Articolo del mese - 9
Approfondimenti sullo sport, sulla convivenza civile, sul vivere quotidianoAlla fine dei giochi
Quando una manifestazione sportiva bella e importante come sono state le Olimpiadi Invernali di Torino 2006 giunge al termine, inevitabilmente si avverte un senso di malinconia e di vuoto. Per due lunghe settimane abbiamo seguito con passione sport di cui è difficile sentir parlare nel corso dell’anno. Il merito dei Giochi è stato anche questo: aver portato alla ribalta sport solitamente considerati minori, rispetto a quelli più seguito dai tifosi.
L’organizzazione dei Giochi è stata perfetta e tutto è andato per il meglio. Lo sottolineano le autorità, gli sportivi e gli abitanti della città di Torino, per la prima volta nella loro storia alle prese con un turismo e un movimento di persone veramente eccezionale. Torino, sotto i riflettori del mondo, ha retto la pressione dei media e l’invasione (pacifica) di migliaia di tifosi provenienti dai 5 continenti. Non era facile.
Il Presidente della Repubblica Ciampi ha elogiato il sistema organizzativo: «L’Italia ha mostrato al mondo le sue qualità migliori: creatività, qualità, cura dei dettagli, tecnologia, partecipazione dei cittadini». Le notti bianche, che si sono svolte nel corso della manifestazione, hanno mostrato una Torino notturna bellissima, colorata, viva. Il ministro dell’Interno Giuseppe Pisanu ha elogiato il sistema di sicurezza: «L’ampio e sofisticato sistema di sicurezza messo in campo per le Olimpiadi di Torino ha funzionato alla perfezione; il modello italiano non ha mostrato lacune ed ha suscitato l’ammirazione del direttore dell’Interpol, dell’ex sindaco di New York Giuliani e di altri osservatori internazionali». Il presidente del Cio Jacques Rogge ha detto: «Tutto il mondo ha scoperto Torino e forse l’hanno scoperta proprio i suoi abitanti. Gli italiani hanno dimostrato di essere organizzati, efficaci e metodici». Nel corso della cerimonia di chiusura, Rogge ha dichiarato: «Avete vinto con successo la sfida, sono stati dei Giochi veramente magnifici». E ai volontari (vera forza della macchina organizzatrice): «Siete stati splendidi!»
Torino...
Torino e la Valle dei Giochi sono tornate alla normalità; sono scomparse le limitazioni al traffico e le corsie riservate, mentre le piste olimpioniche hanno riaperto ai turisti per l’ultimo scorcio della stagione sciistica. I negozi tornano a fare orari normali, dopo essere rimasti aperti anche molte ore notturne.
Nel capoluogo piemontese restano ora le splendide strutture sportive costruite negli anni che hanno preceduto la manifestazione. Gianni Petrucci, presidente del Coni ha dichiarato: «Il successo di Torino 2006 ci spinge ad avere più fiducia per la candidatura italiana nel 2016. Ce la farà l’Italia ad ospitare le Olimpiadi estive?».
Amici del curling
Per 2 settimane sport poco conosciuti e praticati hanno calamitato l’attenzione del pubblico italiano. L’emozione del pattinaggio artistico, l’adrenalina di quello di velocità, la fatica dello sci di fondo, le acrobazie del freestyle, il pericolo del bob e dello slittino, l’agonismo degli sport di squadra (hockey e curling), la forza della combinata nordica. Ancor più degli sport proposti dalle Olimpiadi estive, infatti, la maggior parte delle discipline dei Giochi invernali può essere praticata in determinati periodi dell’anno in alcune zone del nostro paese. Eppure la passione e l’affetto che il pubblico ha mostrato per questi sport non è stato inferiore a quello dimostrato abitualmente per un match di Champions League di calcio.
Pensiamo al vero sport-outsider dei giochi, il curling, sport tipicamente scandinavo; le partite delle nazionali azzurre (alla loro primissima partecipazione olimpica) nei due tornei maschile e femminile hanno appassionato gli spettatori nonostante si tratti di una disciplina praticata, secondo le stime, da non più di 500 sportivi italiani. Le stone di granito che vengono fatte scivolare sul ghiaccio per avvicinarle il più possibile al centro dell’area ricordano a qualcuno ricorda il gioco delle bocce, ad altri il biliardo; uno sport che fonde capacità ragionativa, fatica e precisione. La nazionale italiana maschile è riuscita oltretutto nella storica impresa di battere 7-6 il Canada (qui praticato da 3 milioni di sportivi) e questo risultato ha fatto innamorare ancor più il pubblico nei confronti di questa disciplina. L’impianto di curling resta ora a disposizione di chi vorrà iniziare a conoscerlo meglio.
Presente e futuro
La compagine azzurra, vincitrice di 11 medaglie, di cui 5 d’oro, si è comportata benissimo, nonostante le delusioni giunte dal pattinaggio di figura e dallo sci alpino. L’Italia scopre o riscopre così nuovi formidabili atleti capaci di regalarci emozioni fortissime, a soli due anni da quelle provate ai Giochi di Atene: Fabris, Zoeggeler, Plankensteiner, Haselrieder, Sanfratello, Anesi Valbusa, Di Centa, Piller Cottrer, Zorzi. La vittoria di Giorgio Di Centa nell’ultima e più ostica gara, la 50 km di fondo in particolare, rappresenta il riscatto di tutti gli sport considerati minori, di tutti gli sportivi che si allenano duramente nell’ombra, lontano dai riflettori.
La IX edizione dei Giochi Paraolimpici invernali, altri 10 giorni di eventi sportivi con 40 nazioni partecipanti, 45 gare per 58 medaglie in palio (le gare verteranno su sci alpino, sci di fondo, biathlon, hockey su slittino e wheelchair curling), rappresenterà l’ultimo importantissimo atto di Torino nei confronti dello sport olimpico, nonostante il l passaggio del testimone tra il Sindaco sabaudo Sergio Chiamparino e Sam Sullivan (sindaco di Vancuver, città che ospiterà i prossimi Giochi del 2010) sia già avvenuto al termine della cerimonia di chiusura. Il 19 marzo il sipario si chiuderà definitivamente.
In ogni caso, la speranza è quella di non sentir parlare degli atleti e degli sport di Torino 2006 tra un anno, o, ancor peggio, tra 4. I Mondiali, le Coppe del Mondo, gli Europei esistono anche per queste discipline.

09/09/2010