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Giugno 2007 - giugno 2008


28 dicembre 2008. 2008, chi è lo sportivo dell’anno? Il 2008 che si è appena chiuso ha saputo regalare grandi emozioni agli amanti dello sport. Del resto un anno fa, di questi tempi, guardando al calendario degli eventi in arrivo, non era stato difficile immaginare un’annata così straordinaria. Ma chi è stato l’atleta simbolo dell’anno? Per i colori italiani l’anno è stato ricco di soddisfazioni. Nonostante le delusioni dell’Europeo, del Sei Nazioni e del Mondiale di Formula 1, infatti, l’Italia si è ottimamente comportata ai Giochi di Pechino, nel Motomondiale grazie al ritorno di Valentino Rossi, nel ciclismo con Ballan, nel nuoto con la nostra formidabile squadra di atleti. Ma chi è stato lo sportivo azzurro più rappresentativo? Molti autorevoli quotidiani lo chiedono ai visitatori dei loro siti; in ballo nel sondaggio de la Repubblica ci sono Alex Schwazer, Roberto Cammarelle, Andrea Minguzzi, Valentina Vezzali, Federica Pellegrini e Chiara Cainero direttamente dalle Olimpiadi cinesi; Alessandro Ballan dal ciclismo, Valentino Rossi dalla motoGP, Alex Del Piero dal calcio, Denise Karbon dallo sci. Al momento in vantaggio si trova il sempreverde attaccante bianconero, ma la nuotatrice dei record lo tallona a breve distanza.
Gazzetta.it sposta l’attenzione degli appassionati all’estero, chiedendo ai visitatori di votare lo sportivo più rappresentativo dell’intero panorama mondiale. Nel ballottaggio finale, com’era prevedibile, sono rimasti Usain Bolt e Michael Phelps, i due atleti che hanno scritto le più belle pagine dello sport del 2008. Il primo ha vinto l’oro olimpico nei 100 metri, nei 200 e nei 4x100, migliorando i tre relativi primati del Mondo; il secondo ha migliorato la già incredibile impresa di Mark Spitz vincendo in una sola edizione dei Giochi ben 8 medaglie d’oro (5 individuali e 3 in staffetta) e migliorando 7 record. 
Numeri e record che sono destinati a durare nel tempo e che per molto leggeremo impressi nei libri di storia dello sport. Stabilire il migliore tra i due è compito ingrato e difficilissimo, non solo perché praticano discipline tanto diverse, ma anche perché eleggere un "migliore" sembrerebbe quasi mettere in secondo piano l’altro. 
L’Equipe ha eletto Bolt (Phelps è secondo, Rafael Nadal terzo). Sport Illustrated ha incoronato Phelps, che sta vincendo anche nel sondaggio della Gazzetta. Corriere dello Sport propone on line un sondaggio al contrario: ai lettori è chiesto quale sportivo sia stato il flop del 2008. Tra i candidati i calciatori Adriano, Quaresma e Shevchenko, gli allenatori Donadoni, Domenech e Schester e il pilota Alonso. In testa il giocatore dell’Inter tanto richiesto da Mourinho Ricardo Quaresma.

22 dicembre 2008 - Italia, dopo 25 anni si pratica poco sport. Il Rapporto del Censis «Sport & e società», presentato a Roma, evidenzia che in Italia stanno cambiando le modalità di vivere lo sport. Aumenta il numero degli sportivi attivi ma la percentuale di italiani che non svolge nessun tipo di attività è ancora molto alta: il 41% della popolazione. Anche se la televisione continua a registrare un costante calo di estimatori, i nuovi media attirano i favori di un numero sempre crescente di persone: ci riferiamo a internet, ai dvd, ai videogiochi. Secondo il rapporto «la concorrenza di altre forme di tempo libero e di altri media, internet su tutti, sta di fatto modificando la dieta tematica degli italiani così come avviene in altri Paesi del Mondo».
Nonostante in Italia esistano più società sportive che tabaccai, l’incremento della sedentarietà è un dato che non può essere sottovalutato. Nell’ultimo decennio gli uomini che non praticano nessuna disciplina sono passati dal 30,9% del 1995 al 36,2 del 2006; per quanto riguarda le donne il dato, molto alto, si è solo in piccola parte ridotto, passando dal 44,2 al 45,5. Il dato di coloro che non praticano attività sportive acquista dimensioni considerevoli passati i 25 anni di età: «A partire dai 25 anni il livello di diffusione della pratica fisico-sportiva diminuisce progressivamente fino a diventare residuale nelle fasce di età più anziane. La sedentarietà aumenta dunque costantemente fino a interessare oltre i 3/4 del totale della popolazione in età pari o superiore ai 75 anni».
I dati del Rapporto interessano da vicino il ministro del MIUR Mariastella Gelmini e il presidente del CONI Gianni Petrucci: se da una parte la scuola ha l’importante compito di avviare i giovani allo sport con l’educazione fisica, le società sportive e le federazioni, dal canto loro, devono migliorare le ancora ridotte opportunità per motivare gli sportivi a non smettere. Riguardo alla scuola, com’è noto, molto deve essere ancora fatto: si legge nel rapporto che «il sistema scolastico che ancora non ha pienamente compreso la valenza sociale e valorialedello sport e che presenta lacune ed insufficienze nell’impiantistica (ancor oggi una scuola su quattro non ha uno spazio destinato all’attività motoria o sportiva) e nell’accoglienzasportiva della disabilità, visto che una palestra su cinque non era accessibile ai portatori di handicap».

16 dicembre 2008. Coni, nessun taglio alle federazioni. Il temuto taglio della prossima legge finanziaria alle federazioni sportive non ci sarà; il presidente del Coni Gianni Petrucci ringrazia il governo e guarda al quadriennio che ci porterà ai Giochi di Londra del 2012. I possibili tagli erano stati ventilati nei giorni scorsi dal ministro Tremonti e avrebbero riguardato 115 dei 450 milioni di contributi che lo Stato ha destinato allo sport e alle federazioni sportive (che per almeno 15 discipline vivono all’80-90% dei loro bilanci di versamenti statali). Con un decreto che prevede l’aumento dal 12,7% al 13,4% della percentuale di prelievo dalle settore delle slot machine (che evidentemente non conosce crisi...) i fondi non saranno toccati e, anzi, ci sarà un introito maggiore.
Le federazioni, a questo punto, potranno dedicarsi con ritrovata tranquillità alla programmazione del quadriennio olimpico che porterà molto più velocemente di quanto si possa pensare ai Giochi londinesi del 2012. Soddisfatto Petrucci: «A nome personale di tutto lo sport italiano desidero ringraziare il governo, il senatore Gasparri e tutti i parlamentari che si sono adoperati affinché al Coni venissero ripristinati fondi previsti dalla Finanziaria 2009».

9 dicembre 2008. A scuola di cuore, progetto per il primo soccorso. Conoscere le nozioni base del primo soccorso è importantissimo e la scuola può essere il luogo in cui esse vengono apprese per la prima volta. Dall’intesa del MPI e la Società Italiana di Cardiologia è nato il progetto A scuola di cuore, che ha l’intento di contribuire alla diffusione delle informazioni relative alle malattie cardiovascolari e alle applicazioni del primo soccorso. In data 19 dicembre 2007 il MIUR ha sottoscritto l’allegato Protocollo d’Intesa con la Società Italiana di Cardiologia e la Fondazione Italiana Cuore e Circolazione, finalizzato a promuovere, presso le giovani generazioni, informazioni relative alle malattie cardiovascolari e alla prevenzione delle stesse. 
Il primo frutto di questa intesa è il A scuola di Cuore, progetto che si fonda sulla constatazione che la cultura del primo soccorso risulti ancora piuttosto carenti nel nostro contesto sociale, rispetto ad altri paesi europei. Anche se qualcosa si sta muovendo negli ambienti lavorativi, il primo soccorso dovrebbe essere materia conosciuta e padroneggiata da ciascuno di noi. Come sottolinea la Società Italiana Cardiologia, per le malattie cardiovascolari, che rappresentano la principale causa di morte nei paesi industrializzati e tecnologicamente avanzati, l’efficacia della prevenzione è tanto maggiore quanto più precoce e mirato è l’intervento. Per questo è importante contribuire allo sviluppo di programmi di iniziative finalizzate ad accrescere il benessere dei cittadini, influenzando lo stile di vita dei bambini e degli adolescenti e, quindi, a ridurre l’incidenza delle malattie cardiovascolari.
Il progetto A scuola di cuore è articolato in due momenti: nel corso del primo verrà promossa una campagna di sensibilizzazione per docenti di ogni ordine di scuola e studenti della secondaria di II grado; nel corso del secondo sarà realizzato un corso di formazione BLS-D (Basic Life Support - Defribillatore semiAutomatico Esterno) per docenti e studenti della scuola secondaria di II grado.
Le azioni saranno rivolte ai referenti per l’educazione alla salute, agli studenti, ai docenti e ai genitori con lo scopo di preparare all’esecuzione delle tecniche di sostegno alle funzioni vitali (BLS), in quelle situazioni di rischio per la vita quando si è in attesa dell’intervento specialistico
I contenuti affrontati nel corso sono relativi alle tecniche di Basic Life Support, a nozioni di primo intervento in caso di traumi di vario tipo e all’utilizzo del defibrillatore. Il progetto individua gli Uffici Scolastici Regionali come i soggetti istituzionali ai quali affidare compiti di promozione e monitoraggio delle iniziative programmate.
Scarica le linee guida del progetto A scuola di cuore dal sito del MIUR

1 dicembre 2008. Nazionale: ostacolo o traguardo. Hanno suscitato molto scalpore, la scorsa settimana, le dichiarazioni di Aldo Montano: nel corso di un’intervista lo sciabolatore azzurro aveva minacciato di non escludere la possibilità di disputare le Olimpiadi del 2012 con una Nazionale diversa da quella italiana. Immediate le reazioni. Montano ha ventilato questa drastica ipotesi al fine di sensibilizzare i vertici della scherma in favore del ritorno del suo ex allenatore Bauer, unanimemente riconosciuto come tra i migliori del Mondo e vero artefice dei trionfi azzurri di Atene. Il presidente della Federscherma Giorgio Scarso, ha così risporto: «Se Montano ritiene di mettere la Federscherma nelle condizioni di scegliere quello che lui ritiene più opportuno, è bene che inizi le pratiche per il nuovo passaporto». Gli ha fatto eco Andrea Magro, tecnico della sciabola: «Se Montano ha voglia di continuare con l’Italia lo aspettiamo al prossimo collegiale, altrimenti gli auguriamo migliori fortune in altri Paesi». 
Per smorzare i toni è intervenuta anche Valentina Vezzali: «Credo che debbano parlare e, con calma, trovare una soluzione pacifica. Non conosco bene i termini della questione, ma credo che Aldo abbia voluto dare uno scossone alla federazione per avere risposte immediate in previsione di Londra 2012; se Montano gareggiasse per un’altra bandiera non sarebbe un tradimento, ci sono situazioni che dipendono da molti fattor».
Tutto il 2008 che si sta per concludere è stato caratterizzato - per motivi molto diversi tra loro - da atteggiamenti di allontanamento dalla maglia azzurra da parte di atleti di diverse discipline. Lo scorso settembre il tennista Simone Bolelli aveva declinato la convocazione in Nazionale e la Federazione italiana Tennis, dopo aver approvato all’unanimità una mozione, proposta su richiesta di Nicola Pietrangeli in cui si chiedeva di non subordinare la maglia azzurra a nessuna scelta di carriera individuale, scriveva a Bolelli: «L’Assemblea tutta chiede al Consiglio di rendersi interprete del comune sentimento di orgoglio per l’appartenenza alla Federazione Italiana Tennis, tutelando il valore di quella che ne è l’espressione di vertice: la maglia azzurra, che non può e non deve essere oggetto di trattativa o di subordinazione a particolarismi o individualismi. Viene pertanto dato mandato al Presidente ed al Consiglio di considerare coloro che rifiutano di difendere il proprio Paese persone che non condividono i comuni valori e si mettono conseguentemente e volontariamente al di fuori della nostra comunità».
Anche nel basket è in corso un tentativo di riavvicinamento alla maglia azzurra; l’elezione di Dino Meneghin a commissario straordinario della FIP è infatti servita anche allo scopo di cercare di ricompattare il gruppo azzurro (soprattutto i giocatori che militano nella NBA americana) in vista dei futuri impegni della Nazionale (tra cui il decisivo Additional Round che assegnerà l’ultimo posto disponibile per l’Europeo). «Il problema» ha detto Meneghin, «non è giocare prima o dopo con la Francia, il che in pratica non avrebbe fatto alcuna differenza. L’abbiamo detto più volte: ci aspettiamo che tutti sentano, compatibilmente con le condizioni fisiche, di dover giocare con la Nazionale. Chi non sente il dovere e l’onore di giocare in azzurro per me non è un giocatore vero, è un mezzo giocatore». 
Nel calcio non sono mancate le polemiche legate alle convocazioni in azzurro oltre ai rimpianti ritiri spontanei di Totti e Nesta e si è molto discusso intorno all’attaccante brasiliano Amauri (che ha origini italiche e ha sposato una italiana); quando era in forze al Palermo, dove non aveva la visibilità necessaria,  manifestava apertamente il desiderio di naturalizzarsi italiano e giocare con la maglia azzurra. Dopo che è passato alla Juventus, però, il Brasile di Dunga si è accorto di lui ipotizzando una probabile convocazione: chi la spunterà? Va pur sempre ricordato che, secondo l’opinione diffusa, i calciatori italiani hanno un basso attaccamento alla maglia azzurra, in quanto gli impegni sempre più pressanti nei club ne riducono il fascino e l’importanza di giocarvi.
Tante storie diverse legano gli sportivi alle loro Nazionali. Il compito delle Federazioni è anche quello di mantenere saldo e positivo il rapporto degli atleti alla squadra del paese in cui sono nati. E fare in modo che la Nazionale rappresenti un obiettivo, piuttosto che un ostacolo alla carriera del singolo sportivo.

