È successo
2012


19 dicembre 2012. Tagli allo sport, il parere di Capdi. Riportiamo di seguito il comunicato scritto dal Presidente della Cadpi & LSM Flavio Cucco lo scorso 15 dicembre inerente ai tagli sull'attività sportiva scolastica.
Carissimi colleghi,
Come già anticipato nei giorni scorsi (vedi comunicato capdi del 12 dic) si è conclusa l’intesa sulla progressione economica per l’anzianità riconoscendo gli scatti al personale per il 2011 e 2012. Questo anche pescando dalle risorse del MOF per circa complessivamente il 25%. L’ipotesi di accordo è stata firmata dai sindacati scuola tranne la FLcgil. (in allegato le due posizioni).
Per le attività complementari di Educazione fisica (art 87 CCNL 29/11/2007) il taglio è di 11,65 milioni di euro per il 2012 (leggesi a.s. 2012/2013) e di 15,50 milioni di euro per il 2013 (leggesi a.s.2013/2014) sulle risorse annualmente destinate (art 2 punto 2) Considerando che le risorse destinate erano nel 2011(leggesi a.s. 2011/2012) 60.648.000 euro - dei quali 648.000 per il compenso ai coordinatori degli Uffici di EFS – togliendo gli 11,65 milioni di euro, i finanziamenti per l’a.s. 2012/2013 sono pari a 48,998 milioni di euro (circa il 18% in meno). Per l’a.s. 2013/2014 saranno pari a 45,148 milioni di euro (60.648.000 – 15.500.000 – circa il 25% in meno).
Ora il Miur dovrebbe convocare i sindacati per la definizione delle modalità di ripartizione di tali risorse (oltre a quelle delle funzioni strumentali, incarichi specifici ATA, ore eccedenti sostituzione colleghi assenti…) che per le attività complementari di EF prevedeva il finanziamento alle scuole in base al totale delle classi in organico di diritto (in modo da consentire la programmazione di queste attività anche nel caso di scuole con solo docenti in organico di fatto).
Se si manterranno gli stessi criteri per il finanziamento dei progetti di avviamento alla pratica sportiva, alle scuole (che ne fanno richiesta) dovrebbe essere accreditato l’importo dell’anno scorso decurtato di circa il 18%. In considerazione del taglio effettuato chiediamo “ancora una volta” al Miur e ai sindacati che le risorse che non vengono richieste dalle scuole (e che l’anno scorso - circa 10 milioni - sono andate a coprire parte del fondo supplenze) vadano recuperate e utilizzate per le stesse finalità finanziando i progetti di attività sportiva scolastica più complessi non completamente finanziati nella ripartizione del fondo.
Come prevedeva l’accordo Miur-OOSS del 18 maggio 2010 art 4 “ Eventuali economie verranno reimpiegate nel medesimo anno scolastico, per le stesse finalità, finanziando i progetti non rientranti nella prima ripartizione finanziaria” Gli allegati sono scaricabili dal sito www.capdi.it.

5 dicembre 2012. Schwazer, i motivi dell'errore. Un atleta che si dopa commette un duplice errore: fa del male a se stesso e allo sport cui prende parte, annullandone i principi su cui si basa, che sono quelli della lealtà. A distanza di alcuni mesi dalla squalifica che ha interrotto la sua carriera, Alex Schwazer rilascia le sue prime interviste e spiega i motivi che lo hanno portato a commettere l'errore più grande della sua vita.
L'ex oro olimpico oggi studia economia a Innsbruck, conduce una vita tutto sommato normale. Ne parla in un'intervista trasmessa su RaiUno e sulla rivista Vanity Fair. Il marciatore è uscito allo scoperto dopo le innumerevoli voci relative ad un possibile imbroglio anche in occasione dei Giochi di Pechino del 2008, in cui vince la medaglia d'oro. Per prima cosa, subito dopo la vittoria, in molti gettarono i primi dubbi. Schwazer spiega quei momenti: «Ho subito chiesto che fossero rese pubbliche le mie analisi di allora, ma nessuno l’ha ancora fatto. All’epoca avevo valori da quasi anemico, incompatibili con l’uso di Epo. Nessuno può togliermi la medaglia che ho vinto a Pechino, con onestà e anni di sacrifici».
I primi problemi arrivarono infatti proprio dopo la vittoria di quella medaglia tanto sudata. «Era difficile non partire alla pari con gli altri, anche se in passato lo avevo fatto e avevo vinto, ma dentro di me non ero più sereno, vivevo tutto in maniera negativa. Ho sbagliato. Forse mi sarei dovuto fermare per un anno, occuparmi di altre cose e probabilmente sarei rientrato e avrei vinto come a Pechino. La tristezza e la rabbia mi hanno spinto a fare un terribile errore».
