Materiali per la didattica - Contributi CAPDI
La progettazione motoria e sportiva nella scuola
a cura di Salvatore Conte
[Salvatore Conte, 54 anni, residente a Prato, è diplomato all’Istituto Superiore di Educazione fisica di Firenze con specializzazione in Management dello Sport; è docente di educazione fisica dal 1972 e svolge come libero professionista consulenze specialistiche nell’area del Management dello Sport. È consulente al Tavolo interministeriale MPI/POGAS per la stesura degli Indirizzi Nazionali del MPI per l’innovazione dello sport scolastico e svolge la funzione di Responsabile della Commissione Nazionale Sport per la scuola della CAPDI e coordinatore della ricerca-progetto Quale sport per i giovani nella scuola italiana. È Docente Formatore della Scuola Regionale dello Sport - CONI Toscana e Responsabile del Centro Studi e Formazione del CONI di Prato.]
* PRIMA PARTE *
Introduzione
La tematica, di per sé piuttosto complessa, si presta ad essere sviluppata sotto molteplici “aspetti” che si intrecciano e si dipanano in tanti argomenti più specifici, che tenterò di sviluppare nel tempo da queste pagine di “edusport”, spero con suggerimenti o contributi a “più mani.
Prima di affrontare gli aspetti specifici di carattere progettuale, mi sia concesso una breve premessa attraverso la citazione (sintetica ed integrata) di alcune parti della “Risoluzione del Parlamento europeo del 13 novembre 2007 sul ruolo dello sport nell’educazione”, per meglio sottolineare il forte intreccio che esiste tra “l’educazione fisica” e “lo sport”. Fra le molteplici considerazioni (invito a leggere l’intero documento - vedi www.capdi.it oppure www.edusport.it - in quanto rappresenta davvero un condensato di ottime dichiarazioni), si ribadisce:
• che l’educazione fisica è l’unica materia scolastica che punta a preparare i bambini a uno stile di vita sano, concentrandosi sul loro sviluppo fisico e mentale e trasmettendo importanti valori sociali...;
• che l’educazione fisica e lo sport sono fra i più importanti strumenti di integrazione sociale....;
• che negli ultimi dieci anni le ore di educazione fisica sono diminuite non solo nella scuola elementare, ma anche in quella media....;
• che sempre più spesso tale materia è insegnata da insegnanti che non dispongono di un’adeguata formazione specializzata ....;
• che non esiste un coordinamento adeguato volto a riconciliare attività sportive scolastiche e prescolastiche e ad utilizzare meglio gli impianti esistenti ...;
• che i genitori svolgono un ruolo cruciale nella rete di partenariati in tale ambito e che il loro sostegno alle attività sportive dei figli è di importanza vitale.... .
Il documento ribadisce “l’interesse legittimo dell’Unione europea per lo sport, in particolare per i suoi aspetti sociali e culturali, nonché per i valori sociali ed educativi che lo sport trasmette...”, sottolinea l’importanza di attuare le dichiarazioni di Amsterdam e di Nizza, soprattutto per quanto riguarda le caratteristiche specifiche dello sport in Europa e la sua funzione sociale e che, nella nostra società multiculturale, lo sport può e dovrebbe costituire parte integrante di un’educazione formale e informale e che dagli studi emerge che un’attività fisica regolare migliora il benessere fisico e mentale e ha nel contempo effetti positivi sulle capacità di apprendimento.
La risoluzione chiede per questo agli Stati membri e alle autorità competenti di assicurare che i programmi scolastici e prescolastici pongano un accento maggiore sullo sviluppo della salute ...., che i bambini possano iniziare l’attività fisica prima possibile, con beneficio per il loro sviluppo e la loro salute e, quindi, di garantire all’educazione fisica uno status conforme al profilo dell’istituzione e al corrispondente livello di studi. Rileva poi che lo sport e l’attività fisica possono dare un contributo importante alla lotta contro le tendenze negative per la salute come uno stile di vita sedentario e l’obesità.
