle persone disabili due sport affascinanti come il parapendio ed il deltaplano. Basta citare qualche esempio per ricordare alcuni risultati sportivi ottenuti da persone disabili: nel 1989 al Campionato Nazionale Francese di Deltaplano, Jeff Fauchier si piazzò quattordicesimo assoluto pur non potendo utilizzare le sue gambe nei decolli e negli atterraggi perché paraplegico, mentre in Turchia ai «World Air Games» un pilota disabile gareggiava con la nazionale Taiwanese di deltaplano; non dimentichiamoci poi della partecipazione di alcuni piloti svizzeri alla edizione 1998 di «Vertigo» a Villeneuve (Svizzera). |
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