L'errore, il doping: non può essere chiamato in nessun altro modo. La pressione può portare a volersi dopare? «La pressione più pericolosa è quella che ti crei da solo, e io sono un maestro nel rovinarmi la vita. Fin da bambino sognavo di andare all’Olimpiade, ci sono arrivato, ho addirittura vinto l’oro, eppure mai una volta sono riuscito a fermarmi a godere quel risultato. Sempre a pormi nuovi obiettivi. Noi sportivi siamo estremi, e lo sa bene La mia fidanzata [Carolina Kostner]: viviamo di pressione e disciplina, e se non stiamo bene psicologicamente rischiamo sempre di cadere».
«Quando uno decide di doparsi o si confida con qualcuno, oppure sceglie il segreto e non lo dice a nessuno. Come ho fatto io». Schwazer, continua a ribadire di aver agito in perfetta autonomia. Scaccia l'ombra del dottor Ferrari, messo al bando dal Coni fin dal 2002: lo ha incontrato nel 2010, ma solo per farsi preparare delle tabelle di allenamento. Per non restare indietro, l'azzurro ha cancellato il futuro della sua promettente carriera; la speranza è che Schwazer possa essere per sempre un esempio di ciò che lo sport non deve diventare: pressione, stress, negatività. E che prima di agire in maniera avventata... è sempre meglio parlare con qualcuno, che sia un amico, un collega, il proprio medico o allenatore.

19 novembre 2012. Sport e scuola nel dibattito politico.
Con più o meno regolare frequenza il tema legato allo sport che (non) si pratica a scuola torna in primo piano nelle promesse dei politici. La scorsa domenica è stato il segretario del PD Pier Luigi Bersani a ricordarci che lo sport meriterebbe più spazio nella nostra scuola. Ma cambierà qualcosa?
«Dal dopoguerra in poi si è scelto di separare la scuola dallo sport; invece bisogna tornare a quel punto, attrezzarsi perché a scuola di possa fare pratica sportiva». Questo l'intervento di Bersani nel corso di Stadio Sprint su Rai Due. La domanda gli è stata posta durante un faccia a faccia sui temi dello sport, svolto nel corso Sport Stadio Sprint, su Rai Due, rivoltogli assieme a Matteo Renzi. Il dibattito proseguirà a Novanta minuti lunedì, nel corso del talk show al quale parteciperà, tra gli altri, il Presidente del Coni Gianni Petrucci.
Nel frattempo Renzi e Bersani si sono divisi anche sul tema della candidatura di Roma ad ospitare le Olimpiadi del 2020: il primo avrebbe voluto che Monti fosse stato meno inflessibile, mentre il secondo ha condiviso la decisione del Governo, così come gli altri tre candidati. Intanto l'on. Anna Paola Concia, che è anche responsabile nazionale area sport del Pd, ha presentato un documento, a favore di Bersani, che prevede la nascita di un comitato il cui obiettivo sarà quello di «costruire una rete di rapporti e soggetti impegnati nel mondo sportivo; dai dirigenti ai tecnici, agli atleti, agli operatori della scuola, ai rappresentanti degli enti locali, che hanno la volontà e la necessità di sentirsi coinvolti in un progetto di riforma complessivo del mondo dello sport, per far sì che le Politiche Sportive siano parte integrante ed importante del futuro programma del nostro Partito e, auspichiamo, di un futuro governo di centrosinistra».
La speranza è che alle parole i politici sappiano far seguire i fatti. Perché i voti degli appassionati di sport fanno sempre gola, ma in realtà le parole difficilmente divengono fatti e anzi, quando arriva il momento di tagliare, lo sport a scuola è uno dei primi settori a subire l'attacco delle sforbiciate!

5 novembre 2012. La pratica di darsi un obiettivo. A cura del dott. Matteo Simone. È importante avere delle priorità negli obiettivi, nello sport professionistico, come in quello che si pratica a scuola. È importante, dunque, fare un programma mentale dei nostri prossimi obiettivi, cercando di capire cosa si voglia raggiungere in ordine prioritario e temporale e come.
Non solo: è importante capire cosa si è disposti a fare, a cosa sarà necessario rinunciare, cosa dovremo sacrificare per raggiungere i nostri obiettivi. Come scrive Nathaniel ne L’arte di vivere consapevolmente, «la pratica di darsi un obiettivo consiste nell'identificare i nostri obiettivi a breve e lungo termine e le azioni necessarie per raggiungerli (cioè nel formulare un piano d'azione); organizzare il nostro comportamento in funzione di tali obiettivi; controllare l'azione per essere certi di non uscire dai binari; prestare attenzione al risultato di tali azioni, per riconoscere se e quando è necessario ritornare alla fase di progettazione».
È necessario innanzitutto formulare obiettivi a breve, medio e lungo termine: obiettivo a breve termine scadenza uno o due mesi, obiettivo a medio termine sei mesi, quello a lungo termine un anno. Obiettivi specifici e prossimi sono più efficaci nel dirigere l’azione, obiettivi specifici dirigono meglio di obiettivi generali, obiettivi difficili sono meglio di obiettivi modesti, obiettivi troppo facili e poco incentivanti inducono demotivazione, obiettivi a medio termine favoriscono il raggiungimento di obiettivi a lungo termine.