24 novembre. Droga in Italia: fenomeno in crescita. Secondo i dati dell’Osservatorio Europeo delle Droghe e delle Tossicodipendenze, il consumo di sostanze stupefacenti nei paesi dell’UE si è stabilizzato. In Italia, purtroppo, il consumo di droghe non accenna a diminuire, anzi: la cannabis è ancora la sostanza psicoattiva più diffusa tra gli studenti italiani. DrugLa media europea relativa alla percentuale di persone che negli ultimi 30 giorni ha fatto uso di droghe è pari al 3,5% della popolazione (12 milioni di individui). In Italia la percentuale sale al 5,8%. E, sempre nel nostro Paese, negli ultimi 12 mesi il 3,2% dei giovani tra i 15 e i 24 anni ha provato la cocaina; il dato è in aumento e, seppur più basso rispetto a Spagna e Regno Unito dove si sale al 5%, è più alto rispetto alla media europea del 2,3%. Lo studio ci pone al terzultimo posto nella classifica relativa alla considerazione dei pericoli delle droghe: tra i nostri adolescenti non sono cresciute la percezione dei rischi e la disapprovazione dell’uso della cannabis (è maggiormente tollerata poiché considerata meno rischiosa delle altre droghe).
Occorre una risposta decisa e, finalmente, anche le istituzioni iniziano a muoversi. Il Sottosegretario di Stato alla Presidenza del Consiglio con delega alla droga, Senatore Carlo Giovanardi, ha tenuto presso la Sala stampa di Palazzo Chigi una conferenza stampa per presentare la nuova Campagna informativa 2008 del Dipartimento per le Politiche Antidroga, sugli effetti negativi per la salute derivanti dall’uso di sostanze psicoattive. Nel corso dell’incontro è stato presentato alla stampa lo spot contro l’uso delle droghe (scarica video - file .wmv, 5,86MB) ed è stata anche annunciata la composizione del Comitato scientifico del Dipartimento per le Politiche Antidroga e della Consulta degli esperti e degli operatori del servizio pubblico e del privato sociale. 
Fare prevenzione, anche a scuola, è importantissimo perché le droghe sono sempre più facilmente acquistabili e sono sempre meno considerate pericolose dai più giovani. A proposito di reperibilità delle sostanze stupefacenti, la Relazione annuale al Parlamento sullo stato delle tossicodipendenze in Italia riporta che «le droghe non sono facilmente reperibili per i ragazzi solo in discoteca o per strada, ma anche a scuola (specie la cannabis). Il 12% degli studenti afferma di poter trovare con facilità l’eroina, il 5,7% gli stimolanti, il 4% gli allucinogeni, il 26% la cannabis. In aggiunta allo spaccio comune, Internet rappresenta da qualche anno a questa parte un canale di facilitazione per il consumo di sostanze stupefacenti, facilmente accessibile anche ai giovanissimi».
Scarica Drugs and Vulnerable groups of young people [disponibile solo lingua inglese - file .pdf, 748 kb]

10 novembre 2008. Sicurezza stradale: si comincia dalla scuola. L’Educazione stradale passa sempre più dai banchi di scuola. Prima ancora del conseguimento della patente, infatti, i giovani studenti si trovano a percorrere le strade delle città a bordo di biciclette, motorini e scooter. Diventano dunque fondamentali le iniziative per sviluppare in loro la giusta attenzione ai temi della sicurezza stradale. Va in questa direzione l’iniziativa promossa dall’Osservatorio per l’educazione stradale e la sicurezza della Regione Emilia Romagna, il Touring club italiano e l’agenzia "Civicamente", presentato stamani al liceo scientifico "Augusto Righi" di Bologna. Il progetto prevede la distribuzione di uno speciale kit multimediale (cd-rom e libretto), A tutto casco, in cui 4 giovani protagonisti, Ettore, Ilaria, Vittorio e Gaia, si trovano alle prese con il ciclomotore per andare a scuola e non solo.
«Ai ragazzi – ha detto l’assessore alla Mobilità e Trasporti della Regione Alfredo Peri nel corso della presentazione del progetto avvenuta lo scorso 28 ottobre – vogliamo dare questo messaggio: quando si sale alla guida di un mezzo, si hanno sempre delle responsabilità in più. Non c’è infatti solo la quota di libertà che il mezzo dà, ma anche la quota di responsabilità verso se stessi e verso gli altri. Come Regione, attraverso l’Osservatorio, abbiamo lavorato molto sull’educazione e sulla prevenzione. È un investimento, a nostro parere, che guarda al futuro».
La regione Emilia Romagna non è nuova a iniziative sul tema dell’educazione stradale: dopo 171 ore di lezione in aula e oltre 1.800 contatti diretti con gli studenti, dal 2001 a oggi, la Polizia municipale di Ferrara traccia un bilancio sulle attività di educazione stradale promosse nelle scuole di ogni ordine e grado del territorio comunale. Spiega il comandante dei vigili estensi Carlo Di Palma che «Questi interventi, che rientrano in un complesso ben articolato di attività della polizia municipale, si pongono fra gli obiettivi principali quello di creare nuovi utenti della strada ben educati, consapevoli di regole e pericoli»; aggiunge l’assessore alla Sicurezza Raffaele Atti che «l’educazione stradale svolta con continuità rappresenta uno dei cardini della prevenzione degli incidenti».
Sono molte le iniziative dedicate alla sicurezza stradale che le regioni, le province e i comuni d’Italia stanno per lanciare nelle scuole; tra queste segnaliamo quella del portale pugliese Cicloamici, che a questo indirizzo ha pubblicato moltissime informazioni utili agli studenti che vanno a scuola in bicicletta o con il mezzo più sicuro, il Pedibus!
Per quanto riguarda il rapporto tra i bambini e i pericoli della strada, si rimanda ad un interessante articolo pubblicato da Automobile Club Italia a questo indirizzo, che spiega tra l’alto la diversa percezione e il diverso approccio psicologico che hanno i minori nei confronti della sicurezza stradale: «In generale, i bambini che iniziano presto ad utilizzare la strada - in bicicletta o a piedi, accompagnati da un adulto che indica e pratica comportamenti corretti ed evidenzia i possibili pericoli - sviluppano più rapidamente e meglio le abilità e le capacità utili per circolare in sicurezza. Nella spiegazione delle "regole" occorre però assicurarsi di utilizzare un linguaggio comprensibile al bambino e di chiarire anche il "perché" di quelle regole.»

3 novembre 2008. Tagli allo Sport: rischi per le Federazioni? Durante la Giunta Nazionale del Comitato Olimpico il Presidente del Coni, Gianni Petrucci, ha parlato dei tagli allo sport previsti dalla Finanziaria 2009: si parla di 113 milioni di euro sui 450 stanziati. Petrucci ha comunicato che, una volta assolte le spese fisse del Coni, ossia gli stipendi e gli ammortamenti, resterebbero solo 157 milioni per gli aiuti alle federazioni.
La situazione andrebbe a colpire soprattutto le realtà più piccole, che non possono contare sui grandi sponsor e che sopravvivono grazie ai contributi del Coni. «Le Federazioni più piccole» ha puntualizzato Petrucci, «vivono di contributi Coni per il 90% e solo la restante parte arriva da sponsorizzazioni, per cui è difficile pensare che riescano a sopravvivere». 
Petrucci ha inoltre ammesso: «È chiaro che, pur comprendendo il difficile momento che attraversa il Paese che ha altre priorità, non posso non fare presente le necessità dello sport italiano». Nei prossimi giorni il segretario generale Pagnozzi emanerà una circolare amministrativa alle Federazioni per cercare di contenere le spese. 
Sul fronte scuola, invece, nei prossimi giorni ci sarà un incontro tra la Giunta del Coni e il Sottosegretario allo Sport, Rocco Crimi, per definire le proposte da sottoporre al Ministro Mariastella Gelmini: a settembre Petrucci aveva ricordato come «il Coni contribuisca ogni anno all’organizzazione dei giochi studenteschi e della gioventù» stanziando circa 15 milioni di euro.
Infine, Petrucci ha confermato il sostegno del Governo alla candidatura dell’Italia per ospitare i Mondiali di Basket del 2014: la Fiba è stata ricevuta a Palazzo Chigi lo scorso 30 ottobre.

27 ottobre 2008. Aggiornamti Capdi & LSM. Facciamo il punto sull’Educazione fisica a scuola grazie agli aggiornamenti di CAPDI & LSM. Solo 15 giorni fa la Confederazione scriveva in una nota che i numerosi tagli alla scuola sembravano non coinvolgere più di tanto la disciplina. Qualcosa però si sta muovendo e non è il momento di "abbassare la guardia".  
Un primo punto preoccupante riguarda la direttiva del MIUR dello scorso 6 agosto 2008, registrata alla Corte dei Conti il 23 settembre 2008 dal titolo Potenziamento dell’attività motoria e sportiva nella scuola primaria: la somma disponibile per iniziative promosse a livello nazionale si riduce a 20 milioni contro i 26 del 2007. Questa non è una buona notizia: tali iniziative sono importanti, poiché dirette a realizzare l’educazione alla salute, il potenziamento dell’attività motoria e sportiva nella scuola primaria, a promuovere la cultura della legalità e l’educazione alla cittadinanza attiva, a porre in essere azioni destinate a prevenire e contrastare il bullismo e a sostenere iniziative di educazione ambientale.
All’interno dei 26 milioni del 2007 c’erano 7 milioni del MPi per l’a.s. 2007/2008 implementati di 2 milioni dal Ministero delle politiche giovanili e attività sportive per la Sperimentazione dell’Educazione motoria nella scuola primaria per l’anno scolastico 2007/2008. «A tutt’oggi», comunica CAPDI, «ad anno scolastico oramai iniziato, non sappiamo ancora nulla anche sullo sport a scuola... e così anche della nota 29 agosto 2007 (Scuole aperte) che finanziava per 64 milioni di euro l’apertura pomeridiana delle scuole delle quali 2 milioni erano destinate alla promozione dell’attività motoria e sportiva». 
Inoltre perché non pensare all’estensione della sperimentazione dell’educazione fisica nella scuola primaria? CAPDI sciverà al MIUR proponendo 100 ore di lezione seguite da un diplomato Isef o laureato SM per 3370 euro in tutte le Direzioni Didattiche e Istituti Comprensivi che sono in Italia, complessivamente, poco più di 6000: «con circa 22 milioni di euro si garantirebbe un diplomato Isef o laureato in SM in ogni DD e IC (con il coinvolgimento di circa 6000 insegnanti)».
Ricordiamo che la Capdi & LSM, con l’associazione "AGILE" - l’associazione genovese degli insegnanti diplomati e laureati in educazione fisica - parteciperà ad ABCD - Salone Italiano dell’Educazione, che si terrà alla Fiera di Genova nei giorni 12-13-14 novembre 2008.
www.capdi.it

Parlaimo di doping20 ottobre 2008. Studenti e genitori contro il doping. Dopo aver parlato di Farmaci e sport, uniti e puliti [leggi], segnaliamo questa settimana un’altra importante campagna che affronta lo scottante tema delle sostanze proibite nello sport. Mamma parliamo di doping è una campagna di sensibilizzazione organizzata dalla UISP e rivolta agli studenti delle scuole secondarie di primo grado.
Come riporta il sito ufficiale della campagna Mamma, parliamo di doping «è un progetto di informazione e sensibilizzazione sui temi del doping e dell’inquinamento farmacologico che vede come attori principali le ragazze ed i  ragazzi delle scuole medie inferiori di 38 città; a loro è affidata l’ideazione e la realizzazione di  campagne di comunicazione, con la collaborazione degli insegnanti e degli educatori Uisp».
Secondo Daniela Rossi, responsabile del progetto, questa campagna sarà molto innovativa perché è la prima che si rivolge a un target così giovane, dagli 11 ai 14 anni. Infatti, con il dilagare dell’emergenza del doping, è diventato essenziale fare in modo che i ragazzi capiscano fin da subito i pericoli che si nascondono dietro ai cosiddetti «aiuti». Inoltre, continua la Rossi: «L’altra novità è il doppio target, figli e genitori, perché una serie di comportamenti devianti legati ad aspetti di esasperazione dello sport, come ad esempio l’agonismo precoce, sono spesso dovuti ad atteggiamenti diseducativi ei genitori i quali vedono nella possibilità che i loro figli possano accedere allo sport dei campioni, un’opportunità di affermazione sociale». 
Buona parte delle persone coinvolte nel progetto sono giovani, e questo porterà notevoli benefici al progetto, attualmente in fase di progettazione. Per adesso, sappiamo solo che internet giocherà un ruolo fondamentale, dal momento che al centro della campagna c’è proprio il sito www.mammaparliamodidoping.it: qui troverà spazio completamente gestito dai ragazzi, «Senti chi strilla», in cui sarà possibile pubblicare tutto quello che faranno per la campagna, oltre che foto, commenti, e filmati sul tema doping. «Si tratta di una sorta di MySpace», spiega Marta Giammaria, responsabile del coordinamento, «dove i ragazzi potranno pubblicare tutto ciò che vorranno riguardo la loro partecipazione alla campagna, il proprio avatar, le foto così come un video realizzato durante le prove della loro rappresentazione teatrale sul tema doping».
Per conoscere le scuole che hanno già aderito al progetto, è possibile consultare l’apposita mappa presente a questo indirizzo.
Un altro spazio importante del sito, già attivato, è l’Asteriscoteca dove vengono segnalati libri e film che trattano il tema della campagna, in modo da invogliare i ragazzi a partecipare al dibattito, e soprattutto a discutere del problema con i propri genitori.
Non possiamo che condividere queste importanti iniziative che affrontano il delicato problema del doping; in questo caso l’iniziativa è particolarmente meritevole di attenzione poiché sceglie di rivolgersi ai giovanissimi (che spesso si avvicinano all’attività sportiva con l’inizio della scuola media).

