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Scienze motorie, attivitą fisica e benessere psicofisico

Paramorfismi: conoscerli, prevenirli e curarli (parte 1)

Paramorfismi: conoscerli, prevenirli e curarli (parte 1)

Affrontare il tema dei paramorfismi e delle cattive abitudini posturali è un tema a me tanto caro. Ci tengo molto a fare chiarezza su questo argomento perché ne va della credibilità della nostra professionalità, dell’Educazione Fisica tutta e della ginnastica correttiva.

In questi anni di lavoro nel settore mi sono reso conto della grande confusione che regna: da chi pensa che la ginnastica correttiva sia la cura per una deformità, a genitori che non distinguono cosa sia un paramorfismo o un dismorfismo (nonostante molti di loro si trovano a che fare con diagnosi mediche, riferite ai propri figli, con su scritto paramorfismo o dismorfismo), bambini che vengono in palestra a fare ginnastica correttiva spaventati come se stessero entrando in sala operatoria, colleghi confusi e che non vogliono inserirsi in questo settore per paura di “bruciarsi” e per paura del confronto e della collaborazione.

Il mondo dell’Educazione fisica non può permettere tutto ciò. Un’inversione di tendenza è di vitale importanza affinché si dia il giusto ruolo e il giusto riconoscimento al nostro movimento in questo settore.

 
  
       

I genitori devono capire il linguaggio dei medici                                                      Specialista in Ginnastica Correttiva

 

DIFFERENZA TRA PARAMORFISMI E DISMORFISMI
Ma che cos’è un paramorfismo? Ci sono tante definizioni nella letteratura scientifica che fanno chiarezza. Per comprendere meglio il significato partirei dal concetto di paramorfismo coniato dal Dott. Goffredo Sorrentino nel suo libro Le deformità infantili (paramorfismi) e la loro cura (1932): «Col nome di paramorfismo io designo alcune alterazioni della forma del corpo e dei suoi atteggiamenti abituali, che sono le stigmate strutturali della decadenza fisica delle persone civilizzate e formano una zona di delimitazione biologica compresa tra i confini della normalità e quelli della patologia». Già da questa definizione, se letta attentamente, cogliamo il termine “atteggiamenti” (che cos’è un atteggiamento lo sappiamo: cioè la figura che il corpo ha nella sua globalità, oppure una parte di esso, assume, in rapporto a sé stesso).

All’epoca però molti aspetti dei paramorfismi sfuggivano all’occhio clinico considerate le conoscenze del tempo. Per questo motivo nel corso degli anni fu necessario rielaborare il significato del termine, sulla base delle esperienze vissute dai tanti luminari del settore, conoscendo gli stadi definiti normali e quelli patologici. Il tutto per evitare di commettere errori diagnostici che si tradurrebbero in trattamenti inadeguati.

Tra i tanti libri letti, nel corso della mia carriera universitaria e lavorativa, sulla ginnastica correttiva, una definizione interessante ma incompleta è la seguente: «Per paramorfismo si intende un complesso di alterazioni della forma e dell’atteggiamento del corpo, senza difetti della struttura ossea».

La definizione appena letta non tiene in considerazione due elementi fondamentali che caratterizzano i paramorfismi: l’età e la mobilità articolare, la quale non è possibile analizzarla se osserviamo un soggetto in stazione eretta.   In questa definizione spicca il termine “struttura” da cui deriva “strutturazione” cioè forma alterata delle ossa (deformità ossea).

È fondamentale concentrarsi sul concetto di “strutturazione” poiché nei Paramorfismi non ci sono deformità ossee.  La strutturazione caratterizza il dismorfismo. Quindi possiamo affermare che un dismorfismo è una deformità. Su questo termine dobbiamo fare alcune precisazioni: Le deformità possono colpire varie parti del corpo in maniera lieve o grave e possono essere acquisite o congenite.

Inoltre è importante sapere che le deformità evolvono sempre verso il peggioramento. A questo si devono aggiungere tutti i compensi che l’organismo mette in atto a causa della deformità e che rappresentano essi stessi danno per l’organismo.  Da quanto detto risulta evidente l’importanza di intervenire sempre cercando di correggere o di evitare che la deformità possa evolvere verso l’ulteriore peggioramento cercando di migliorare anche i compensi e gli adattamenti indotti dalla deformità.