Fatti un film del tuo prossimo futuro: come sarà la tua vita in preparazione della tua meta? Quali sono le tue risorse? Quali tue caratteristiche devi o puoi potenziare, migliorare? Visualizza i tuoi gesti, le tue difficoltà, i momenti importanti, critici, e prova a vedere com'è, che effetto ti fa, puoi sentirti soddisfatto? Puoi riparare qualcosa? Puoi correggere il tiro? Prova a visualizzare di cambiare qualcosa, di correre un piccolo rischio nel fare qualcosa di diverso, vedi che effetto ti fa, quali sono le tue sensazioni e poi prova nella realtà. Siamo tutti in grado di perseguire i nostri sogni e raggiungere obiettivi significativi.
Gli obiettivi devono essere:
- significativi, stimolanti, chiari;
- difficili ma non inarrivabili;
- mirati al miglioramento graduale della prestazione più che al risultato.
- Obiettivi ben definiti e stimolanti accrescono e mantengono la motivazione.
- Fissare obiettivi limitati, raggiungibili e progressivamente più ambiziosi è uno dei modi migliori per aumentare l’autoefficacia dell’atleta. «Quando ti dai obiettivi troppo elevati e non sei in grado di raggiungerli, il tuo entusiasmo si trasforma in amarezza. Cerca una meta più ragionevole e poi gradualmente sorpassala. È il solo modo per arrivare in vetta». (Emil Zatopek)
Definizione dell’obiettivo: formulazione in termini positivi, descritto in termini multisensoriali, avere forte carica motivazionale, essere verificabile, tenuto sotto il proprio controllo, rispettare l’ecologia.
Descrizione in termini multisensoriali: quanto più i tuoi sensi sono coinvolti nella descrizione precisa dell’obiettivo tanto più ti sentirai motivato, e più facile sarà attingere alle tue risorse interne per perseguire le mete desiderate. Carica motivazionale dell’obiettivo: Cosa c’è di così importante per me nel raggiungimento di questo obiettivo?
Prima che un progetto acquisti contorni determinati si muove dentro di noi come possibilità, come un sogno da realizzare, come un desiderio, una spinta. …l’obiettivo permette un orientamento dell’azione l’azione stessa si determina come intenzione (un dirigersi verso), decisione (ciò che si vuole) e realizzazione (obiettivo già raggiunto). Solo con una chiara e dettagliata idea di quelli che sono i tuoi propri obiettivi la mente riesce ad organizzare comportamenti in funzione del raggiungimento dell’obiettivo stesso.
Le nostre credenze riguardanti un certo risultato futuro contribuiscono a concretizzare proprio quel risultato che avevamo presagito. Ricorda un evento, episodio, prestazione, dove sei riuscito, quali erano le sensazioni? Cosa ha contribuito alla tua riuscita? Quali tue caratteristiche sono state determinanti? Chi ha contribuito al tuo successo? Programmare un allenamento per obiettivi può essere fondamentale per coinvolgere i nostri studenti e riuscire a migliorare le loro prestazioni (e la loro voglia di migliorarsi). Può far bene a loro... e anche a noi!

22 ottobre 2012. Finanziamenti EF, la protesta parte da Roma.
Lo scorso 18 ottobre più di 300 insegnanti di EF hanno presenziato a Roma presso l’Itis Armellini, all’assemblea convocata dalla Gilda, contro il mancato finanziamento e avvio dell’attività sportiva scolastica da parte del Miur. Il dibattito che ne è scaturito ha portato molti spunti interessanti.
All’inizio il coordinatore nazionale della Gilda Rino Di Meglio è intervenuto sulla questione e più in generale sulla legge di stabilità (ex finanziaria) rispetto la proposta dell’aumento delle 6 ore di servizio e sulle iniziative sindacali unitarie contro tale ipotesi. Quindi il coordinatore regionale FGU Lazio e collega di EF Aldo Guida e il presidente della Capdi Flavio Cucco hanno spiegato la situazione rispetto il mancato avvio dell’attività sportiva e le iniziative di informazione e sollecito verso il Miur e i sindacati e le prime iniziative di protesta.
Negli interventi dei docenti è emersa tanta rabbia e sconforto per il comportamento del Ministero, che a più di un mese dall’inizio dell’anno scolastico ancora non ha emanato le indicazioni alle scuole; a gran voce il gruppo di insegnanti ha chiesto di convocare al più presto i sindacati di categoria per la definizione e la stipula dell’intesa ai fini della ripartizione delle risorse dell’art 87 del CCNL (ricordiamo che per il 2011/2012 sono state di poco più di 60 milioni di euro).