Farmaci-Locadina13 ottobre 2008. Contro il doping, in farmacia. La Federazione Medico Sportiva Italiana, in collaborazione con il Coni ha avviato una nuova e interessante campagna informativa, denominata Farmaci e sport, uniti e puliti, campagna indirizzata soprattutto ai giovani e agli sportivi amatoriali. 
Ad essi farmacisti e medici dello sport vogliono garantire il massimo supporto, delineando una volta per tutte una linea di confine il più netta possibile tra il doping e i farmaci che possono accompagnare senza rischi, né scorrettezze di sorta, una sana attività fisica. 
L’iniziativa è nata per lanciare un segnale deciso relativamente all’impiego dei farmaci nell’attività fisica; è infatti emerso da una ricerca che in Italia 15 adolescenti su 100 usano medicinali senza prescrizione medica. In tutte le farmacie italiane è quindi disponibile gratuitamente materiale informativo che aiuti a capire la differenza tra medicinale e sostanza dopante, tra cura e infrazione. Come ha sottolineato Rocco Crini, sottosegretario allo sport, «sostanze proibite talvolta contenute anche in integratori e aminoacidi» senza che il consumatore ne sia a conoscenza. 
Andrea Minguzzi, medaglia d’oro a Pechino nella lotta, sarà il testimonial della campagna: «Fissare un discrimine tra i medicinali necessari a chi fa sport e ogni abuso è fondamentale: il farmaco è un bene essenziale, concepito e prodotto per tutelare la vita e la salute delle persone e per consentire loro di vivere a lungo con la migliore qualità della vita per tutti». Gli fa eco Giacomo Leopardi, Presidente Federazione Ordini Farmacisti Italiani: «Si tratta di una grande iniziativa per promuovere una cordata di impegno per la soluzione del doping, una grande piaga della società. L’informazione è una delle condizioni per prevenire questa minaccia per la salute. E useremo i 3 milioni di contatti giornalieri dei farmacisti sul territorio per potenziare questi messaggi».
A nostro avviso sono due i luoghi in cui concentrare l’attenzione per prevenire l’assunzione anche involontaria di sostanza proibite: le palestre, in cui spesso atleti amatoriali diventano più o meno consapevolmente consumatori abituali di sostanze vietate (che generano assuefazione), e le scuole, dove occorre far capire ai giovani sportivi - da subito - i rischi che possono esistere in caso di uso di sostanze illecite ai fini del miglioramento della prestazione sportiva.
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29 settembre 2008. La tv sorride agli sportivi. Sport e televisione; un binomio sempre più inscindibile e non solo perché il piccolo schermo garantisce agli eventi sportivi la visibilità necessaria per essere fruiti dal maggior numero di persone... Simpatici, affascinanti, esuberanti oppure riservati, timidi, impacciati. Vedere gli atleti azzurri sotto altre vesti, non solo quelle sportive delle gare, è sempre divertente; se il trend degli sportivi in tv è stato inaugurato anni fa dai calciatori, sempre più ospiti di trasmissioni televisive, spot e spettacoli vari, oggi anche molti atleti di discipline meno famose cercano la ribalta passando per il tubo catodico.
Dopo le avventure di Maurizia Cacciatori, Aldo Montano (e Schillaci), le esperienze agricole di Domenico Fioravanti, i balli di Massimiliano Rosolino e Isolde Kostner, gli spot di Fiona May, Carolina Kostner, Josefa Idem e Andrew Howe, sembra destinata ad allungarsi la lista dei medagliati olimpici (anche recenti) in cerca di notorietà televisiva. Margherita Granbassi ad Annozero, Filippo Magnini all’Isola dei Famosi, Clemente Russo e Matteo Tagliarol alla Talpa... tutti a caccia di visibilità e fama che forse lo sport non riesce a garantire. «È un periodo vuoto, senza impegni, né gare, né allenamenti: ho deciso di giocare un po’ in tv, il premio economico mi attira, non posso dire di no, ma finché sarà in carriera non abbandonerò lo sport», dice Tagliarol, oro nella spada a Pechino. E ancor più illuminante il commento del pugile d’argento: «Spero di vincere per smaltire così quella rabbia ancora rimasta e, non lo nascondo, anche per il bel bottino di denaro come premio. Ma è un’occasione anche per mostrare a tutti, in particolare ai giovani, i tanti valori e che il pugilato offre, che non è violento, visto che è messo spesso nel dimenticatoio, dandogli maggiore visibilità».
Le partecipazioni a programmi televisivi mal si conciliano con i voleri delle forze armate in cui quasi tutti gli azzurri olimpici militano e da cui ricevono il sostentamento. Si è visto con le polemiche che hanno investito la Granbassi, giornalista alla corte di Santoro, e soprattutto Valentina Vezzali: la polizia non ha autorizzato la sua partecipazione a Saturday Night Live su Italia 1. «C’è un regolamento che va rispettato» dice la Vezzali; «il motivo preciso non lo conosco  ancora ma forse, poiché si tratta di una trasmissione a carattere comico, la Polizia non deve aver ritenuto opportuna la mia partecipazione».
Al contrario altri azzurri, dopo aver conquistato medaglie ai Giochi di Pechino, hanno voluto esplicitamente sottolineare di non avere la minima intenzione di partecipare a reality o altri spettacoli in tv: «In tv ci vado solo per promuovere la boxe, non mi vedrete mai in un reality» ha puntualizzato l’oro della boxe Clemente Russo. 
In conclusione dovremmo essere contenti di vedere i protagonisti di sport poco diffusi in veste di ospiti televisivi, non sempre e comunque "in azione". È tuttavia auspicabile che non dimentichino di essere sportivi, più che personaggi dello spettacolo, giornalisti, ballerini o presentatori. Vorremmo vederli mentre ci spiegano come funzionano le loro discipline, mentre ci raccontano la loro storia e come hanno fatto a diventare dei campioni... piuttosto che vestiti di abiti che non sono i loro (c’è il rischio di perdere la rotta). Perché al telespettatore può venire un tremendo sospetto: non è che un’apparizione in tv vale molto più di una favolosa medaglia olimpica?

22 settembre 2008. Le fantastiche due ruote azzurre. Weekend da favola per l’Italia sportiva delle due ruote. I trionfi di Valentino Rossi in Moto GP e di Alessandro Ballan nel Mondiale di Varese hanno caratterizzato la domenica dello sport: due imprese straordinarie. Dopo due anni di digiuno, causato da problemi personali, problemi alle gomme e alla moto, problemi con il manager, Valentino Rossi è tornato a vincere il Mondiale di motociclismo; il trionfo è giunto al termine di una cavalcata magnifica nel circuito di Motegi, dove Rossi ha rimontato in sequenza Lorenzo, Pedrosa e Stoner. Una vittoria importante anche per l’intero movimento, che accusa una crisi di spettatori e appassionati; Valentino Rossi serve al motociclismo e, per fortuna, non ha ancora intenzione di abbandonarne la corte delle due ruote. «Avevo voglia di vincere il titolo, sono tornato ancora più forte; in futuro ci saranno i Lorenzo, gli Stoner e forse altri... ma spero che non ci sia nessun altro pilota come me!».
La vittoria del titolo iridato di Alessandro Ballan ha lo stesso sapore; davanti a una folla di tifosi incredibile, il ciclista veneto ha resistito ai crampi ed ha saputo confezionare uno scatto strepitoso al termine di 260 km di battaglia. «Sono strafelice, perché la squadra è stata fantastica»; come dare torto al ct della Nazionale Franco Ballerini, che oltre alla vittoria di Ballan festeggia il secondo posto di Cunego e il quarto di Rebellin? Ballan succede a Paolo Bettini, ieri festeggiato come un vincitore, anche se gli avversari non gli hanno permesso di esserlo per la seconda volta consecutiva. Bettini si ritira nel giorno di un trionfo azzurro preziosissimo: per questo la sua decisione fa un po’ meno male.

15 settembre 2008. Paralimpiadi, festa di sport. Questa volta è davvero un addio: il braciere olimpico di Pechino non si accenderà più. Di fronte a 91.000 spettatori del Nido d’Uccello, la cerimonia di chiusura delle Paralimpiadi ha fatto segnare il definitivo passaggio di consegne verso le Olimpiadi di Londra 2012. I Giochi riservati agli atleti con diversa abilità si sono svolti all’insegna dell’efficienza e della vivibilità nella capitale cinese; «Questi Giochi sono stati straordinari», ha affermato Philip Craven, presidente del Comitato Paralimpico Internazionale poco prima che avvenisse il passaggio del testimone, celebrato dal sindaco di Londra, Boris Johnson, e dal suo omologo pechinese, Guo Jinlong. 
Un successo economico, politico e senza dubbio sportivo; i due splendidi protagonisti dei Giochi paralimpici sono stati due atleti sudafricani. La nuotatrice Natalie Du Toit, amputata alla gamba sinistra nel 2001, e il suo connazionale e ormai famoso Oscar Pistorius. La Du Toit ha conquistato cinque ori dopo essersi confrontata con i normodotati nella kermesse a cinque cerchi di agosto. Pistorius ne ha vinti 3 (100, 200 e 400 m) al termine di una stagione ricchissima di soddisfazioni, tra cui quella del Tribunale di Arbitrato Sportivo di Losanna che gli aveva accordato il permesso a prendere parte ai Giochi ribaltando il parere negativo della Iaaf sulle sue protesi in carbonio.
Più in generale ecco alcuni numeri che testimoniano il successo dell’evento: oltre 4000 atleti rappresentanti 147 paesi del Mondo, 279 record del Mondo battuti, 339 record paralimpici battuti. 
Buone notizie anche per la rappresentativa azzurra, protagonista di un’edizione al di sopra delle aspettative della vigilia: 18 medaglie, di cui 4 d’oro, rappresentano un ottimo bottino. Così il presidente Luca Pancalli, colonna del movimento italiano paralimpico: «Prendiamo atto di aver fatto molto negli ultimi due anni, da quando sono aumentate le risorse economiche, ma sappiamo che abbiamo ancora molto da fare per raggiungere il livello degli altri paesi europei». Queste le parole del Presidente del Coni Gianni Petrucci: «Siamo soddisfatti, ci sono delle zone d’ombra come gli sport di squadra, che sono però da analizzare serenamente. Siamo andati bene, e il fatto che il capo dello Stato e il capo del Governo abbiano dato le loro felicitazioni dimostra che il Paese è contento».

8 settembre 2008. Pioggia e motori... weekend di sorprese. La Formula 1 torna a regalare emozioni come non accadeva da molto tempo. È successo grazie al volto nuovo di Sebastian Vettel, giovane trionfatore nel circuito di Monza, caratterizzato nel weekend da una pioggia quasi inedita. Vettel è nato il 3 luglio 1987 ad Hoppenheim ed è cresciuto nel kartodromo di Michael Schumacher; l’ex campione della Ferrari, non a caso, lo ha più volte esplicitamente definito "suo erede". Con il trionfo a Monza, al termine di una gara movimentata e ricca di emozioni, Vettel è diventato il pilota più giovane ad aver ottenuto la vittoria in un GP. Oltretutto al volante di una vettura certamente non fenomenale, come la sua Toro Rosso, capace di dimostrarsi ben più veloce di Ferrari, McLaren e Bmw. Con il trionfo nel GP d’Italia Vettel ha strappato ad Alonso anche il record del pilota più giovane ad aver conquistato una pole position: 21 anni, due mesi e 10 giorni. Il pilota tedesco è stato il 101° della storia della Formula 1 a vincere una gara e la Toro Rosso il 32° team a tagliare il traguardo davanti a tutti.
Weekend di corse nella pioggia e nella... tempesta. Valentino Rossi ha dominato il GP di Indianapolis, dove si correva per la prima volta. La corsa regina, disputata nonostante la gara delle 250 fosse stata annullata a causa del passaggio dell’uragano Ike, ha visto la vittoria del Dottore su Hayden, Lorenzo e Stoner. I commissari hanno deciso di interrompere la corsa a 7 giri dal termine (Rossi in quel momento era in vantaggio di quasi 6 secondi su Hayden). Valentino ha ora 87 punti di vantaggio su Stoner e in Giappone, a Motegi, potrebbe archiviare la pratica Mondiale.

1 settembre 2008. Pechino, i non-vincitori. Dopo aver festeggiato le imprese e i successi degli atleti azzurri che a Pechino sono riusciti a conquistare una medaglia, è tempo di ricordare anche gli atleti da cui ci si sarebbe aspettato un risultato positivo che però non è arrivato. Howe, Ferrari, Rossi... la lista dei delusi è lunga.
L’importante è partecipare, come riportò a suo tempo il barone De Coubertin; e a tanti azzurri delusi non è rimasto che questo motto consolatore. Qualche esempio? Facile iniziare dagli sport a squadre: il calcio, senza dubbio, seguito dalla pallanuoto sia maschile che femminile e le attese campionesse del volley femminile. Tutte le nostre squadre hanno fallito l’accesso alle semifinali, ad eccezione della Pallavolo maschile che, a sorpresa, ha chiuso il torneo al quarto posto.
Non solo squadre: nella ginnastica non hanno brillato alcune stelle che si davano per luminosissime. La piccola Vanessa Ferrari, per dirne una, ha mancato tutta le finali dei concorsi individuali e si è piazzata undicesima nel generale in cui era stata Campionessa del Mondo nel 2006. Ora dovrà fare di tutto per guarire dalla tendinosi che le ha impedito di prepararsi adeguatamente e ritrovare le motivazioni per tornare ad essere grande. Altrettante delusioni sono poi arrivate dalla sbarra e dagli anelli: il campione Igor Cassina non è andato oltre il quarto posto e, agli anelli, Andrea Coppolino e Matteo Morandi si sono piazzati rispettivamente al quarto e sesto posto. Risultati deludenti seppur accompagnati da diverse recriminazioni per le decisioni dei giudici. 
Nell’atletica ci si aspettava certamente qualcosa di più da Andrew Howe. Il vice-campione del salto in lungo non si è qualificato per la finale del salto in lungo è ha sofferto le non perfette condizioni fisiche minate da risentimento muscolare. Ivano Brugnetti, oro ad Atene e grande favorito della vigilia, è arrivato solo quinto nella 20 km; la saltatrice napoletana e record-woman azzurra Antonietta Di Martino non è riuscita a superare quota 1,96 metri, fallendo l’accesso alla finale del salto in alto.
Peccato anche per la tuffatrice Tania Cagnotto, che dai 3 metri ha chiuso al quinto posto con 349,20 punti. Nel nuoto, poi, hanno deluso gli uomini: Terrin, Boggiatto, Rosolino, Magnini, Galanda e Marin. Nell’arco singolare Marco Galliazzo, campione olimpico in carica, è stato sconfitto con un punteggio decisamente basso (110 a 109) dal britannico Alan Wills che in precedenza aveva eliminato Mauro Nespoli. Il  K4 del portabandiera azzurro Antonio Rossi (in squadra con Benedini, Piemonte e Ricchetti) non è andato oltre il quarto posto. Nello skeet, infine, Ennio Falco ed Andrea Benelli non sono riusciti a conquistare la qualificazione per la finale: il quarantenne casertano, campione olimpico ad Atlanta 1996, e il quarantottenne fiorentino, oro ad Atene quattro anni fa, hanno chiuso rispettivamente all’undicesimo e al ventiquattresimo posto della classifica.
Insomma, tanti vincitori e altrettanti sconfitti, alcuni dei quali non avranno più la possibilità di prendersi una rivincita, giunti al capolinea della carriera sportiva. Ma, se come diceva il barone francese, l’importante è partecipare, tutti i nostri atleti devono essere considerati vincitori!