Propone che i Gruppi di lavoro prestino “maggiore attenzione al rafforzamento del legame tra salute ed educazione fisica nelle scuole”... ed invita gli Stati membri a prendere in esame, e ove necessario ad applicare, modifiche nell’orientamento dell’educazione fisica in quanto materia scolastica, tenendo conto delle necessità di carattere sanitario e sociale e delle attese dei bambini ....., a rendere obbligatoria l’educazione fisica nelle scuole primarie e secondarie e ad accettare il principio che l’orario scolastico comporti almeno tre lezioni di educazione fisica settimanali, mentre le scuole devono essere incoraggiate a sforzarsi di raggiungere tale obiettivo minimo, nella misura del possibile.
Infine, invita gli Stati membri e le autorità competenti a promuovere una consapevolezza del corpo e lo sviluppo della salute attraverso un più alto livello di integrazione tra sport e materie di studio.
Se dunque si vuol tenere conto delle “raccomandazioni” contenute nella Risoluzione europea e nelle tante “dichiarazioni” e “libri bianchi” sugli aspetti della salute, dello sport, dell’attività fisica, non si può che convincersi che l’intreccio tra - educazione motoria-fisica-espressiva-sportiva-ricreativa & salute e benessere della persona - è sempre più intenso, e che solo una concreta integrazione progettuale di complesse “azioni didattiche” permetterà di dare risposte organiche per concorrere in maniera univoca al raggiungimento degli obiettivi relativi al “linguaggio del corpo”.
Per dare organicità e continuità alle esperienze motorie e sportive scolastiche, il punto di partenza per la nostra disciplina è rappresentato dal “curricolo motorio”, che oggi definirei con una espressione più ampia di Curricolo Motorio Sportivo Espressivo Ricreativo - che sottolinea il suo sviluppo verso più ambiti riconosciuti (vedi poster degli OSA formulato dalla Capdi & LSM) - attraverso un doppio canale in senso verticale:
• il primo, secondo una precisa verticalità progettuale tra scuola primaria e scuola secondaria, che permetta di anticipare il prima possibile l’attività fisico-motoria secondo chiari interventi didattici che perseguano gli Obiettivi di Apprendimento tipici delle età;
• il secondo, secondo una verticalità curricolare tra ambito scolastico (in orario disciplinare) ed extrascolastico (in orario di ampliamento formativo, ovvero di progetto sportivo /di gruppo sportivo scolastico/di associazione scolastica).
La costruzione del Curricolo
In questi ultimi anni, la scuola è stata sottoposta ad una serie infinita di proposte di cambiamento relativamente ai programmi scolastici, ai contenuti disciplinari, all’organizzazione didattica, ecc. Intensi dibattiti e contrapposizioni, molta confusione e poche le cose effettivamente valide in grado di produrre positive innovazioni. Credo tuttavia, di poter condividere le indicazioni ministeriali laddove si afferma che: “la costruzione del curricolo è il processo attraverso il quale si sviluppano e organizzano la ricerca e l’innovazione educativa” e inoltre che “la progettazione didattica promuove l’organizzazione degli apprendimenti in maniera progressivamente orientata ai saperi disciplinari e... la ricerca delle connessioni fra i saperi disciplinari e la collaborazione fra i docenti”.
Per una “costruzione del curricolo” - che ricerchi effettivamente la connessione fra i saperi disciplinari - è opportuno che ciascun docente analizzi prima quanto si riporta nelle Indicazioni per il Curricolo (MPI, Settembre 2007), per ricercare quanto di innovativo già si esprime in:
• Discipline e aree disciplinari;
• Traguardi per lo sviluppo delle competenze;
• Obiettivi di apprendimento;
sapendo anche che – riferendosi al sistema di descrizione previsto per l’adozione del Quadro europeo dei Titoli e delle Qualifiche (EQF) - i “saperi” si articolano in abilità/capacità e conoscenze, secondo precise definizioni qui sintetizzate:
• Conoscenze: “sono l’insieme di fatti, principi, teorie e pratiche, relative a un settore di studio o di lavoro - sono descritte come teoriche e/o pratiche”.
• Abilità: “indicano le capacità di applicare conoscenze e di usare know-how per portare a termine compiti e risolvere problemi - sono descritte come cognitive e pratiche”.
• Competenze: “indicano la comprovata capacità di usare conoscenze, abilità e capacità personali, sociali e/o metodologiche - sono descritte in termine di responsabilità e autonomia”.