Al termine delle discussioni l’assemblea ha approvato il documento (allegato) da inviare al Miur, ai sindacati e per conoscenza al Coni. Tenendo conto che il mancato finanziamento comporta il blocco dell’attività sportiva nei singoli istituti e quindi anche della preparazione degli studenti alle varie fasi dei GSS, nel documento si chiede la mobilitazione della categoria con la sospensione di tutte le attività professionali non obbligatorie compresa la partecipazione alle fasi territoriali e nazionali dei GSS, nonché di tutte le altre manifestazioni sportive collaterali, ad iniziare dalla finale nazionale programmata dal Miur a Roma per il fine novembre 2012.
Il documento può essere scaricato a questo indirizzo del sito Capdi. È importante a questo punto far conoscere la situazione all’interno della propria scuola al collegio, al Consiglio di Istituto, agli studenti e loro famiglie all’ente locale; ricordare a tutti che senza il finanziamento dell’attività sportiva scolastica si bloccano tutte le attività. E senza sport, i nostri ragazzi sono più tristi!

15 ottobre 2012. Baumgartner, tuffo dei record. I limiti esistono per essere infranti, anzi... polverizzati. Dev'essere questa la filosofia dell'austriaco volante, il paracadutista Felix Baumgartner, che ha effettuato un lancio da 39.000 metri di altezza, in piena stratosfera infrangendo il muro del suono. 
10 minuti di volo vissuti con il fiato sospeso da milioni di persone del Mondo, collegate via internet o tramite la diretta tv. «È il primo uomo a superare la barriera del suono senza alcun velivolo toccando i 1.137 km/h dopo essersi lanciato da 39.043 metri», aveva riferito la portavoce, Sarah Anderson. La barriera del suono, Mach 1, è normalmente di 1.234 km/h ma si riduce con l’aumentare dell’altezza. A sera arriva la conferma: Baumgartner ha infranto il muro del suono raggiungendo Mach 1,24. Oltre al record di essere il primo umano non a bordo di velivolo ad aver superato la velocità del suono in caduta, Felix è il primo ad essersi lanciato da un'altezza del genere (il precedente era dell'americano Joe Kittinger, 1960, da 31.333 metri, ed il primo ad aver superato la quota di volo umano su pallone (il precedente era di 34.668 m).
L'impresa era stata rinviata di una settimana a causa delle avverse condizioni metrologiche. La conferma che Baumgartner avrebbe tentato il tuffo si è avuta meno di un’ora prima dell’inizio dell’ascensione, avvenuta con un gigantesco pallone aerostatico. Felix ha raggiunto l'altezza record in 2 ore e 21 minuti. Raggiunta la fatidica quota si è lanciato: a certe altezza l'aria oppone una resistenza minima e l'accelerazione ha subito toccato cifre impressionanti. in pochi secondi Baumgartner ha raggiunto una velocità di oltre 1.100 chilometri l’ora, anche se il dato deve essere confermato. Particolarmente critico il momento in cui il paracadutista ha perso l'assetto iniziando a roteare su se stesso o quando ha lamentato problemi di appannaggio del casco (mentre la sua tuta non riusciva a scaldarsi e la temperatura era -68 gradi. 
L'evento è stato dunque eccezionale; gli scienziati e gli ingegneri aerospaziali, l’Air Force e la Nasa, che l’hanno assistito sono in possesso di una quantità enorme di dati relativi alle reazioni dell'organismo umano nei confronti di un "salto" così incredibile, effettuato da un’altezza fino a quattro volte superiore a quelle in cui volano gli aerei commerciali. Art Thompson, direttore tecnico della missione, ha chiaramente ammesso che questo test permetterà di sviluppare tecnologie «di cui l’umanità beneficerà per decenni a venire». 
«A volte bisogna andare veramente in alto per vedere come siamo piccoli», ha detto Baumgartner ai giornalisti poco dopo l'atterraggio. «Quando sei lì in piedi in cima al mondo, diventi così umile che non pensi più a battere i record, non pensi ad ottenere dati scientifici. L'unica cosa che vuoi è di tornare vivo», ha aggiunto nel corso della conferenza stampa a Roswell, nel New Mexico. Insomma un'impresa storia, eccezionale e fantastica che dimostra che i limiti umani, spesso, possono essere brillantemente superati.

1 ottobre 2012. Sport a scuola, servono più fondi.
Scuola e sport si sono intrecciati lo scorso 26 settembre quando il Presidente Napolitano ha dato il via al nuovo anno scolastico circondato dagli atleti medagliati a Pechino. E il futuro dello sport scolastico sembra tutt'altro che roseo.
Sorrisi, esibizioni di personaggi famosi, abbracci e congratulazioni non hanno saputo nascondere uno dei principali problemi della nostra scuola di oggi, ossia quello di non essere capace di riservare abbastanza spazio, attenzione, interesse nei confronti dello sport e dell'attività fisica, che pure negli anni della scuola è così fondamentale. Quali risorse, si è chiesto Valentino Gallo, uno dei pallanotisti d'argento, sono disponibili per i giovani atleti che cercano di far convivere studi e sport? Capdi teme che i 60 milioni investiti un anno fa per i Giochi Sportivi Studenteschi quest'anno possano essere riservati "ad altre partite".