Pechino25 agosto - Pechino, bilancio finale. Il 9° posto dell’Italia nel medagliere finale (28 medaglie - 8 ori, 10 argenti e 10 bronzi) non lascia rimpianti; in molti temevano un calo ben più vistoso rispetto ai successi di Atene 2004, quando le medaglie conquistate furono 32 (10 ori, 11 argenti e 11 bronzi) e così per fortuna non è stato. Nel corso della conferenza stampa del Presidente del Coni Gianni Petrucci c’è spazio per ogni tipo di considerazione. Si comincia con i saluti e ringraziamenti al Presidente della Repubblica Napolitano, sempre vicino agli azzurri, si continua elogiando il governo italiano e soprattutto il lavoro dei tanti atleti vincitori e non.
Nell’atletica, da sempre un campo in cui l’Italia non eccelle, abbiamo avuto più finalisti rispetto ad Atene; però le medaglie vinte sono state solo 2, quelle del grande Schawzer e quello della bravissima Rigaudo, che aveva ben sottolineato «In Italia focalizzano l’attenzione soltanto su pochi atleti e ci si dimentica di quelli che non fanno pubblicità...». Se sembra ormai impossibile recuperare il gap esistente nelle discipline velocistiche, in quelle tecniche dei lanci e dei salti qualcosa in più poteva essere fatto.
Appare evidente che se in alcune discipline l’Italia ha brillato (canottaggio, nuoto, boxe, la solita scherma), in altre appaiono preoccupanti segni di cedimento (gli sport di squadra, atletica, ginnastica, tuffi) e occorre un veloce e pronto ricambio generazionale.  Per quanto riguarda il verdetto dei giudici, in particolar modo quello tanto criticato relativo alle nostre ginnaste, Petrucci non si esime dal criticare aspramente il presidente della Federazione internazionale ginnastica Bruno Grandi: «Quando un presidente della federazione, italiano, dice alle ragazze che piangono "questa è la legge dello sport", io gli rispondo che questa è la legge del "tuo sport". Com’è possibile che le squadre di casa siano sempre favorite? Com’è possibile che l’Italia sia abbonata scientificamente ai quarti posti, com’è possibile che a più riprese questo mondo viva degli scandali? Lui è contento di com’è governato il suo sport, io no».
La Cina ha dominato il medagliere: anche se ha vinto meno medaglie degli Stati Uniti (100 a 110), i padroni di casa hanno conquistato il maggior numero di medaglie d’oro, ben 51. Al terzo posto ha chiuso la Russia con 72 medaglie vinte, in netto calo rispetto ad Atene (allora le medaglie erano state 96) e al quarto la sorprendente Gran Bretagna, che ha racimolato 47 medaglie (+17 rispetto ad Atene) di cui 19 del metallo più prezioso (e di queste ben 7 vinte nel ciclismo su pista). 87 i paesi che sono andati a medaglia (ad Atene furono 74). 
Quelle di Pechino sono Olimpiadi che resteranno legate a due grandissimi atleti: l’americano Michael Phelps, 8 medaglie d’oro e altrettanti record del Mondo conquistati nel nuoto tra gare individuali e staffette e il giamaicano Usain Bolt, 3 medaglie d’oro e altrettanti record conquistati nei 100, nei 200 e nella staffetta 4x100 di atletica leggera. Le Olimpiadi cinesi, in perenne bilico tra politica, dialogo, censure, divieti e dimostrazioni si chiudono con il positivo commento finale del presidente del Cio Jacques Rogge: «Sono stati Giochi veramente eccezionali; attraverso questi Giochi il mondo ha imparato qualcosa in più sulla Cina e la Cina ha conosciuto qualcosa in più sul mondo. Sono stati sedici giorni di cui non smarriremo mai il ricordo. Con l’abbraccio di atleti appartenenti a nazioni in conflitto avete dimostrato di essere autentici modelli comportamentali».
E come sono state le vostre Olimpiadi?
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28 luglio - Il villaggio olimpico di Pechino. Il 27 luglio il villaggio olimpico di Pechino 2008 ha aperto i battenti, dopo una cerimonia ufficiale alla presenza del sindaco della città, Chen Zhili, che ha ricevuto le chiavi simboliche del villaggio, dei rappresentanti del Cio (Comitato Olimipico Internazionale) e degli atleti più popolari della squadra cinese. Il complesso comprende 42 blocchi, distribuiti su 66 ettari, e attrezzato di tutti i comfort necessari per assicurare un tranquillo soggiorno ai 16.000, tra atleti, staff tecnici e dirigenti, che lo occuperanno. L’unico inconveniente della cerimonia è stata la pesante cappa di smog, già al centro di numerose polemiche, che ha coperto addirittura gli impianti sportivi, lo stadio "Nido d’uccello" e il "Cubo d’acqua" che distano soltanto 20 minuti a piedi dal villaggio olimpico. Tuttavia, le autorità locali danno la colpa all’umidità e assicurano che con l’arrivo dell’autunno – il 7 agosto secondo il calendario cinese – il tempo migliorerà.
Il villaggio olimpico nasce da un’idea del barone Pierre De Coubertin, per favorire la nascita delle amicizie e dei sentimenti di fratellanza che dovrebbero caratterizzare i Giochi, ma anche per venire incontro ai paesi organizzatori, costretti ad alloggiare gli atleti e i loro staff in costosi alberghi. Il primo villaggio olimpico nacque nel 1924 a Parigi, ed era costituito da una serie di baracche di legno decisamente poco confortevoli, tanto da costringere molti atleti a rifugiarsi in albergo. Andò meglio ai partecipanti di Los Angeles 1932, che furono sistemati in 550 bungalow prefabbricati, corredati di giardini, biblioteca, palestre, ambulatorio, il tutto riservato ai soli atleti maschi.
Quasi un secolo dopo, Pechino offre i suoi atleti anche una zona acquisti, ristoranti che propongono menù per tutti i gusti e adatti agli atleti olimpici, zone di culto per cristiani, ebrei, musulmani, ebrei, indù, buddisti, internet-caffè, e addirittura, per chi volesse cimentarsi, corsi di lingua e calligrafia cinese. Ogni appartamento è costituito da tre o quattro stanze (più o meno di 22 metri quadrati ciascuna) attorno ad un soggiorno comune. Le decorazioni si ispirano naturalmente alle tradizioni cinesi, con tanto di draghi e motivi della dinastia Tang. Come è accaduto nelle scorse edizioni dei Giochi, anche questa volta il villaggio olimpico verrà poi adattato e venduto, per formare un nuovo quartiere della città.
Le misure di sicurezza sono al massimo, e inoltre l’intero villaggio olimpico cerca di venire incontro all’ambiente, puntando sul risparmio dell’energia, grazie all’illuminazione ad energia solare e al riciclaggio dell’acqua.
Tornando al tema dell’ambiente, esso sta diventando una vera e propria emergenza a Pechino: la cappa di smog rischia di far posticipare alcuni eventi, proprio perché gli atleti provenienti da tutto il mondo potrebbero non essere preparati a questa emergenza. Il governo cinese ha introdotto nei giorni scorsi le targhe alterne, e ha cercato di migliorare il trasporto pubblico, per smaltire il traffico, ma purtroppo, forse, queste misure sono state introdotte troppo tardi.
Resta da sperare che le Olimpiadi di Pechino possano portare un miglioramento a questa città affascinante e ricca di potenzialità, e che possano lasciare nei suoi abitanti e nelle sue istituzioni la consapevolezza che è possibile fare qualcosa per contribuire alla lotta all’inquinamento. 

21 luglio 2008 - In viaggio a Pechino. L’occasione dei Giochi potrebbe rappresentare un più che valido motivo per organizzare un viaggio a Pechino, capitale cinese ricca di storia, tradizione e - al tempo stesso - modernità. Tante e significative sono però le diversità nei modi di fare e nella vita di tutti i giorni rispetto ai nostri: eccone alcune. Iniziamo parlando della cucina; sappiamo tutti che è molto diversa da quella che siamo soliti sperimentare nei tanti ristoranti cinesi presenti in Italia. Inoltre è difficile, se non impossibile, parlare di un’unica e tipica cucina cinese considerando la vastità del territorio e le mille abitudini culinarie che caratterizzano le varie regioni. Schematizzando: al nord si privilegiano carni (di montone e capra) molto speziate, come da tradizione mongola, al sud riso, frutta, vegetali, pesce, salse, carne di maiale e di pollo, all’est pesce e carne, riso alla cantonese e salsa di soia, all’ovest spezie e il metodo di cottura dell’affumicatura (con foglie di tè o di legno di canfora). Una curiosità: a tavola dare dei colpettini con le punte dell’indice e del medio sul tavolo è un segno di ringraziamento che viene usato per esprimere gratitudine a chi ci versa da bere o chi ha preparato la cena.
Un’altra cosa da sapere è relativa ai nomi e cognomi: in Cina si usa scrivere sempre prima il cognome e poi il nome della persona interessata. Il campione olimpico dei 110 ostacoli è Liu Xang: Liu è il suo cognome! Questo metodo di classificazione fa sì che i nomi occidentali siano archiviati in ordina alfabetico per mezzo del nome, appunto, e non del cognome. Quando ci si rivolge ad un interlocutore che non si conosce bene, al suo cognome si aggiunge un titolo di rispetto: Zhu xi, presidente, Sheng, maestro, Zu ren, responsabile.
A questo proposito chi si muove per le strade di Pechino dovrebbe - almeno in parte - conoscere l`affascinante (e molto difficoltoso) universo della scrittura cinese. Di origine fondamentalmente pittografica essa rappresenta una lingua monosillabica, in cui cioè ogni parola è cioè costituita da una sola sillaba, (e una sola emissione di voce); la forma grafica ha attraversato 3 grandi momenti: la grafia dei sigilli (Zhuan Shu), risalente al 9° secolo a.C., la grafia degli scribi (Li Shu), risalente alla Dinastia Qin, la grafia regolare (Kai Shu), risalente agli Han orientali e arrivata fino ai nostri giorni. La lingua cinese è basata su 30000 caratteri, anche se quelli che vengono usati più frequentemente nella vita di tutti i giorni non superano i 4500.
In Cina sono diffuse due cattive abitudini di cui è bene tener conto: la prima è quella relativa agli sputi per terra. Lo fanno tutti: uomini e donne, bambini e anziani, monaci e impiegati. Dopo anni di campagne di sensibilizzazione, questa pratica sta leggermente scemando, pur essendo ancora largamente diffusa. Attenzione a dove mettete i piedi! La seconda è quella delle file; costretti in angusti marciapiedi, in strade in cui i passaggi pedonali sono scarsamente considerati (per non dire ignorati), le migliaia di pedoni che si muovono a Pechino si ritrovano spessissimo ammassate in coda. Al ristorante, all’entrata di un negozio, all’ingresso della metropolitana. Il concetto di "stare in fila" è ad oggi ancora scarsamente preso in considerazione, nonostante il governo, soprattutto in vista dei Giochi, abbia cercato di "educare" gli abitanti delle grandi città. Ci vuole pazienza, soprattutto quando qualcuno non rispetta la fila e passa avanti a tutti gli altri!
Un accenno alle religioni cinesi: se in passato se ne potevano identificare facilmente 3,
il taoismo di Lao-Tse, il confucianesimo e il buddismo (le cosiddette «tre dottrine»), oggi il popolo cinese basa la sua spiritualità in misto di religione popolare, credenze primitive, prestiti dalle «tre dottrine», mai davvero codificati da un organismo centrale: un immenso mosaico religioso e mitologico (per approfondire leggi l’articolo Le religioni in Cina a questo indirizzo) di difficile comprensione. Eppure è proprio all’interno dei luoghi di culto che si scoprono i siti più affascinanti della storia e della civiltà cinese. Una civiltà molto diversa da quella occidentale che però vale la pena conoscere e comprendere.