In termini più sintetici potrei anche dire che il sapere” (le conoscenze), il “saper fare” (le abilità), “il saper essere” (gli atteggiamenti), e aggiungo ancora ... il “saper essere di più” (i comportamenti permanenti/lo stile di vita) di Corpo Movimento Sport, costituiscono i tratti essenziali da apprendere per il formarsi della personalità complessiva dello studente.
Per la progettazione motoria e sportiva, alcuni indirizzi e scelte metodologiche costituiscono ormai un preciso orientamento, grazie all’azione culturale svolta negli ultimi dalle organizzazioni europee dei docenti di educazione fisica (Associazioni EUPEA e della CAPDI-LSM in Italia). Un ampio dibattito culturale e scientifico all’interno della categoria dei docenti di educazione fisica promosso dalla CAPDI LSM e di cui la stessa casa editrice D’Anna è stata un partner importante nel corso del 2008, ha consentito di declinare le conoscenze e le abilità in “ambiti di apprendimento” suddividendoli per età e per tipologia di scuola negli Obiettivi Specifici di Apprendimento (vedi poster OSA elaborato dalla CAPDI), al fine di offrire ai docenti di educazione fisica modalità più chiare e più semplici per la progettazione disciplinare da presentare nel Piano di Offerta Formativa (POF) dell’istituzione scolastica, spesso ormai organizzate in verticale e cioè in “istituti comprensivi”.
E se vogliamo rispondere appieno all’invito finale della Risoluzione Europea, cioè promuovere – la consapevolezza del corpo e lo sviluppo della salute, attraverso una più alta integrazione tra sport e materie di studio – dobbiamo anche chiederci come svolgere corrette azioni didattiche per raggiungere i diversi “macro-obiettivi” disciplinari (secondo le indicazioni del MPI - oggi di nuovo MIUR) secondo un giusto equilibrio che non privilegi un ambito di apprendimento su un altro. In altri termini, come mixare nelle varie età e in un arco di tempo definito dall’obbligatorietà scolastica:
• il “linguaggio motorio”, che esprime la motricità di base di ciascun studente e la personale capacità di far esprimere il proprio corpo;
• il “linguaggio sportivo”, che rappresenta un’evoluzione del linguaggio motorio, attraverso il gioco motorio regolamentato e le espressioni atletiche di vario tipo;
• il “linguaggio espressivo”, che rappresenta una vasta gamma di attività in cui predomina la componente artistica;
• il “linguaggio mimico-gestuale”, che esprime significati, stati d’animo, emozioni, che il soggetto volontariamente desidera esternare, sulla base di una motivazione interna.
E siccome ci viene richiesto di intrecciare ancor di più i “Linguaggi del Corpo” - cioè l’attività fisico-motoria, quella sportiva, quella espressiva e quella ricreativa - con gli aspetti della “Salute e del Benessere”, appare ancora più importante saper prevedere nella programmazione curricolare non solo gli “obiettivi specifici” strettamente correlati alle abilità motorie, ma anche quegli obiettivi (interdisciplinari) relativi all’educazione alla salute, alla sicurezza, alla legalità, all’affettività, alle relazioni, ecc., rafforzando maggiormente le competenze (pratico-teoriche) attraverso azioni didattiche più complesse, per quel forte legame esistente tra educazione fisica sport e salute e per trasmettere quei valori culturali e sociali intrinseci alla stessa attività fisica e sportiva.
La progettazione “verticale” nel Curricolo
In questa sede non affronterò il tema sull’importanza di una “progettazione verticale” tra l’azione didattica dei maestri nella scuola primaria e i successivi interventi dei colleghi di educazione fisica nell’ambito della scuola secondaria, perché crediamo ormai consolidato il pensiero che la programmazione nell’ambito del POF – specie degli istituti comprensivi – debba svilupparsi secondo precise intese fra i docenti che tengano conto degli obiettivi ministeriali e delle competenze attese nelle diverse età, prevedendo il coinvolgimento diretto del docente di educazione fisica della secondaria (con un contratto plurimo) o meglio ancora con la nomina della figura del consulente di educazione motoria laureato in scienze motorie. Programmare in modo congiunto fra i vari ordini di scuola deve rappresentare ormai una chiara scelta culturale della classe insegnante, volta a qualificare e individualizzare al meglio l’attività didattica.