E tutti voi saprete che proprio la mancanza di fondi ha permesso lo svolgimento delle finali dei GSS solo agli studenti delle scuole secondarie di I grado.
Un altro problema riguarda proprio i coordinatori di Educazione fisica: i coordinatori di base, quelli cioè che non possono ambire a entrare nei settori tecnici federali, sono soli. I loro collaboratori sono quasi tutti tornati a insegnare.
Sapete che su 11.542 cattedre messe in palio dal nuovo concorso per aspiranti insegnanti solo 73 sono di Educazione fisica? Va bene gli esuberi, la riduzione delle classi... ma queste cifre sono vicine al paradossale. Rappresentano lo spazio che viene dato allo sport nella nostra scuola? Le attività extracurricolari dedicate allo sport in ambito scolastico sono fondamentali per la crescita psico-fisica dei nostri studenti: rinunciarvi o sperare che "altri" se ne occupino grazie alla buona volontà è inconcepibile.

10 settembre 2012. Vincente... ma pesante. Vincente ma non abbastanza "in linea" per poter continuare a partecipare ai tornei di tennis che stava vincendo. Taylor Townsend, 16 anni, è la tennista numero 1 delle classifiche mondiali under 18, la campionessa junior degli Australian Open in carica. Eppure...
Secondo la federazione americana di tennis Taylor non può più giocare. Alta un metro e sessantotto per un’ottantina di chili (post dieta), ricorda - non solo nel colore della pelle - le sorelle Williams. Ma la taglia di Taylor si scontra con i canoni imposti più o meno direttamente dalla visione dello sport e del benessere fisico dell'era Obama e Michelle. L'ultima campagna lanciata dalla first lady, infatti, si chiama Let's move e prevede una serie di misure atte a contrastare l'obesità giovanile.
Cosa fare, dunque, se una delle più forti atlete adolescenti del Paese (e del mondo) si presenta in campo con qualche evidente chilo di troppo? Così dopo un primo turno perso a Vancouver quest’estate a Taylor sono stati tagliati i fondi. Niente wild card per il tabellone principale degli Us, ossia niente spese pagate, niente fondi di sostentamento. La giovane tennista, non si è arresa: ha partecipato a sue spese agli Open, vincendo in doppio e arrivando ai quarti in singolare, e insieme alla madre ha concesso una intervista alla Abc in cui ha attaccato la decisione dei tecnici federali. «Non ho neanche capito bene perché non mi volevano qui, io sto facendo di tutto per diventare una professionista».
Molte le reazioni proveniente dalle colleghe più anziane della Townsend: Martina Navratilova e Lindsay Davenport, due ex numero 1 che in passato hanno avuto più di un problema di peso, le si sono schierate immediatamente al fianco. Anche Mats Wilander ha ammesso che «per giocare devi essere in forma, ma non necessariamente sembrare una modella». Serena Williams è poi intervenuta sostenendo la tesi secondo cui dietro l’esclusione si potrebbe celare una discriminazione razziale, oltre che estetica. «Taylor è una ragazza dolcissima e lavora duro – ha dichiarato dopo la vittoria a New York – non consentirle di giocare sarebbe una tragedia. Una ragazza, specialmente una ragazza nera e specialmente negli Stati Uniti, non dovrebbe trovarsi ad affrontare problemi del genere. Nello sport ci sono donne di tutti i colori, forme e dimensioni. Il tennis ne è l’esempio migliore».
«Noi vogliamo che Taylor possa competere e vincere a New York e nei più grandi tornei del mondo, quando sarà il momento – ha replicato Patrick McEnroe, il fratello di SuperMac che dirige il settore giovanile della USTA – ma non in queste condizioni. Le nostre preoccupazioni a lungo termine riguardano la sua salute e la sua crescita come giocatrice, non i risultati immediati». McEnroe ha poi proseguito: «Abbiamo un obiettivo in mente: farla giocare nell’Arthur Ashe Stadium e nel tabellone principale per competere per i titoli più importanti, ma solo quando sarà il momento, non certo oggi».
Sicuramente, dunque, la Townsend avrà modo di essere seguita e di rimettersi in forma. La speranza è che certi veti non portino a far perdere la voglia di vivere lo sport in soggetti dotati di minor forza d'animo.


3 settembre 2012. Allenamento: aerobico od alta intensità?.
15 minuti: ecco il tempo da dedicare allo sport che basterebbe secondo la filosofia alla base dell'high-intensity training. Nato in USA e affinata in Inghilterra, questo nuovo modo di concepire lo sport rivoluzionerà le nostre abitudini o continueremo a correre per ore e ore...?
Diminuire il tempo, aumentando l'intensità: la regola è semplice e banale e, secondo gli esperti permette di risparmiare 45 minuti di attività fisica ottenendo gli stessi risultati. L'allenamento è stato adottato anche da David Cameron, il primo ministro britannico: il suo personal trainer, il famoso Matt Roberts, lo fa correre 3 volte a settimana per 18 minuti ad un ritmo elevatissimo. In America Hank Greenberg, ex-amministratore delegato del gigante delle assicurazioni Aig, ha 87 anno ma grazie a soli 15 minuti di allenamento al giorno ad alta intensità sembra un culturista.