14 luglio: Italiani di tutto il Mondo. La grande squadra azzurra in partenza verso le Olimpiadi di Pechino (330 atleti) è composta da molti oriundi e naturalizzati o italiani nati all’estero. Una fetta di atleti che ha scelto i colori azzurri e che raggiunge quest’anno il suo massimo storico. In principio ci fu la grande Fiona May: quest’anno sarà la volta di Andrew Howe (che ormai ha abbandonato il cognome Besozzi), e di Libania Grenot, attuale primatista italiana dei 400 metri che nell’aprile del 2008 ha acquisito cittadinanza italiana.
E come non citare Taymaris Aguero, fenomeno della pallavolo che, dopo aver sposato Alessio Botteghi, si è naturalizzata italiana. La schiera delle atlete divenute azzurre dopo il matrimonio fu inaugurata da Josefa Idem che, prima di sposarsi con Guglielmo Guerrini, gareggiava sotto la bandiera della sua Germania. Lo stesso percorso compiuto da Magdelin Martinez (salto triplo) ex caraibica e da Natalia Valeeva (tiro con l’arco), moldava, sposata con Roberto Cocchi e da Erszebet Valkaj (pallanuoto) e Wenling Tan (tennis tavolo). 
Ci sono poi la tuffatrice Noemi Batki, nata in Ungheria ma in Italia da sempre; la giavellottista Zahra Bani, nata e cresciuta in Somalia tornata a Torino da poco più di un decennio; le oriunde Renata Spagnolo, nuotatrice nata a Caracas e Romina Armellini (nuoto) e Gabriella Bascelli (canottaggio) nate in Sud Africa. 
Sono tanti anche gli atleti maschili nati in altre parti del mondo e poi naturalizzati azzurri: Hristo Zlatanov (Bulgaria - pallavolo), Bruno Mascarenhas (Portogallo - canottaggio), Jiri Vlcek (Cecoslovacchia - canottaggio). Qualcuno, come Howe, aveva il doppio passaparto e ha infine scelto per quello azzurro: Daniel Fontana (triathlon) e Diego Romero (vela). E se il cognome tradisce spesso una nazionalità diversa da quella italiana, in diversi casi atleti con cognomi "difficili" sono in realtà italianissimi: Schwazer, Kirchler e Heidegger per esempio. 
Insomma tanti atleti con storie e natali molto diversi che hanno scelto un unico colore e un’unica bandiera. In bocca al lupo a tutti loro.

7 luglio: Qualificazioni olimpiche: scherma e nuoto. Andrea Cassarà è attualmente il più forte fiorettista italiano. Eppure non parteciperà alle Olimpiadi di Pechino. La medaglia d’oro appena conquistata ai Campionati europei di Kiev potrà bastare a consolarlo? Cassarà ha vinto l’Europeo battendo in finale la rivelazione inglese Laurence Hasted. Dopo aver sconfitto ai quarti la sua bestia nera, il francese Le Pechoux (Cassarà ha ribaltato il risultato dell’anno scorso, quando a vincere era stato proprio Le Pechoux) e in semifinale l’austriaco Schlosser, l’azzurro ha potuto vendicare l’eliminazione dei compagni di squadra Baldini e Sanzo, entrambi eliminati da Hasted.
Nonostante questa splendida vittoria Cassarà non parteciperà ai Giochi di Pechino, a meno di un improbabile ripensamento della Federazione internazionale: il bresciano, infatti, paga i risultati ottenuti da marzo 2007 a marzo 2008, quando nel ranking mondiale si trovava dietro a Sanzo e Baldini. La stessa sorte toccherà a Bianca Del Carretto, bronzo nella spada femminile.
A proposito di qualificazioni olimpiche il weekend non è stato avaro di emozioni negli Stati Uniti; al termine di una appassionante edizione dei Trials di nuoto che ha visto accorrere alla Qwest Arena complessivamente più di160.063 spettatori (cifre record per questo sport) si contano ben 9 record del mondo battuti. La protagonista assoluta dell’ultima giornata dell’evento è stata la 41enne californiana Dara Torres, capace di vincere prima la gara dei 100 stile libero (53"78), quindi quella dei 50 metri stile libero davanti a Jessica Hardy, andando oltretutto a migliorare il primato americano (24"25); la Torres ha centrato il pass per partecipare alla sua quinta olimpiade: sarà la prima americana del nuoto a prendere parte a cinque edizioni dei Giochi Olimpici.
Non si può parlare di nuoto e non citare Michael Phelps; il fenomeno, adesso è ufficiale, potrà andare a caccia del record di 7 medaglie vinte in una sola edizione dei Giochi, che appartiene a Mark Spitz (1972). Phelps, infatti, ha guadagnato la qualificazione anche nei 100 metri farfalla: in Cina gareggerà in 8 gare, 5 individuali e 3 di staffetta.

30 giugno 2008: Rossi, alfiere italiano. Antonio Rossi sarà il portabandiera della squadra azzurra ai Giochi olimpici di Pechino 2008. La decisione è stata presa lo scorso 24 giugno dal Presidente del Coni Gianni Petrucci ed è stata salutata da un lungo applauso della giunta del Coni. Perché proprio Rossi? L’azzurro è nato a Lecco il 19 dicembre 1968 e tra quelli che gareggeranno a Pechino è l’atleta italiano che vanta il maggior numero di partecipazioni ai Giochi con medaglie vinte (4). A Barcellona ha vinto il bronzo nel k2 500; ad Atlanta ha vinto due ori nel K1 500 e nel K2 1000; a Sydney ha vinto l’oro nel K2 1000 ed ad Atene ha vinto l’argento nel K2 1000. 
Una carriera costellata di successi culminata nel 2005 con l’elezione nella Giunta Nazionale del Coni come membro ufficiale. Mai un canoista era stato portabandiera azzurro. Appresa la notizia Rossi - che raccoglie il testimone dall’amico Jury Chechi - ha commentato: «Sono chiaramente soddisfatto e questo è un successo che voglio condividere con tutti coloro che mi sono stati vicini, anche e non solo nei momenti più facili e vincenti. È un riconoscimento, oltre che un onore, che voglio dedicare alla mia famiglia, ai miei allenatori, ai miei compagni e a tutti i canoisti d’Italia che a Pechino, con il tricolore tra le mani, avrò l’onore di rappresentare unitamente a tutta l’Italia sportiva». Bellissime parole da parte di un atleta semplice e genuino, premiato per i suoi risultati e per l’impegno che ha sempre dimostrato nella sua lunga e trionfale carriera sportiva (troppo spesso lontana dai riflettori dei media).
Come ben scrive Maria Giulia Minetti sulle pagine de La Stampa: «Eccezione atletica, non c’è dubbio - anche lo sport che il signor Rossi pratica, la canoa, lo solleva dal luogo comune nostrano, dove più che le braccia contano i piedi; anzi, a usare le braccia si fa fallo -, ma poi, se andiamo a leggere le dichiarazioni di un Rossi turbato dall’incarico ricevuto («È un onore e non nascondo di avere provato una grandissima emozione»), ecco una confortante impressione di normalità farsi largo, ecco il palpito del cuore, la riconoscenza, l’orgoglio patrio. Vai Rossi, sei tutti noi!
E ancora, sempre nelle dichiarazioni a botta calda dopo l’annuncio, a chi gli chiedeva un parere sulle esortazioni agli azzurri di disertare la cerimonia d’apertura per protesta politica (vedi alla voce Tibet), Rossi di nuovo rosseggia: «Noi atleti - replica col buonsenso di chi rema in favor di corrente (metaforica, s’intende) - dobbiamo pensare alle gare, concentrarci sullo sport. Magari quando torneremo in Italia ci sarà anche l’occasione di analizzare le nostre sensazioni sulla situazione cinese...». Magari. Insomma, c’è del Rossi in Antonio Rossi, c’è la fierezza italica al momento giusto e la prudenza italica al momento giustissimo, e poi c’è l’impresa, quella sportiva, che le supera di slancio (un po’ come quei due Rossi onorari che erano Sordi e Gassman nella Grande Guerra, anche se tra un oro olimpico e una palla nel petto ci corre, ma non stiamo a cavillare)».
Insomma, un atleta speciale, nella sua normalità: uno dei simboli di come dovrebbe essere lo sport italiano.

23 giugno 2008. Sport minori alla riscossa. In attesa di archiviare gli Europei di calcio, dopo l’eliminazione della nostra Nazionale, è tempo di guardare alle imminenti Olimpiadi di Pechino, con la speranza che le polemiche che le hanno precedute possano lasciare spazio allo sport più vero. I cosiddetti "sport minori" tornano in primo piano... ma è giusto che abbiano così poco spazio?Gli italiani amano il calcio, ovviamente, quasi al pari del motociclismo e della Formula 1; c’è poi il ciclismo, il basket e il volley e poco altro.
I Giochi olimpici rappresentato un’occasione eccezionale per poter assistere a sport che non hanno mai il meritato spazio in tv, nei media e negli interessi delle persone comuni. Se il panorama è difficile per gli sport di squadra extra-calcio, figuriamoci per le discipline individuali. Eppure lo sport è un’attività di utilità sociale prima ancora che tecnico-agonistica, per questo l’accesso ai servizi sportivi dovrebbe riuscire a garantire una varietà di offerta vasta e diversificata.
Ma cosa cercano gli italiani dallo sport? Prova a spiegarlo il sito Professionescherma.org: «a giudicare dal successo di attività di massa quali lo spinning, l’acqua-gym, l’aerobica, lo jogging e altre, la componente essenziale per uno sport di successo è quella di liberare la mente, non di impegnarla. [...] È il mercato che determina l’offerta: la società attuale richiede sicurezza (dei rapporti e dell’ambiente circostante) e spensieratezza, almeno nel tempo libero da impegni scolastici e lavoro. Inoltre richiede ai giovani la continua aderenza alla moda sociale del momento, nonché, per lo sport, la possibilità di essere "consumato" in contenitori di tempo predeterminati e ristretti per garantire la compatibilità con i numerosi altri impegni (sin da bambini) e anche un margine di tempo libero che sia libero anche dallo sport stesso (relativismo, esigenza di libertà individuale)».
Sport e moda, sport e socialità, sport e "consumo". O, ancor peggio, "sport a consumo".
Le emozioni olimpiche che siamo pronti a vivere devono servire a sviluppare un interesse nei confronti di quelle discipline costantemente trascurate dai media. Perché è triste doversi ricordare di tutti quegli atleti che si allenano nell’ombra, in silenzio, senza il benché minimo riconoscimento, vincono medaglie e premi ma non ricevono mai adeguate attenzioni. «Quanti sanno che, mentre il calciatore si piange addosso per l’ennesima rottura con la velina, un altro sportivo, altrettanto valoroso, altrettanto Italiano, altrettanto meritevole, deve pagarsi metà della trasferta con la nazionale perché nessuno passa i soldi alla Federazione, o deve studiare tutta la notte perché sa che lo sport che pratica non gli assicurerà uno straccio di futuro?» [da La grande Italia degli sport minori]. L’insegnante di educazione fisica può contribuire ad ampliare il raggio d’interesse del ragazzo nel momento in cui esso decide di intraprendere un’attività sportiva, di squadra o individuale. Perché non si vive di solo calcio...

16 giugno 2008 - Sigarette a scuola: un luogo comune? Si tratta piuttosto di un dato di fatto. La scuola è sempre più il luogo dove si conoscono i primi fumatori e dove gli adolescenti si ritrovano a fumare la prima sigaretta della vita. I dati di un’inchiesta, l’esperimento di un professore e il ruolo dei docenti di educazione fisica. Un’inchiesta di Altroconsumo rivela che «chi accende la prima sigaretta in tenera età ha più probabilità di cadere vittima della dipendenza da nicotina. Questa evidenza è ancor più drammatica se si considera che l’iniziazione al fumo è sempre più precoce. In Italia, i fumatori adulti (36-75 anni) che dichiarano di aver cominciato a 14 anni, o addirittura prima, sono il 31% degli uomini e il 23% delle donne. Tra i giovani (18-35 anni) le percentuali non solo aumentano notevolmente, ma gli ordini di grandezza si invertono: sono più le donne ad aver sviluppato la dipendenza prima dei 14 anni, 43% contro il 33% degli uomini. Tra gli under 18 di oggi, il trend è microscopicamente più evidente: quasi otto ragazzine fumatrici su dieci iniziano a 14 anni o prima; lo stesso accade a cinque loro coetanei maschi fumatori su dieci». 
Che sia per spirito di emulazione, per cercare di diventare adulti il più velocemente possibile o solo per provare qualcosa di proibito, i ragazzi iniziano a fumare troppo presto. E lo fanno anche a scuola, nel tragitto da casa, nel cortile dell’istituto, in bagno. Partendo dal presupposto che i divieti, pur legittimi e indispensabili, sono fatti per essere infranti, la componente educativa è fondamentale. E il ruolo dell’insegnante di educazione fisica è forse il più cruciale.  
Egli, infatti, può illustrare i ragazzi i danni che provoca il fumo dal punto di vista della prestazione sportiva; può spiegare che fumo e sport sono inconciliabili, sia perché il fumo altera pesantemente ogni performance sportiva sia perché, purtroppo, fare sport non attenua i rischi che un fumatore abituale ha di ammalarsi di cancro ai polmoni. Tuttavia, come si legge in questo dossier di HumanitaSalute, «se il fumo danneggia, riducendola, la performance sportiva, dal canto suo lo sport agisce aiutando chi vuole combattere la propria dipendenza dalla sigaretta. Come la nicotina stimola il sistema nervoso centrale affinché rilasci i mediatori del benessere (serotonina, dopamina, noradrenalina), lo stesso fa lo sport: funge da stimolo per la liberazione in circolo degli stessi mediatori ed è utile per vincere le crisi d’astinenza. Inoltre, l’esercizio fisico risulta un’ottima valvola di sfogo per incanalare ed eliminare tensioni e stress accumulati nel corso della giornata». 
L’esperimento del prof. Giorgio Sacchettoni che abbiamo presentato in questa pagina di Edusport, rappresenta un esempio concreto di quello che i docenti possono fare per combattere la piaga del fumo a scuola. E nonostante le mille difficoltà dell’insegnamento quotidiano, le poche ore a disposizione, la probabile scarsa ricezione da parte dei ragazzi, sappiamo che proprio i docenti di ginnastica sono spesso quelli più "vicini" alle problematiche dei loro studenti. Per questo i più importanti nella lotta al fumo tra i giovani studenti.
Proposte, programmi, iniziative? Scrivici e le pubblicheremo

Il costume dei record [9 giugno 2008]. Filippo Magnini ha vinto la gara dei 100 stile libero al Sette Colli di Roma nuotando in 48"35 (contro i 48"41 di Barnard, che detiene il record della specialità). E, proprio come il giapponese Kitajima, anche Magnini indossava il costume Lze Racer di Speedo, ormai ribattezzato "costume dei record". Filippo ha nuotato e vinto indossando il costume Speedo, anche se il marchio era coperto dato che il suo sponsor tecnico è Arena. La motivazione è stata semplice: «Volevo gareggiare al pari degli altri». E, dopo aver assistito all’eccezionale prova di Kitajima, record mondiale nei 200 rana, che ovviamente indossava il costume Speedo, in molti si domandano quali siano davvero le proprietà di questo indumento. 
38 sono infatti in totale i record battuti da nuotatori che hanno scelto di indossare il prodigioso costume, non a caso vietato in molte competizioni mondiali. L’LZR è realizzato in materiale poliuretano e neoprene (ma l’azienda non cita mai quest’ultimo "ingrediente"); si tratta di inserti di gomma e non tessuto. Materiali che contribuiscono ad aiutare l’atleta nel galleggiamento, modificando l’assetto con cui si affronta l’acqua. Non è un caso che il neoprene viene utilizzato per realizzare la stragrande maggioranza delle mute da sub. 
È un dato di fatto che i costumi di nuova generazione - a parità di prestazioni - possano davvero fare la differenza, aiutando il nuotatore che li indossa e migliorando le sue performance del 2%. Dopo il via-libera della Federazione Internazionale di Nuoto anche ai Giochi olimpici sarà permesso utilizzare i nuovi costumi. Le case concorrenti della Speedo, come le italiane Arena e Diana, potranno quindi correre ai ripari e produrre modelli analoghi. Speriamo che non passi in secondo piano il merito dell’atleta, rispetto a quello del materiale del costume utilizzato; quel che è certo che altri record sono destinati a cadere nei prossimi mesi.