Crediamo semmai utile fornire ai Maestri, da parte degli insegnanti di educazione fisica della secondaria, tutto quel supporto didattico-metodologico e tecnico-specialistico che consenta loro di sviluppare al meglio la programmazione di classe, innestando il più possibile interventi progettuali in grado di presentare agli studenti (dei vari ordini di scuola) momenti congiunti di “esperienza”. Dunque la capacità di promuovere attività ed esperienze - in orario scolastico ed extrascolastico - in modo unitario, al fine di sviluppare un’incisiva azione didattica e metodologica in chiara continuità verticale.
Per far comprendere meglio il senso di una programmazione in senso verticale nell’ambito del curricolo di educazione fisica per la scuola secondaria, ricorrerò ad interventi già concretamente sviluppati in alcune scuole e presentati sinteticamente nell’ambito dei convegni “D’Anna per” promossi nel corso di quest’anno. Anzitutto è opportuno che si tenga presente:
• che è diffusa la percezione che la salute ed il benessere, specie in età giovanile, si possa salvaguardare solo con il potenziamento della pratica delle attività fisiche espressive sportive in primissima età scolare;
• che la domanda di educazione sportiva nella società è forte e crescente, e che sino ad oggi è stata poco sviluppata la pratica sportiva “per tutti” assicurata dalla scuola, destinando molte più risorse alle cosiddette “vetrine nazionali” di selezionati campioncini, generalmente preparati fuori dall’ambito scolastico;
• che la domanda di pratica sportiva a livello giovanile è più orientata alla partecipazione alle attività inclusive, ricreative, “per tutti”, di moderata intensità agonistica e, solo in minima misura, verso attività selettive, esclusive, forse troppo agonistiche.
• che le due ore di educazione fisica in orario curriculare sono comunque insufficienti per sviluppare adeguate competenze motorie e, soprattutto, per sviluppare abilità sportivo-espressive.
Per questo appare opportuno attuare una programmazione curricolare che dilati il “tempo di apprendimento”, tenuto conto che nonostante le “raccomandazioni della UE” non si prospetta alcun ampliamento delle ore dedicate all’insegnamento dell’educazione fisica e dello sport (anzi si prospettano tagli di organico e riduzione delle risorse per un ulteriore contenimento della spesa), auspicando che rimangano intatte le risorse destinate all’ampliamento dell’offerta formativa, oggi spesso possibile solo grazie al sostegno messo in atto nei vari territori dagli Enti Locali o dalla “partecipazione in solido” che offrono le stesse famiglie degli studenti.
La programmazione verticale pluriennale del curricolo dell’educazione fisica e sportiva è possibile dunque solo in presenza di un progetto formativo a carattere sportivo che ampli il tempo di apprendimento oltre il tempo scuola e che “metta insieme” tutte le risorse possibili, umane e finanziarie.
Se dunque alle ore del “tempo scuola” (2 ore EF per classe x circa 30/33 settimane) si aggiungono le ore del “progetto sportivo” approvato nel POF (6 ore pomeridiane dell’ex GS x circa 30/33 settimane – oppure un “pacchetto di ore” definite in almeno 100 ore annue per docente- è possibile sviluppare una buona programmazione sull’intero “monte ore” a disposizione di ciascun docente e istituto.
L’esperienza sviluppata ormai da 10 anni nella scuola secondaria “Filippo Mazzei” di Poggio a Caiano” (PO) attraverso il progetto “Sport a Scuola” con l’istituzione dei cosiddetti “laboratori sportivi” che si sviluppano attraverso “mappe concettuali” già dalle ore curriculari e proseguono nelle ore pomeridiane lungo il corso dell’anno scolastico, mi consente di affermare che è possibile dare buone risposte di insegnamento/apprendimento nei diversi ambiti disciplinari a tutti gli alunni, nessuno escluso.
Le tradizionali “esercitazioni” di educazione fisica vengono sostituite da più moderne lezioni che intrecciano sempre di più e meglio i diversi temi (corpo, movimento, salute, benessere...) e linguaggi (motorio, sportivo, espressivo), diversificando gli interventi nei vari sottoperiodi dell’A.S. e sviluppandoli con una certa gradualità nell’arco del triennio, grazie ad una pianificazione pluriennale (per alcuni temi ed attività, addirittura nell’arco degli otto anni di primaria/secondaria).
Seconda parte

05/09/2010