In America sono nate le prime palestre dedicate a questo nuovo modo di fare sport, come la catena Serious Strenght di New York (che sta per aprire una filiale a Londra): «Ci rivolgiamo a manager e dirigenti che non hanno tempo da perdere e vogliono allenarsi seriamente», dice il fondatore Fred Han. «Nelle nostre palestre non c'è la musica, non ci sono specchi e non c'è il bar con il succo di carota naturale». Si preferiscono, piuttosto, macchine potentissime in grado di far svolgere in pochi minuti lavori che bruciano calorie e fanno ingrossare i muscoli risparmiando ore di tempo.
Alcune pubblicazioni recenti sostengono la scientificità alla base del metodo dell'high-intensity: in Body by science il medico americano Doug McGuff afferma che, al ritmo giusto, anche una sola, breve sessione di training alla settimana è sufficiente a eliminare ogni tipo di disturbo. Altri contestano che tale tipologia di allenamento non va bene per i soggetti di tutte le età, e che anzi, in alcuni casi, rischia di far peggio, stressando con la conta dei minuti il soggetto che fa sport.
È in corso insomma uan vera e propria rivoluzione del modo di pensare il classico allenamento; l'allenatore canadese Charles Poliquin attacca l'attività aerobica: «L’attività aerobica prolungata, sia ad alto livello sia dilettantistica, porta ad uno stato di infiammazione cronica e ad elevati livelli di cortisolo. L’infiammazione cronica è dannosa perché comporta un invecchiamento prematuro dei tessuti ed è stata correlata a problemi cardiaci, diabete e cancro. Per i dilettanti che praticano dai 20 ai 45 minuti di attività aerobica pochi giorni alla settimana, questa porta ad elevati livelli di cortisolo, livelli più bassi di ormoni androgeni, aumento dell’infiammazione ed inoltre non dà un grande aiuto nel perdere peso». E sono sempre di più gli studi scientifici che dimostrano che il dimagrimento si ottiene solo con la dieta e il miglioramento fisico solo con l'allenamento ad alta intensità.
Ognuno scelga il proprio modo di fare sport, ricordando che l'allenamento ad alta intensità, per le sue meccaniche complesse che prevedono di fare dei movimenti studiati e tutti concentrati insieme proprio per riuscire a portare il livello di intensità, quindi il battito cardiaco, oltre il 90%, necessitano della presenza costante di un allenatore. Con questi livelli di fatica, un allenamento di 12-15 minuti diventa davvero molto impegnativo.

27 agosto 2012. Coni, tra bilanci e prospettive.
Il bilancio di 28 medaglie e l'8° posto nel medagliere ha lasciato soddisfatti tifosi e responsabili sportivi. Quindici discipline a medaglia contro le tredici del 2008, l'età media dei medagliati scesa da 29,84 a 28,66, 31 esordienti sul podio (contro i 14 di Pechino). E nel futuro dello sport italiano cosa c'è?
Di sicuro non ci sarà Gianni Petrucci, attuale presidente del Coni: dopo 13 anni e quattro mandati consecutivi al vertice dello sport italiano il presidente sta per abbandonare il vertice italiano dello sport (tornerà al basket), lasciando alle sue spalle una lotta serrata per la successione. I candidati, in realtà, non promettono il rinnovamento che da più parti ci si aspetterebbe: in corsa, infatti, ci sono Raffaele Pagnozzi, Giovanni Malagò e l'outsider Luca Pancalli, rispettivamente il braccio destro di Petrucci, il presidente del Circolo Canottieri Aniene e il vice presidente del Coni e capo del Comitato Paralimpico.
Certamente Raffaele Pagnozzi è il favorito: al Coni da ben 19 anni, rappresenta il mantenimento dello status quo e ha l'appoggio di Petrucci e della maggior parte delle federazioni. Malagò è più giovane, 53 anni, ma anche in questo caso sarebbe sbagliato parlare di rivoluzione al pari di Pancalli, che dovrebbe però accontentarsi di diventare segretario generale con Pagnozzi presidente. Il nuovo vertice del Coni - attualmente una struttura che gestisce 95000 società sportive, 11 milioni di tesserati e un bilancio di 464 milioni di euro, sarà eletto dai 45 presidenti delle federazioni oltre ai rappresentanti degli atleti e dei tecnici.