2 atleti eccezionali [3 giugno 2008]. L’atletica è la regina di tutti gli sport e ogni volta che viene battuto un record si compie un vero e proprio evento straordinario; figurarsi quando viene migliorato il record mondiale dei 100 metri. Ma non vogliamo celebrare solo l’impresa di Bolt; anche dalle nostre parti corrono atleti che definire eccezionali è riduttivo! Lo scorso 1 giugno i 100 metri hanno eletto un nuovo re: si tratta del giamaicano Usain Bolt, giovane (21 anni) fenomeno dell’atletica, che è stato in grado di migliorare a New York il record di Asafa Powell. Il nuovo record-man, già medaglia d’argento ai Mondiali nei 200, ha battuto in gara il campione iridato Tyson Gay (9"85 per lui).
Un record straordinario che fa di Bolt uno dei sicuri protagonisti dei prossimi Giochi di Pechino. D’altra parte battere un record del Mondo è una soddisfazione grandissima, ma vincere una medaglia, forse, lo è ancora di più.
L’altro record man di cui vogliamo parlare è tutto italiano; si tratta di Enzo Caporaso ed è un quarantottenne imprenditore torinese capace di compiere un’impresa speciale: correre 51 maratone in 51 giorni (si veda il suo sito ufficiale www.51marathon.com).
L’inizio della sua impresa è avvenuta sabato 23 febbraio 2008, data appositamente scelta per far coincidere la cinquantunesima prova, il 13 aprile, con la Maratona di Torino. Caporaso ha corso le 50 maratone precedenti quella finale su un percorso interamente chiuso al traffico e appositamente costruito: un anello tracciato sulle strade che si trovano all’interno del Parco Ruffini, denominato turin ring marathon, misurato e certificato dalla FIDAL che misura 2009,286 m e che, se percorso 21 volte, consente di completare una Maratona completa con partenza ed arrivo nel medesimo punto.
Per quasi due mesi quella pista "artificiale" ha accolto la corsa di Caporaso e di tanti appassionati che gli hanno fatto compagnia correndo insieme a lui. Sportivi per caso, amici, tifosi: una festa quotidiana di sport. Il recordman tutto italiano ha battuto il primato da Guinnes di Dean Karzanes "l’uomo più in forma del mondo". Una curiosità: l’ultima maratona di Caporaso, quella di Torino, è stata quella corsa più velocemente: 3 ore, 45 minuti e 12 secondi.

Verso i Campionati Europei [26 maggio 2008]. Si avvicina a grandi passi il Campionato Europeo di calcio; la Nazionale italiana guidata da Roberto Donadoni ha iniziato il ritiro a Coverciano e si appresta a disputare le ultime amichevoli. Intrusioni inattese a parte, il ritiro si sta svolgendo nel migliore dei modi.La squadra è stata plasmata dal ct all’insegna della versatilità: non sintomo di confuzione o indecisione, bensì dimostrazione delle molteplici possibilità offerte dalla rosa e dall’attitudine di molti giocatori.
Anche se tra i 24 giocatori che stanno affrontando la preparazione uno dovrà restare a casa, l’ambiente è sereno e i lavori procedono a vele spiegate. Occhi puntati su Antonio Cassano: «Non è un extraterrestre, è solo un ragazzo», ha spiegato Donadoni; «non sarà un elemento disgregante anzi: può dare tanto a livello tecnico e umano». Il girone in cui sono inseriti gli azzurri è tra i più difficili; l’Italia esordisce il 9 giugno a Zurigo contro l’Olanda; sempre a Zurigo affronteremo il 13 la Romania (ore 18,00) e il 17 la Francia (20:45)

Lo sport secondo il Parlamento Europeo [13 maggio 2008]. Contenere i costi dei club e ridurre l’iva sulle attività sportive. Ecco i due punti programmatici che a gran voce chiede il Parlamento europeo per tutelare lo sport da nuove minacce. Lo sport, si legge nel comunicato, è oggi insediato da pressioni commerciali, doping, partite truccate, frodi nelle scommesse e sfruttamento dei minori. Secondo i dati del Libro Bianco della Commissione sullo sport 2004, attorno alle attività sportive europee si crea un giro di 407 miliardi di euro, ossia il 3,7% del PIL dell’UE, e dà lavoro a 15 milioni di persone coinvolgendo il 60% circa dei cittadini europei. Per questo il Parlamento sottolinea che lo sport europeo «è parte inalienabile» dell’identità, della cultura e della cittadinanza europee. Esso svolge inoltre «un ruolo molto importante nelle società europee», in particolare per l’inclusione sociale e per la promozione del dialogo interculturale.
Non per questo lo sport è immune dalle nuove minacce. Pressioni commerciali, sfruttamento di giocatori e collaboratori, doping, violenza, razzismo, corruzione e frodi. Per questo motivo il Parlamento chiede alcune norme di tutela e sviluppo delle attività sportive: rendere disponibile un maggiore sostegno finanziario allo sport non professionistico, ridurre il divario crescente tra i club sportivi a beneficio di quelli più ricchi o più prestigiosi, continuare a prevedere la possibilità di applicare tassi di IVA ridotta alle attività sportive, controllare il pericolosissimo giro delle scommesse sportive, regolare la vendita collettiva dei diritti audiovisivi, condannare le pratiche illegali di alcuni procuratori di giocatori professionisti, non arrestare mai la guardia relativamente al doping.
Infine il Parlamento chiede di promuovere lo sport e l’educazione fisica quali elementi cruciali  di un’educazione di qualità e per rendere le scuole più attrattive. Anche perché lo sport insegna ai giovani «i valori della tolleranza e del reciproco rispetto, dell’onestà e del rispetto delle regole del fair play». Leggi l’articolo completo


EpilessiaEpilessia, il nemico è l’ignoranza [5 maggio 2008]. Lo scorso 4 maggio si è tenuta la VII edizione della Giornata Nazionale per l’Epilessia organizzata dalla Lega Italiana contro l’epilessia. Il nome della malattia deriva da epilambanein, termine greco che significa essere sopraffatti e colti di sorpresa. L’epilessia è la terza malattia in ambito neurologico in ordine di importanza; nel nostro paese ne soffrono 500.000 persone e ogni anno si registrano 30.000 casi in più. Nel 40% dei casi le crisi epilettiche hanno origine dovuta ad una predisposizione genetica e per questo sono curabili. Nel 20-30% dei casi, invece, il soggetto che ne soffre risulta resistente ai farmaci e si è costretti ad individuare l’area del cervello responsabile e ipotizzare un intervento chirurgico.
In passato, com’è noto, l’epilessia era associata al diavolo e si riteneva che colpisse principalmente gli alcolisti; uno degli errori che si continua a fare di fronte ad un paziente con un attacco di epilessia è quello di aprirgli la bocca con la convinzione, sbagliata, che rischi di inghiottire la lingua. In realtà gli attacchi passano da soli: occorre solo appoggiare il malato su un fianco e togliere gli oggetti contundenti.
Salvatore Antibo, campione europeo nei 5000 e nei 10.000 metri e argento a Seul è lo sportivo simbolo della lotta alla malattia; la sua carriera è stata interrotta al culmine del successo per l’insorgere dell’epilessia che già gli si era presentata all’età di 3 anni, in seguito ad un incidente. «I pregiudizi non mancano e per questo vorrei che le persone di successo che sono affette da questa malattia lo dichiarassero pubblicamente, senza vergognarsi, come me».
«L’ignoranza ed il pregiudizio sono gli anelli deboli» ricorda Jury Chechi nel poster che accompagnava il programma della Giornata. È proprio per combattere la disinformazione che la Lice ha promosso la campagna «Epilessia, fuori dall’ombra», i cui materiali sono scaricabili nel sito ufficiale della Lice.

Giocatori stranieri nei campionati di basket e volley [28 aprile 2008]. Nei campionati di basket e pallavolo il problema del numero degli stranieri inseriti nella rosa della squadra è attualissimo; non aiuta a sciogliere le spinose questioni il difficile rapporto che intercorre tra federazioni e lega. La polemica è nata contemporaneamente tra i professionisti del volley e tra quelli del basket. In linea di massima le Federazioni sostengono la diminuzione degli stranieri nei campionati, le Leghe invece sono per la liberalizzazione.
Partiamo dalla pallavolo. Il presidente della Federazione Internazionale Volley Ruben Acosta ha dichiarato le sue intenzioni: solo 2 stranieri per squadra. Immediate le reazioni: i club hanno ribadito che per mantenere alto il livello tecnico dei campionati di serie A occorre «una attività di liberalizzazione del tesseramento dei giocatori stranieri», continuare ad investire nei settori giovanili e italianizzare il campionato A2. Da qui l’accusa al presidente federale Carlo Magri di non essersi fatto interprete delle richieste e delle necessità dei club di serie A. La Federazione ha seccamente ribattuto sottolineando che il compito di stabilire le composizioni dei club che giocano nei campionati spetta solo alla Federazione stessa: valutata la particolare situazione della pallavolo italiana, prenderà in esame proposte alternative.
Nel basket maschile sono proprio i giocatori italiani ad opporsi all’aumento smisurato degli stranieri. Ma la Federazione, che aveva deciso per la riduzione a 3 stranieri per squadra, ha dovuto fare dietrofront dopo le pressioni dei presidenti delle squadre. Così Francesco Corrado, presidente della Legabasket: «Non è pensabile che dai vivai emergano improvvisamente campioni o giocatori in grado di affrontare la sfida tra i professionisti e non è corretto affermare che in Italia giocatori di talento in questi anni non ne sono nati. Occorre organizzare un campionato di sviluppo dove i giovani possano crescere giocando, divenendo un serbatoio sia per i club che per la Nazionale. Ritengo inoltre che la Serie A, per la sua caratteristica di imprenditorialità, oltre che di rappresentatività di uno sport spettacolare, debba essere libera da ogni vincolo».
La questione è aperta: lo spettacolo (e quindi il pubblico, gli sponsor e il denaro) è assicurato solo a patto che in campo scendano campioni capaci di elevare il livello tecnico degli incontri. E ciò, duole ammetterlo, spesso è garantito dalla presenza di giocatori stranieri, la cui presenza è comunque di stimolo a quelli nostrani; il campionato femminile di pallavolo lo ha dimostrato. Inoltre, da sempre, i giovani si appassionano alle gesta dei campioni, e quindi agli sport che praticano, indipendentemente dalla Nazione da cui provengono; guardano alla spettacolarità del campione, non alla sua nazionalità. E dunque qual è il ruolo dei vivai? È sbagliato il sistema di reclutamento dei giocatori? E quale sarà il futuro delle nostre Nazionali?
[La discussione è aperta nel Forum D’Anna]

Rivive il mito di Dorando Pietri [21 aprile 2008]. La storia dello sport è costellata da storie di personaggi che appartengono ormai al mito. Una di queste è ormai a pieno titolo quella di Dorando Pietri, leggendario maratoneta protagonista dei Giochi olimpici del 1908.
Dorando PietriDorando Pietri nacque a Mandrio nel 1885 e visse quasi tutta la vita a Carpi. Garzone in una pasticceria, appassionato di ciclismo e corsa fu attirato nel 1904 da una gara che si svolgeva nella sua città; vi partecipava il più famoso podista italiano dell’epoca, Pericle Pagliani. Secondo la leggenda Dorando si mise a correre dietro al campionissimo, reggendo il suo passo fino all’arrivo. Qualche giorno dopo era già pronto ad esordire in una competizione ufficiale, la 3000 metri di Bologna (arrivò 2°). 
Vinse l’anno successivo la 30 km di Parigi e nel 1906 ottenne la qualificazione ai Giochi olimpici intermedi di Atene. Nella capitale greca, tuttavit, Pietri fu costretto al ritiro a causa di un disturbo intestinale; l’atleta azzurro era al comando con 5 minuti di distacco sugli avversari. Si rifece nel 1907 vincendo i Campionati italiani. 
Il 1908 fu l’anno dei Giochi olimpici di Londra; Dorando si preparò alla maratona per mesi. La gara si svolse il 22 luglio; il via fu dato dalla principessa del Galles alle 14,33. La tattica di Pietri fu quella di non attaccare il gruppo ma di mantenersi nelle retrovie nella prima parte della gara; quando gli atleti inglesi che si trovavano al comando iniziarono a perdere colpi (era una giornata insolitamente calda), Pietri rimontò fino a giungere indisturbato al 2° posto, dietro al sudafricano Charles Hefferson, che lo precedeva di 4 minuti. Informato che il leader della gara era andato in crisi, Pietri iniziò una rimonta poderosa e al 39° km si portò in testa; il dispendio di energie fu enorme e l’azzurro andò in crisi. Perse lucidità, sbagliò strada e cadde almeno 4 volte, esausto; a 200 metri dal traguardo, di fronte a 75.000 spettatori emozionati, un paio di soccorritori lo aiutarono a tagliare il traguardo. Al secondo posto giunse l’americano Johnny Hayes, la cui squadra presentò immediato reclamo, subito accolto: Pietri fu squalificato.
Il giorno dopo la regina Alessandra, impietosita, lo premiò comunque con una coppa d’argento. La leggenda vuole che a suggerire il gesto fu lo scrittore Artur Conan Doyle, forse l’addetto al il megafono che sorresse Pietri al momento dell’arrivo e che si vede nella famosa foto che ritrae il finale della gara.
Nella sfortuna, la fortuna: la notizia del mancato successo alla maratona fece il giro del Mondo e Dorando Pietri diventò un mito vivente. Partecipò a moltissime gare e vinse due volte contro il rivale statunitense Johnny Hayes. Guadagnò molti soldi. Corse la sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove stabilì il suo primato personale (2.38’48"2); la gara di addio si svolse in Italia nel 1911, a Parma. 
A distanza di 100 anni dalla maratona di Londra, iniziano a Carpi le riprese di un film-documentario sulla leggendaria vita del maratoneta. La troupe è guidata dalla regista Anna Thomson. Pochi giorni fa, al termine della maratona di Londra, gli inglesi hanno tributato onore alla Coppa donata dalla regina al maratoneta; la coppa tornerà a Londra il 30 maggio, quando al Castello di Windsor la regina Elisabetta e tutta la famiglia reale onoreranno la memoria del forte e sfortunato maratoneta italiano a un secolo dalla sua sfortunata impresa.

