Articolo del mese - 2

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Inquinamento nelle nostre città


L’inverno del 2005-2006 ha fatto tornare di prepotenza in primo piano il problema dell’inquinamento delle città, causato anche dall’assenza di pioggia prolungatasi per diversi giorni. Le polveri sottili (il PM 10) hanno invaso le metropoli, costringendo le amministrazioni comunali a prendere drastici provvedimenti relativamente al traffico, come il blocco domenicale, le targhe alterne o il divieto di circolazione per le auto non catalitiche.

Mezzi inquinanti: cattivi e buoni
Ai primi posti tra i veicoli più inquinanti si trovano i mezzi da lavoro, i ciclomotori non catalizzati e le auto diesel non catalizzate. Secondo un rapporto dell’ARPA di Piacenza risalente al 1999 ha illustrato che i trasporti stradali rappresentano il 29% tra i produttori di PM10. Di questi:
Autovetture: 8%
Veicoli commerciali: 14%
Ciclomotori (fino a 50cc): 2%
Motocicli (oltre i 50cc): 0%
Consumo pneumatici e freni: 5%
 
Secondo i dipartimenti regionali dell’ARPA Lombardia e Toscana i mezzi più inquinanti sono:
1. Ciclomotori non cat.
2. Auto diesel non cat.
3. Moto 2T non cat.
4. Auto diesel (euro1-2)
5. Auto a benzina non cat.
6. Auto diesel (euro 3)
7. Moto, ciclomotori 2T (euro1)
8. Auto diesel (euro 4)
9. Moto 4T non cat. 
10. Auto benzina (euro 1-4)
 

Trasporti pubblici: croce e delizia
Nelle grandi città italiane, quelle dove il centro possiede aree a traffico limitato, zone blu o pedonali, un servizio pubblico ottimale dovrebbe rappresentare la normalità. I trasporti pubblici, laddove funzionano, riducono il traffico e quindi contribuiscono a rendere l’aria meno inquinata.
Peccato che il panorama offerto non sia così roseo: oltre all’inefficienza di molti servizi offerti, dal punto di vista delle emissioni i mezzi pubblici sono tutt’altro che ecologici. Su 32.945 autobus in attività, infatti, 542 sono a metano, 253 sono elettrici, 203 ibridi, 31 a gpl e ben 31.916 sono (vecchi) diesel altamente inquinanti. Un vero e proprio disastro. 
 
 
PM 10: il nemico della città

Il PM10 è definito come il materiale particolato (PM) con un diametro aerodinamico medio inferiore a 10 micron (1 µm = 1 millesimo di millimetro). Esso penetra nell’organismo umano grazie alle sue dimensioni minime, depositandosi senza difficoltà nelle zone interne dell’apparato respiratorio. Scientificamente è provato che l’azione nociva delle polveri inquinanti è inversamente proporzionale alle dimensioni delle particelle stesse. I veicoli diesel, anche i più recenti, emettono una quantità totale di particellato molto fine, anche se bassa e quindi risultano comunque molto pericolosi.
 


Limiti e proposte
Le dichiarazioni relative alla situazione dell’inquinamento nelle città italiane hanno disegnato un panorama piuttosto allarmante; in realtà le nuove drastiche misure adottate dalle regioni (targhe alterne, blocco dei mezzi non catalitici, domeniche ecologiche) sono in parte dovuti  all’entrata in vigore dei nuovi limiti sulle concentrazioni dello smog. Da quest’anno, infatti, anche in Italia è in vigore la normativa europea datata 1996 che stabilisce che la soglia del PM10 non deve superare i 50mg per metro cubo di aria per oltre 35 giorni all’anno.
 
Sindaci e ministri che hanno stabilito blocchi del traffico promuoveranno presto nuove rottamazioni, anche se i costruttori di auto stanno ancora aspettando i rimborsi del precedente ciclo. Molti cittadini che con grandi sacrifici sono passati da una vecchia automobile euro 0 o euro 1 ad un mezzo più recente, sono comunque stati fermati dalle targhe alterne. 
La caccia al mezzo colpevole (fin’ora solitamente l’auto non catalizzata) non porta a risultati accettabili, così come blocchi a categorie di veicoli assolutamente non colpevoli (moto e ciclomotori recenti). Se la liberazione dei centri storici dal traffico, principale fattore di crisi dell’ambiente urbano, rimane ancora un obiettivo lontano, occorre ricordare che nelle 8 maggiori città italiane l’inquinamento atmosferico è responsabile ogni anno di 3.472 decessi, 4.597 ricoveri ospedalieri, decine di migliaia di casi di disturbi bronchiali e asmatici.
 
Per quanto riguarda i blocchi domenicali del traffico, dall’Osservatorio di Milano arriva la constatazione che nelle città di Roma e a Milano riguarderebbero soltanto 750.000 automobili private, ossia il 5% del flusso settimanale nelle due città (nelle due metropoli circolano mediamente 15 milioni di autoveicoli dal lunedì al sabato). Il blocco totale del traffico domenicale può dare solo un contributo marginale per risolvere il problema «polveri sottili»; può contribuire a migliorare la salute e le condizioni di vita dei cittadini solo perché li spinge a muoversi e fare attività all’aria aperta in aree verdi delle città. 
 
Per l’Istituto Bruno Leoni, la scelta delle targhe alterne è altrettanto inefficace e controproducente che oltretutto penalizzano le fasce medio-basse della popolazione. In definitiva è arrivato il momento di trovare il coraggio per intraprendere azioni di lungo periodo: rendere le nostre strade più scorrevoli, avviare un dialogo con le case costruttrici di automobili e migliorare una volta per tutte i servizi pubblici, in modo da poter invogliare i cittadini a lasciare a casa le automobili.