       

Ecco alcuni atteggiamenti posturali scorretti e corretti                                     Ecco un dismorfismo (deformità) del rachide


ANALISI DELLA DEFINIZIONE DI PARAMORFISMO

Quanto già detto ha consentito, a facoltosi luminari, di definire in maniera più completa il paramorfismo. La definizione a mio avviso più completa è quella che ascoltai ad un corso di ortopedia e ginnastica medica: «Alterazione della forma e/o della motilità o funzionamento di una parte del corpo che, per vari motivi, si allontana dallo stato di normalità, in modo non irreversibile e in un soggetto che si trova in età evolutiva».   

Adesso analizziamo nel dettaglio la definizione per cogliere meglio il significato:

- per alterazione della forma e/o della motilità si intende che qualsiasi parte del corpo può essere alterata nella forma (per esempio la schiena può essere più ingobbita); l’esempio in questione per essere considerato paramorfismo deve essere volontariamente reversibile o con un piccolo aiuto passivo (cioè al soggetto con una leggera cifosi si dirà di stare dritto e il soggetto annullerà quell’atteggiamento VOLONTARIAMENTE o con una leggera pressione a livello della cifosi).

I meno esperti potrebbero semplificare la definizione affermando che il paramorfismo sia una semplice abitudine o un vizio di portamento che può essere corretto volontariamente. Fondamentale è sempre la diagnosi affidata sempre e solo al medico specialista l’unico in grado di saper distinguere con esattezza un Paramorfismo da un dismorfismo.

- Per motivi diversi: le cause che determinano un paramorfismo possono essere varie.

- in età evolutiva: l’età d’oro per poter apportare le correzioni con ginnastica è quella dell’età evolutiva soprattutto per alcune forme paramorfiche (per esempio piede piatto). Nello specifico quando lo scheletro è ancora in fase di maturazione e di accrescimento gli stimoli ginnici, se somministrati in modo corretto, diventano efficaci correggendo il paramorfismo.


SUL VOLONTARIAMENTE

Leggendo abbiamo capito come il paramorfismo sia di per sé un atteggiamento scorretto correggibile volontariamente. Questo avverbio “volontariamente” stabilisce l’efficacia del trattamento con la ginnastica nei casi di paramorfismo. Faccio un esempio: bambino di 10 anni ha un atteggiamento cifotico a livello dorsale tipico dell’età (diagnosi ortopedica) e mai nessuno gli ha spiegato qual è la postura corretta da assumere in stazione eretta bipodalica.

Il medico specialista prescrive ginnastica correttiva. Una volta in palestra al bambino viene spiegato come si sta in stazione eretta bipodalica in modo corretto e lo stesso riesce a correggersi da solo assumendo una postura decisamente migliore. Ecco spiegato il volontariamente. Il bambino non ha nessuna deformità ossea (dismorfismo) che gli impedisce di stare dritto per questo riesce a correggere volontariamente la sua postura. 

Azioni volontarie di correzione della postura


L'AZIONE PSICOLOGICA

Quando parliamo di Paramorfismo ci riferiamo a situazioni potenzialmente non irreversibili quindi correggibili. Il soggetto paramorfico ha la capacità di autocorreggersi. L’autocorrezione non si realizza se il soggetto non sviluppa contemporaneamente la volontà di autocorreggersi e il come correggersi.

Senza lo sviluppo di queste capacità il paramorfismo resta di per sé immodificato. Quindi possiamo confermare come la ginnastica correttiva, affinché risulti efficace, deve andare ad agire soprattutto sulla volontà del soggetto da trattare. Questo non è un problema facile da risolvere. La sfera motivazionale, educativa e psicologica risultano determinanti in questi casi.

Ma di questo argomento parleremo nel corso del secondo articolo dedicato al tema del ruolo della ginnastica nei casi di paramorfismi e dismorfismi.



prof. Giuseppe Finocchiaro


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