La giusta merenda [14 aprile 2008]. Nel corso dei seminari «D’Anna Per» è emersa più volte la questione relativa alla nutrizione scolastica dello studente. Merende ipercaloriche e cibi troppo grassi invece che sostenere le energie del ragazzo provocano effetti contrari, di appesantimento e stanchezza. La merenda della ricreazione diventa un’abbuffata che "stende" il ragazzo. Si legge sul sito alimentazione-salute.it: «Nei giorni di scuola, i bambini assumono dal 30 al 50% delle loro calorie. “Consumano pasti, una o due merende e a volte anche la colazione. Ciò che viene offerto loro a scuola ha un notevole impatto sulla loro dieta di oggi e sulle loro future abitudini nutrizionali"». È interessante, in questo senso, l’iniziativa Frutta snack. Più gusto e più salute nelle scuole e nei posti di lavoro, che è partita nel mese di marzo in Emilia Romagna e che mette a disposizione con 61 distributori automatici in altrettante scuole e luoghi di lavoro da cui acquistare macedonie di frutta fresca, mele a fette essiccate, yogurt alla frutta, polpa e succhi di frutta 100% senza zucchero e biologici, parmigiano-reggiano con crackers, in porzioni monodose, fresche e già pronte per il consumo. Una ricerca americana ha dimostrato che ad una migliore alimentazione corrisponde un migliore risultato nello studio: gli studenti con consumo più alto di frutta e verdura, sottoposti ad un test di cultura generale, hanno dimostrato probabilità più alta a non sbagliare risposte.
Ricerche a parte è chiaro che mangiare a ricreazione panini farciti di salse e affettati può rivelarsi una scelta poco felice in vista della ripresa della lezione. E che dire dei casi in cui dopo la ricreazione è prevista l’ora di Educazione fisica? Come si fa a praticare sport con lo stomaco pieno di una merenda troppo pesa? Merendine, panini, frutta o verdura? Quel è la merenda ideale nell’intervallo degli studenti? Proposte, indicazioni suggerimenti nel nostro blog.

Il fu spirito olimpico [7 aprile 2008]. La fiamma olimpica sta toccando le principali città europee ed è seguita, oltre che da tanti appassionati e amanti di sport da migliaia di agenti anti-sommossa. La festa dello sport diventa momento di contestazione e protesta. E lo spirito olimpico? A Londra, la scorsa domenica, i tedofori sono stati "assaltati" in segno di protesta da attivisti pro-Tibet. Nella zona di Ladbroke Road due militanti hanno tentato di spegnere la fiamma armati di estintori; e nei 50 km complessivi del cammino londinese della torcia molti altri sono stati i tentativi di interruzione della festa. Un dimostrante ha cercato di strappare la torcia di mano a Konnie Huq, presentatrice della BBC; la polizia ha tempestivamente atterrato l’assalitore (e la tv ha mostrato tutto). Addirittura, per evitare la protesta di un centinaio di attivisti pronti all’intervento verso la fine del percorso, la staffetta ha fatto ricorso anche a un passaggio in autobus. La polizia e gli organizzatori hanno preso questa decisione per far arrivare i tedofori Theo Walcott e Kelly Holmes davanti alla Cattedrale di St.Paul e fuggire dai manifestanti. Mesta e ben lontana da toni festivi l’atmosfera generale. 36 gli arresti complessivi.
A margine degli eventi di domenica il governo inglese ha tenuto a precisare che la difesa del fuoco olimpico non è da intendersi come un appoggio al governo cinese e ai crimini che compie; commentava Tess Jowell, sottosegretario britannico: «Deve essere una festa dello sport; noi siamo stati chiari con la Cina, devono dialogare con il Dalai Lama».
Analoghi scontri si registreranno nelle altre capitali europee, c’è da scommetterci. Vien da chiedersi dunque cosa resti dello spirito olimpico, come dovranno davvero essere vissute queste Olimpiadi cinesi. Per ora alla festa si è sostituita la contestazione (e, certamente, la riflessione).

Sicurezza dello sport [31 marzo 2008]. Dovrebbe diventare materia di studio alle Università tanto è nominata e invocata in abito sportivo: parliamo della sicurezza. Essa è invocata come forma di prevenzione nei confronti di atti di protesta o violenza (si vedano i blindatissimi "set" dove si svolgono le cerimonie dei Giochi Olimpici) oppure come barriera negli scontri tra tifosi che si sono verificati anche nella domenica calcistica appena trascorsa.
Vedere il sacro fuoco olimpico muoversi nei gesti dei tedofori è sempre uno spettacolo emozionante; eppure la cornice composta dalle misure di sicurezza anti-protesta conferisce a quelle immagini un paradossale senzo di tristezza.  La tragica morte di Matteo Bagnaresi, tifoso del Parma travolto da un pullman (vuoto) che faceva retromarcia per scappare agli scontri tra ultrà, è la conseguenza di una mancanza di sicurezza. Una mancanza che mai potrà essere sopperita: non sarà mai possibile poter garantire che le trasferte dei tifosi si possano svolgere in circostanze totalmente sicure. In molti chiedono a gran voce che le trasferte siano abolite, in molti invocano leggi più severe, in molti lamentano la mancanza di sicurezza e tutela per i tifosi che decidono di seguire la propria squadra del cuore la domenica.
Per una triste coincidenza la morte del tifoso gialloblù è avvenuta nella stessa giornata di campionato in cui, all’andata, aveva perso la vita il tifoso della Lazio Gabriele Sandri. Anche se in questo caso sono quasi tutti d’accordo nel ribadire che il tifo e le violenze c’entrano poco (il questore di Asti Antonio Nanni ha definito l’episodio «Un tragico incidente»), è evidente che la violenza - e quindi la mancanza di sicurezza - si sia spostata dall’arena calcistica ad altri luoghi extra sportivi impossibili da controllare, come le aree di servizio. Ancora una volta le istituzioni si interrogano sui critici rapporti tra sport e sicurezza; ancora una volta sappiamo che non sarà facile trovare nemmeno una risposta.

La lunga strada verso Pechino [25 marzo 2008]. Con l’accensione della torcia olimpica inizia l’ultimo conto alla rovescia verso i Giochi di Pechino. Un lungo cammino che, come ampiamente previsto, sarò impervio e turbato dalle mille implicazioni politiche e sociali. Nella sacra area di Olimpia il mondo assiste all’accensione della fiaccola per mano dell’attrice Maria Nafpliotou, che interpreta un’antica vestale, e il sistema di rifrazione inventato da Archimede. La parola passa a Liu Qi, presidente del comitato organizzatore dei Giochi, quando un uomo riesce ad irrompere alle spalle sue sventolando una bandiera nera con cinque manette al posto dei cerchi olimpici. Il contestatore, un 48enne di origini tibetane dell’organizzazione giornalistica Reporters sans Frontières, protesta contro l’assegnazione delle Olimpiadi alla Cina in nome della violazione dei diritti umani e della democrazia negata. Viene subito bloccato e il ritardo di 45 secondi con cui sono trasmesse le immagini permette alla censura di evitare di mostrare l’incursore.
Il viaggio della torcia, poi fermata da altri contestatori, inizia così. Ancora una volta, non è la prima e nemmeno sarà l’ultima, lo sport olimpico si intreccia inevitabilmente con la storia, la società e la politica. I violenti scontri tra cinesi e tibetani hanno alimentato le polemiche legate all’assegnazione dei Giochi alla Cina; se da una parte il mondo sportivo è ancora compatto per rifiutare il boicottaggio, le voci contro la manifestazione e il governo cinese iniziano a farsi sentire (l’ultima è quella del Presidente francese Sarkozy). Nel frattempo gli azzurri continuano la loro preparazione; i segnali che giungono dalla squadra dei nuotatori e tuffatori non può che far ben sperare, vista la pioggia di medaglie giunta da Eindhoven. La speranza è che, con il passare dei giorni, si possa sempre più parlare di sport e sempre meno parlare di violenza.

Nuoto, sport ancora amato [10 marzo 2008]. Qualche giorno fa il Sole24ore ha pubblicato un’indagine condotta da Tns Infratest e Studio Ghiretti sugli sport più praticati tra i ragazzi under 25. L’indagine ha coinvolto 500 italiani tra i 15 e i 25 anni con l’obiettivo di focalizzare il rapporto tra giovani ed educazione fisica.
Si è partiti dal chiedere quali saranno le discipline più seguite ai prossimi Giochi di Pechino. Il 90% del campione intervistato ha dichiarato che seguirà almeno una volta in tv le Olimpiadi; il 53% preferirà ammirare le gare in vasca, il 50% i tuffi, il 17% l’atletica, il 16% la pallavolo.
L’indagine ha poi cercato di analizzare gli sport più praticati dai giovani intervistati; è emerso innanzitutto che l’86% di loro pratica almeno un’attività fisica. In particolare il 91% dei ragazzi e l’81% delle ragazze. Il dato più significativo riguarda la tipologia dello sport praticato: il 36% preferisce praticare nuoto e altri sport acquatici, il 30% ama il calcio, il 26% la pallavolo. Al di fuori del contesto olimpico il calcio resta lo sport più visto in tv: 7 ragazzi su 10 guardano almeno una partita a settimana (e il 47% va allo stadio).

Sport e sociale, parla il ministro Melandri [3 marzo 2008]. Giovanna Melandri, ministro per politiche giovanili e le attività sportive, ha voluto replicare alle parole pronunciate dal presidente del Coni, Gianni Petrucci, in merito al delicato legame che dovrebbe esistere tra sport e sociale. Petrucci ritiene che sia «assurdo che per esercitare competenze proprie, attribuite dal legislatore italiano da oltre 60 anni, e la cui funzione sociale indiscutibile, il CONI, le Federazioni Sportive Nazionali e le Discipline Sportive Associate debbano essere iscritte nel registro Nazionale delle Associazioni di promozione sociale per essere ammesse alle risorse del Fondo nazionale per lo sport di cittadinanza. In realtà questa è una soluzione studiata appositamente a vantaggio degli Enti di Promozione sportiva già esistenti in tale Registro e al quale, anche volendo, le Federazioni non potrebbero essere iscritte in tempi brevi in modo da usufruire delle risorse del fondo».
La risposta della Melandri non ha tardato ad arrivare:
«Al Presidente del CONI che ha detto che "lo `sport sociale` non è un’area riservata solo agli enti di promozione sportiva" vorrei ricordare che più correttamente lo sport sociale è un’area che non va riservata a nessun soggetto in via esclusiva ma nella quale tutti si devono muovere avendo a cuore il risultato complessivo della crescita della pratica sportiva diffusa tra i cittadini.
Nel merito di quanto sostenuto dal Presidente Petrucci invito a leggere con maggiore attenzione l’Intesa siglata con le Regioni lo scorso 29 gennaio sul Fondo di Cittadinanza che non prevede alcun vincolo o esclusione per quanto riguarda i soggetti proponenti delle attività finanziate attraverso la quota del 50% del Fondo attribuita alle Regioni, da cui deriva la possibilità di valorizzare le società sportive dilettantistiche di base indipendentemente dallo sport praticato o dall’adesione ad enti o federazioni.
Ma più complessivamente, ed aldilà di una polemica poco fondata sul merito effettivo, se si esamina a 360 gradi e senza pregiudizi l’azione complessiva del Ministero delle Politiche Sportive al suo attivo non c’è solo la costituzione del Fondo dello Sport di Cittadinanza così aspramente contestato oggi dal CONI ma tanti altri risultati tra cui, oltre alla conferma del finanziamento di 450 Milioni di Euro annui al Coni, una lista non breve di azioni che hanno mobilitato in favore di tutto lo sport risorse straordinarie, aggiuntive e di sicuro mai esistite prima:
• la creazione del Fondo per gli Eventi Sportivi Internazionali destinato, con una dotazione di 15 Milioni per il 2007 e di 13 per il 2008, a sostenere la realizzazione in Italia di grandi eventi sportivi internazionali nonché la previsione di finanziamenti specifici per la realizzazione dei Mondiali di Nuoto del 2009, dei Giochi del Mediterraneo e dei Mondiali di Ciclismo del 2008;
• il rilancio ed il rifinanziamento (60 Milioni d Euro in tre anni) dell’Istituto per il Credito Sportivo (ICS), la banca dello sport chiamata ad aiutare enti locali, Coni, federazioni e privati a realizzare impianti sportivi sul territorio;
• la destinazione in maniera specifica di altri 20 Milioni di Euro sempre all’ICS per la realizzazione del programma di ammodernamento e privatizzazione degli stadi e dei palazzetti;
• la possibilità riconosciuta a tutte le famiglie di detrarre il 19% delle spese sostenute per far praticare sport ai ragazzi dai 5 ai 18 anni presso palestre, associazioni sportive ed altri impianti;
• la moltiplicazione del contributo annuale per il Comitato Paralimpico Italiano che era di 500.000 Euro nel 2007 e che ora invece è di ben 5 Milioni di Euro per il 2008;
• la risoluzione in via definitiva della non positiva esperienza della Sportass con oneri totalmente a carico dello Stato e salvezza delle posizioni degli sportivi assicurati;
• la possibilità, contenuta nel decreto cd. mille-proroghe in via di conversione definitiva al Senato, di devolvere il 5 per mille da parte dei contribuenti anche a favore delle associazioni sportive dilettantistiche;
• l’aumento delle risorse statali destinate dal Ministero per le Politiche Sportive e dal Ministero dell’Istruzione all’inserimento della educazione motoria nella scuola primaria (10 Milioni di Euro nel 2008 per almeno 25 scuole a provincia);
• un bando di 1 Milione di Euro per progetti esclusivamente dedicati alla crescita della cultura sportiva ed alla prevenzione della violenza legata agli eventi sportivi.
Del forte e doveroso investimento del Ministero per le Politiche Giovanili e le Attività sportive parlano i fatti, costruiti e realizzati attraverso il metodo della cooperazione, innanzitutto con Coni e federazioni ma anche con regioni, enti territoriali ed enti di promozione sportiva.»
Il dibattito sembra tutt’altro che chiuso.