Nella conferenza post-Londra Pagnozzi ha anticipato che nel mese di settembre è previsto un primo summit a Roma per gettare le basi in vista di Rjo 2016. «Un congresso che riunirà tecnici federali, staff medici e esperti scientifici del settore». Il dramma di Alex Schwazer è senz'altro l'unica ombra di una spedizione olimpica densa di soddisfazioni che servirà in vista dei prossimi Giochi. Anche laddove le medaglie non sono arrivate: dal nuoto, per esempio, ma anche dai tanti quarti posti: Cagnotto, Ferrari, Zandonà-Zucchetti, Carboncini-Monati, Quintavalle, Baldini, Idem (quinta). A beffare gli atleti azzurri spesso e volentieri sono state le giurie: le Olimpiadi sanno essere spietate. Ed è per questo che occorre iniziare subito a preparare i nostri atleti.

18 luglio 2012. Londra, guerra al doping.
Lo spettro del doping aleggia sulle Olimpiadi di Londra. Ad Harlow, distretto di Essex, 180 tecnici lavorano giorno e notte nel laboratorio antidoping della Glaxo (distaccamento olimpico del Drug Control Center, con sede al King's College), guidati dal professor David Cowan e Francesco Botrè (proveniente da Roma).
I tecnici, che lavorano, 24 ore su 24, divisi in tre turni da 8 ore di 60 persone (17 sono italiani) sono stati assoldati dal Cio di Jacques Rogge per garantire una rete antidoping stretta e affidabile come non mai. I test che sono in corso di svolgimento sono circa 5000 (il 10-15% in più che a Pechino), 400 al giorno. Si analizzano oltre 240 prodotti dopanti, per prevenire quelli utilizzati prima dei Giochi (il 40%) e per scoprire quelli che salteranno fuori a Giochi conclusi. In questi ultimi casi saranno decisivi i nuovi metodi di analisi dei campioni conservati per 8 anni mediante l'uso di sistemi ancora non usati a Pechino.
La caccia al doping è una vera e propria gara olimpica, che non conosce soste. Il progresso, purtroppo, coinvolge anche la pratica dell'uso di sostanze stupefacenti e in ogni parte del mondo dottori senza scrupoli testano e sperimentano sostanze proibite e i relativi metodi per non farle scovare. Gli scienziati dell'antidoping come Cowan e Botré, dal canto loro, non possono evitare i percorsi obbligati dei congressi, delle pubblicazioni scientifiche, le validazioni Wada. In più c'è la consapevolezza che spesso l'accusa di doping porta alla distruzione di una carriera, se non di una persona: il rischio di sbagliare deve essere minimo.
Alle basi la lotta al doping passa sempre dall'analisi delle urine e, come controllo supplementare, da quelle del sangue, in grado di scovare l'uso di anabolizzanti, nandrolone, Epo, Cera. Gli scienziati chiedono a gran voce che anche il Viagra (usato da ciclisti, calciatori e non solo) venga inserito dalla Wda nella lista delle sostanze vietate.
Infine un altro spettro, davvero pauroso. Quello del doping genetico. Tutti ricordano il fondista finlandese Eero Maentyranta, al quale fu stata riscontrata una mutazione nel gene EPOR, che gli consentiva di produrre più globuli rossi del normale, aumentando la sua capacità di trasportare ossigeno del 25-50%, grazie al quale probabilmente riuscì a vincere negli anni '60 ben sette medaglie olimpiche. «C'è una corsa agli armamenti per migliorare le prestazioni nello sport», commenta Thomas Murray, ex presidente dell'Hastings Center, fondazione bioetica di New York. «Probabilmente potrei fare quattro miglia in salita molto meglio con l'EPOR e ancora meglio con un motore sulla bici; ma non si tratterebbe di sport». Le Olimpiadi di Londra devono dunque convivere con la paura del doping genetico? Secondo Botré «inteso come alterazione del patrimonio genetico dell'atleta, direi di no. Avremmo scoperto la cura di molte malattie, sennò. Come mezzo per trasportare sostanze nell'organismo, lo becchiamo. Se non direttamente, grazie al passaporto biologico». Anche per questo molte positività arriveranno a Giochi chiusi. Sognando una Olimpiade senza doping, che ad oggi purtroppo sembra ancora impossibile.

9 luglio 2012. Olimpiadi, la carica dei 292. La lista è chiusa: 292 azzurri si preparano a vivere i 30 giorni più intensi della loro carriera. 292 azzurri si preparano a partire per Londra. Gli ultimi ad ottenere il pass sono stati un ragazzo di origine della Repubblica Dominicana, Jose Reynaldo Bencosme De Leon, classe '92 nei 400 ostacoli e il saltatore in alto Gianmarco Tamberi.
L'Italia sarà rappresentata da 165 uomini e 127 donne e vedrà gli italiani protagonisti in 28 discipline. La spedizione azzurra eguaglia il numero di partecipanti all'edizione spagnola di Barcellona; a Pechino, però, il numero fu più alto, 340 partecipanti. Si sente la mancanza della squadra di calcio (22 giocatori), e ridotti sono gli atleti che provengono dalla canoa (-8) e dalla vela (-7). Dei 292, 25 sono i "nuovi italiani", molti nati all'estero, tanti diventati italiani per sport o per matrimonio (la Idem, la Grenot, la Vaaleva).