Volley, l’appello di Mastrangelo [25 febbraio 2008]. In Italia - com’è ben noto - la situazione è fin troppo definita: il calcio attira la maggior parte degli spettatori/finanziatori/interessi e poco resta per tutte le altre discipline. Ecco dunque l’appello di Luigi Mastrangelo. Il centrale della Nazionale italiana di pallavolo, in forza al M. Roma Volley, rilancia l’appello di Lapo Elkann - neo presidente della Sparkling Milano - e grida «Salvate la pallavolo». L’azzurro denuncia la totale assenza di finanziatori: «Dobbiamo aiutare questo sport a non sparire nel nulla; non esiste solo il calcio, la pallavolo - come tanti altri sport - ha conquistato pubblici ormai importanti e quindi di sicuro interesse per gli sponsor; dobbiamo aiutare questo sport a non sparire nel nulla». Paole fortissime. Un campanello d’allarme che l’azzurro ha voluto far suonare prima che la crisi della pallavolo sia senza possibilità di arresto. Eppure si tratta di uno sport pulito, genuino, emozionante, capace di attirare nei palazzetti ancora tantissimi spettatori: gli sponsor devono tornare a investire in questo sport.

Calcio, spettatori in fuga [18 febbraio 2008]. Quando si parla di calcio si è ormai da tempo abituati a non pensare solo alle partite giocate, ma anche e soprattutto all’enorme macchina che ne manovra l’andamento. I dati degli ultimi mesi parlano chiaro: sempre meno spettatori allo stadio, sempre meno spettatori in tv. Mediaset quasi sicuramente non riproporrà l’anno prossimo Controcampo, Sky mostra dati di ascolto clamorosamente bassi (una partita come Siena-Torino è stata vista da 2000 abbonati in tutta Italia), La7 cancella la sua trasmissione portante dedicata al mondo del pallone del lunedì. Cosa sta succedendo al calcio "guardato"? Strascichi di calciopoli? Sovraesposizione? Programmi scadenti? 
La proposta di Galliani relativa alla possibilità di "spalmare" ulteriormente il campionato nel corso del weekend mette i brividi, ma d’altra parte succede già in Inghilterra (si gioca una partita - il lunch match - anche alle 13), Francia, Spagna e Portogallo, dove si gioca un match il venerdì alle 21.30, due gare il sabato (ore 20.00 e 22.15), quattro la domenica (ore 17, 18, 20.15 e 22.15) e un posticipo il lunedì alle 20.45. Dal punto di vista dello spettatore il calcio rischia di diventare un investimento, più che una passione; gli abbonamenti in tv non sono certo regalati e chi ha scelto di fare l’abbonamento allo stadio ma non può andarci perché si gioca di sabato (quando i negozi sono aperti) che deve sperare? Una cosa è certa: il calcio in Italia, costantemente legato a questioni economiche e politiche, vive un forte momento di "disaffezione" da parte dei tifosi. E questo continuo gioco al rialzo - dei diritti televisivi, degli stipendi dei giocatori, dei servizi a pagamento, delle ore in tv - fa male allo sport.
10 azzurri per Pechino [11 febbraio 2008]. Un team composto dai nostri campioni più rappresentativi a caccia di medaglie in vista dei Giochi di Pechino, è stato presentato a Milano; si tratta di una selezione di 10 atleti che sarà direttamente sponsorizzata dalla FIAT. FIAT che per l’occasione, si è trasformata da Fabbrica Italiana Automobili Torino a Fabbrica Italiana Atleti. Cala il sipario ed ecco il «Dragone d’Italia», come l’ha battezzato Filippo Magnini. La squadra dei magnifici 10 è composta da: il saltatore Andrew Howe, la ginnasta Vanessa Ferrari, gli schermidori Aldo Montano e Margherita Granbassi, i nuotatori Federica Pellegrini e Filippo Magnini, la tuffatrice Tania Cagnotto, la cinese naturalizzata Wenling Tan Monfardini, campionessa di tennistavolo, e due atleti paralimpici, il ciclista Fabrizio Macchi e il corridore Roberto La Barbera. La presentazione, condotta da Nicola Savino, si è svolta con leggerezza e ironia, ma dai volti e dalle parole degli azzurri è trapelata la determinazione e la forza d’animo che sicuramente accompagnerà questa rappresentativa (e il resto del gruppo). L’evento si avvicina, le aspettative crescono. La squadra azzurra ha i numeri per far bene come non mai.

squadra di spadaSpada azzurra al top [4 febbraio 2008]. Italia e scherma, un binomio che non si smette di stupire. E che promette scintille anche alle prossime Olimpiadi di Pechino. Questa volta i meriti vanno alla splendida Nazionale di spada vincitrice del  31° Trofeo Carroccio di Legnano (MI). Il torneo, valido come prova di Coppa del Mondo, aveva importanza decisiva ai fini della qualificazione olimpica. Il successo degli azzurri vale alla squadra il pass ai Giochi con una gara di anticipo (l’ultima si disputerò a Stoccolma tra un mese). Diego Confalonieri, Alfredo Rota, Matteo Tagliariol e Stefano Carozzo hanno dimostrato di essere in forma perfetta, sia dal  punto di vista individuale che da quello di squadra vera e propria. Il trofeo è iniziato alla grande con la vittoria per 42 a 36 sul Kazakhstan. Le nette batoste inflitte a Svizzera (45-24) e Russia (45-31) hanno dato coraggio alla squadra che in finale ha interpretato perfettamente il match contro l’Ucraina, battuta 40-29. Complessivamente gli azzurri hanno ottenuto due vittorie di tornei (Montreal e Legnano), un secondo posto (Campionati del Mondo), due bronzi (Doha e Kuwait City), e il quarto all’Europeo. 
Il ct Carnevali non trattiene la gioia: «Nei quattro assalti della giornata ho schierato quattro formazioni diverse, a dimostrazione che tutti stavano bene. Siamo stati l’unica squadra con un rendimento costante nel corso della qualificazione e nella spada non è un particolare di poco conto».

Ragazze irresistibili! [28 gennaio 2008]. Dopo aver dedicato questo spazio ad Alessandra Sensini ci soffermiamo volentieri a parlare di altre due atlete italiane che hanno colorato di azzurro il weekend trascorso: Denise Karbon e Carolina Kostner. Ci sono le imprese che vale la pena raccontare; e poi ci sono le imprese straordinarie, quelle che non bisognerebbe dimenticare mai. Denise Karbon, 27 anni, sabato 26 gennaio ne ha compiuta una di queste; ha vinto il suo quarto gigante recuperando in una manche formidabile tutto ciò che c’era da recuperare senza badare troppo alla sua mano ingessata per colpa di una fastidiosa frattura al metacarpo. La Karbon, erede della Compagnoni, ha ormai in mano la Coppa del Mondo; ha sciato con disinvoltura e immensa classe nonostante il malanno, ha lasciato indietro le concorrenti sbalordite (Hosp  e Goergl). Ora - a due gare dal termine - si ritrova con 181 punti di vantaggio: ne mancano solo 2 per conquistare la vittoria matematica della Coppa. L’altra azzurra straordinaria è Carolina Kostner che a Zagabria si è riconfermata Campionessa d’Europa ed è tornata grande, grandissima. Al comando dopo la giornata del programma corto, Carolina ha pattinato nel libero sulle note di Dvorak; l’esecuzione dell’esercizio non è stata perfetta ma a convincere i giudici è stata la sua grazia, la sua armonia. A marzo ci saranno i Mondiali in Svezia e le avversarie saranno ancor più agguerrite; lei non ha paura e sa di poter vincere ancora. Ci riuscirà.
 
Sensini, leggenda italiana [21 gennaio 2008]
. Alessandra Sensini pratica uno sport davvero poco italiano; eppure da molti anni a questa parte è la numero uno della sua disciplina. Grazie a lei il windsurf è azzurro come il mare su cui si muove la sua tavola. L’atleta toscana, 38 anni tra qualche giorno, ha vinto l’11° titolo iridato sbaragliando l’agguerrita concorrenza; è successo nella baia di Auckland, in Nuova Zelanda. Nell’ultima regata di Medal Race Alessandra si è piazzata seconda, mentre la neozelandese Barbara Kendall (sua diretta rivale fino a quel momento) è giunta quarta, perdendo le speranze di vittoria.
Per l’azzurra è il quinto titolo mondiale conquistato in carriera; una carriera strepitosa, costellata di successi. Ora la Sensini si prepara a disputare la quinta Olimpiade. Ai Giochi ha vinto la medaglia d’oro nel 2000 a Sydney e quella di bronzo ad Atlanta nel 1996 e ad Atene nel 2004. Alla base del suo successo, in cui gli avversari certamente non mancano, tanto lavoro, sacrifici e una professionalità che certamente merita un po’ di attenzione. Grazie Alessandra, continua a regalarci altre emozioni!

Pistorius, niente Giochi per normodotati [14 gennaio 2008]. Rispettando le previsioni della vigilia (comprese quelle del diretto interessato), la Federazione Atletica internazionale (IAAF) ha ufficialmente stabilito il divieto di partecipazione ai Giochi Olimpici per Oscar Pistorius. L’atleta sudafricano biamputato alle gambe, dopo i successi ottenuti nei Giochi paralimpici, chiese di poter essere ammesso alle qualificazioni in vista delle Olimpiadi di Pechino.
La Federazione internazionale di Atletica ha impiegato diversi mesi per analizzare le prestazioni fornite all’atleta dalle protesi; dalla relazione del professor Peter Brueggemann, docente dell’istituto di biomeccanica dell’Università di Colonia incaricato di svolgere appositi test, è emerso che esse costituiscono una violazione dell’articolo 144.2 del regolamento, in quanto garantiscono al 21enne sudafricano un «vantaggio meccanico dimostrabile (più del 30%) se confrontato con qualcuno che non usi le protesi». Il caso, che tanto ha fatto discutere e che certamente continuerà a farlo, sta scatenando molte reazioni. Una delle prime viene dal Presidente del Comitato Paralimpico Luca Pancalli: «Sono deluso dal punto di vista umano e sorpreso perché il procrastinarsi della decisione aveva acceso qualche speranza su una scelta diversa». Pistoirius, invece, si aspettava una decisione del genere e, solo pochi giorni fa aveva dichiarato: «Sento che è mia responsabilità, nell’interesse di me stesso e di tutti gli altri disabili, rimanere fermo nella mia idea e non permettere a nessuna organizzazione di impedirmi di competere usando gli strumenti senza i quali, semplicemente, non potrei camminare».

Il 2008 sarà un anno di grande sport [7 gennaio 2008]. Dalle Olimpiadi agli Europei, dal Sei Nazioni ai Mondiali di nuoto le emozioni non mancheranno. Ecco una rassegna di quello che ci aspetta.
Dopo il rally del Dakar e il torneo di qualificazione olimpica di volley che vede i nostri azzurri impegnati a conquistare il pass per Pechino, a febbraio sarà già il momento del Sei Nazioni di rugby; assisteremo all’esordio nella panchina italiana del nuovo ct Nick Mallet. Ancora a febbraio andranno in scena anche la sfida tra Italia e Spagna di Fed Cup e le ultime partite del Setterosa valide per la qualificazione olimpica.
A marzo sono in programma i Mondiali di atletica indoor a Valencia, gli Europei di nuoto in Olanda e i Mondiali di ciclismo su pista a Manchester; proprio la città inglese ospiterà ad aprile i Mondiali di nuoto in vasca corta. In Coppa Davis l’Italia affronterà la Croazia. Tra maggio e giugno potremo seguire Giro d’Italia, Roland Garros e i match dell’Italrugby contro i Campioni del Sudafrica e l’Argentina. Il 7 giugno prenderà il via l’Europeo di calcio, la cui finalissima è prevista il 29 a Vienna.
Si svolgeranno a luglio gli Europei di pallanuoto e quelli di scherma. Subito dopo il Tour de France sarà il momento dei XXIX Giochi Olimpici di Pechino. La Cina ospita l’evento sportivo dell’anno; anche se preoccupano i dati relativi allo smog, tutti hanno la certezza che si tratterà di uno spettacolo incredibile dal punto di vista sportivo e organizzativo. E del resto per Pechino è un’occasione clamorosa.
Dopo le Paralimpiadi, a settembre, potremo assistere - a Varese - alla 75a edzione dei Mondiali di ciclismo su strada, dove Bettini cercherà di centrare un tris da leggenda. Ad ottobre si svolgeranno i Mondiali di corsa su strada a Rio de Janeiro. La sfida tra catamarani Oracle e Alinghi e la finalissima di Coppa Davis chiuderanno il 2008. Vietato fermarsi!
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