I nostri atleti vivranno al Villaggio Olimpico (tranne la Idem, in albergo con la famiglia, e le discipline fuori Londra), che apre ufficialmente in questi giorni: all'Italia è stata assegnata la palazzina "N 10", stanze piccole da due posti ma con tv e internet free. Vicini di casa saranno ancora gli spagnoli. Quattro anni fa lo sport italiano riuscì a conquistare 27 medaglie; stavolta Petrucci spera di superarne 25 e restare tra le 10 Nazioni più forti del mondo. Le discipline più accreditate per farci vincere una medaglia sono la solita scherma, il ciclismo femminile, il pugilato maschile, il tiro a segno e quello a volo, Schwazer nella 50 km di marcia, canoa slalom (Molmenti), ritmica a squadre, nuoto e, perché no, la pallanuoto e il volley.
Tra gli esclusi eccellenti non possiamo non ricordare Andrew Howe; vincitore nei 200 metri agli Assoluti di atletica a Bressanone ha fallito per 11 centesimi il tempo minimo sia in batteria (21"03, -4.3), che in finale (20"76, -1.9). Ma il gruppo è molto variegato, le personalità eccellenti non mancano e, sperando in qualche colpo fortunato, ci sono i presupposti per portare a casa più di una soddisfazione.

3 luglio 2012. Azzurri, il futuro è tutto da scrivere. L'1-1 ottenuto nel match inaugurale degli azzurri agli Europei contro la Spagna aveva fatto ben sperare i commentatori della vigilia. In realtà le Furie Rosse si sono dimostrate più forti fisicamente e mentalmente, vincendo il secondo titolo europeo consecutivo, con un mondiale in mezzo, e scrivendo di fatto la storia del calcio moderno. 
«Mai a nessuno era riuscito un "triplete" del genere», scrive Piercarlo Presutti di Ansamed, «e al di là del 4-0 finale firmato Silva-Jordi Alba-Torres-Mata raramente si era vista a questo livello una finale con una tale differenza di valori in campo: uno spread pesantissimo, per usare l'immagine simbolo di questo europeo. È stata dunque una serata di pura sofferenza e impotenza per l'Italia: davanti alla tv, in tribuna allo stadio di Kiev, ma soprattutto in campo. La squadra di Cesare Prandelli, a capo di un'avventura splendida, è crollata davanti all'ostacolo più alto, quasi rifiutando la sfida. Mai davvero in partita, è stata stordita dal tique-toque degli spagnoli e dal loro pressing, figlio di una condizione atletica nettamente migliore. Sistematicamente pronti a raddoppiare o addirittura a triplicare la marcatura, gli spagnoli mai hanno concesso agli azzurri di cominciare la manovra e verticalizzare il gioco, il loro vero valore aggiunto in questa manifestazione».
Cesare Prandelli, i cui meriti sono comunque tanti - primo fra tutti quello di aver costruito quasi da zero una squadra dotata di identità, voglia di fare, entusiasmo e determinazione, è sereno per quel che riguarda il proprio futuro; ne parla partendo dall'analisi del match e dalla differenza fisica che ha condizionato la partita: «Si è visto da subito che loro avevano più freschezza fisica. Loro stavano meglio, noi siamo arrivati stanchissimi dopo le due partite dell'ultima settimana. Non abbiamo interpretato male la partita, si è capito da subito che dovevamo contenere perché fisicamente non c'eravamo. Poi la generosità di questi ragazzi è andata a scapito dell'equilibrio. È stato un torneo straordinario e ho fatto i complimenti ai miei giocatori. Dobbiamo crescere e arrivare a queste competizioni con un tempo giusto per recuperare gli sforzi del campionato. Forse potevamo rimettere in piedi la partita in avvio di ripresa, ma poi c'è stato l'infortunio di Thiago Motta e questo ci ha tagliato le gambe definitivamente. Non avevamo più forze. Il nostro è stato un grandissimo Europeo, l'unico rammarico è che non abbiamo avuto qualche giorno per recuperare le forze. La Spagna ha dominato la partita e dobbiamo soltanto fare i complimenti alla squadra. Noi non avevamo la forza per ripartire. Il mio futuro è già scritto. Ci sono stati dei momenti in cui il mio stato d'animo era quello che era, ma non ci sono mai stati problemi con la Federazione. Il nostro progetto deve andare avanti perché abbiamo la forza per continuare e costruire questa squadra».
Certo, la frase «dobbiamo arrivare a questi appuntamenti anche con i tempi giusti, per poter recuperare gli sforzi fatti dai giocatori in campionato» è emblematica e riporta in primo piano un calendario che evidentemente ha ancora molti problemi. Il futuro della squadra azzurra passa ancora da Prandelli ma la lezione che ci ha impartito la Spagna resterà a lungo impressa nei ricordi dei tanti tifosi che si erano dati appuntamento nelle piazze italiane pronti a far scattare i festeggiamenti. Sarà per la prossima volta, forse tra due anni in Brasile.

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