Articolo del mese - 25
Approfondimenti sullo sport, sulla convivenza civile, sul vivere quotidianoIntolleranze e allergie tra i banchi di scuola
Negli ultimi anni, in Italia, i casi di allergie o intolleranze alimentari sono aumentati in modo considerevole, soprattutto fra i bambini di età prescolare e delle scuole elementari. Il problema tocca da vicino gli insegnanti, in quanto è proprio a scuola che i ragazzi trascorrono la maggior parte del tempo e consumano alcuni fra i pasti principali della giornata.
Le intolleranze alimentari più diffuse tra i ragazzi sono la alactasia e la celiachia. La prima, come spiega il portale www.torinoscienza.it a questo indirizzo, si verifica quando «in caso di carenza/assenza dell’enzima specifico, il lattosio non viene trasformato in zuccheri assorbibili (glucosio e galattosio) e rimane nell’intestino, dove fermenta per azione dei batteri, provocando mal di pancia e diarrea». La celiachia è un’intolleranza permanente alla gliadina, una proteina componente del glutine; in sua presenza, illustra www.lifegate.it in questa pagina, «il sistema immunitario reagisce (anche se non si formano anticorpi specifici) come davanti a una vera e propria intossicazione, provocando alterazioni anche gravi a carico della mucosa intestinale, che compromettono l’assorbimento dei nutrienti e lo stato nutrizionale complessivo dell’individuo».
Le allergie alimentari più diffuse, che nei casi peggiori possono portare a deficit respiratori o shock anafilattici, sono quella alle nocciole, alle arachidi e alla frutta con il guscio, alle uova, ai crostacei, al kiwi, e al pesce. Le intolleranze hanno sintomi meno evidenti delle allergie: spesso si manifestano in ritardo, o sono strettamente legate alla quantità di cibo assunto. Tuttavia, se non si rispetta una dieta specifica, anche le intolleranze possono causare disturbi a lungo termine. Per determinare queste patologie esistono diversi test ed esami diagnostici ma, come chiarisce il sito dell’EUFIC (European Food Information Council), «il primo passo di una diagnosi affidabile è un’anamnesi dettagliata del paziente e della sua famiglia. Si deve dedicare particolare attenzione alla tipologia e alla frequenza dei sintomi, nonché al momento preciso in cui si verificano in relazione al consumo di determinati alimenti. Il paziente deve anche sottoporsi ad un esame fisico completo».
Spesso colpiscono in forma multipla, e riguardano 1 bambino su 5: «il 9% dei bambini, 150.000 in totale, ne soffre», come sottolinea il pediatra Italo Farnetani della Bicocca di Milano sulle pagine di ItaliaOggi del 9 settembre 2008 «anche se dopo questa età il numero diminuisce perché l’allergia alimentare tende a regredire entro i primi di sei anni».
Il problema riguarda evidentemente le mense scolastiche, che devono essere in grado di gestire eventuali diete particolari proponendo menù alternativi. Oltre alla scheda medica del figlio, la famiglia deve fornire un promemoria degli alimenti a rischio e le medicine da somministrare in caso di crisi allergica; tuttavia è necessario capire che non basta evitare di dare al bambino l’alimento al quale è allergico. È importantissimo che i pasti dei bambini intolleranti o allergici siano preparati a parte, cucinati separatamente con utensili puliti: spesso basta una piccola quantità per scatenare uno shock anafilattico (nel caso delle allergie). Per esempio, mescolare con le stesse posate la pasta che contiene glutine e la pasta gluten-free rende quest’ultima molto nociva per un celiaco.
Si tratta, quindi, di essere in grado di fornire un servizio completo e consapevole dei rischi ai quali si va incontro quando si ha a che fare con casi che richiedono una dieta specifica. A questo proposito, oltre ad un’adeguata preparazione ed informazione dello staff di cucina, diverse associazioni per la tutela delle persone afflitte da intolleranze, come la ALAMA (Associazione Laziale Asma e Malattie Allergiche - www.almaonlus.org), chiedono l’istituzione di presidi sanitari scolastici, presenti per tutto l’orario delle lezioni, e di personale specializzato per fronteggiare eventuali situazioni di primo soccorso.
I pericoli, tuttavia, possono presentarsi anche durante l’intervallo, dal momento che in molte scuole sono presenti i distributori automatici. «Deve essere possibile», spiega Giovanni Cavagli, allergologo pediatra del Bambin Gesù di Roma su ItaliaOggi, «determinare la composizione degli alimenti nei distributori automatici. Il bambino può essere esposto ad allergie alimentari nelle esercitazioni pratiche o nell’intervallo».
In ultima analisi, si deve ricordare che spesso i bambini più grandi soffrono anche a livello psicologico per queste patologie, perché contribuiscono a farli sentire "diversi" dagli altri. Essere sempre condizionati da una dieta specifica, notare che ogni giorno nel proprio piatto c’è qualcosa di diverso rispetto a quello che mangiano la maggior parte dei compagni, può portare il bambino ad un rifiuto della propria condizione oppure, nei casi peggiori, a comportamenti aggressivi o violenti.
La scuola ha il compito di tener conto dei risvolti psicologici e deve contribuire a fare in modo che i bambini vivano con serenità la loro situazione, magari cercando, alle volte, di proporre un pasto uguale per tutti. Gli insegnanti devono essere informati di questi aspetti della vita dell’alunno e devono collaborare con la famiglia per assicurare un corretto sviluppo fisico e mentale al ragazzo.
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Siti utili
L’Associazione Italiana Celiachia ha redatto un elenco degli alimenti suddivisi in "permessi - a rischio - vietati" a seconda della quantità di glutine che contengono. Si può consultare in questa pagina del sito celiachia.it.
In questa pagina del sito di EUFIC è possibile consultare un dettagliato approfondimento dedicato alle allergie e alle intolleranze alimentari.
Un’ipotesi sulla patologia delle allergie e delle intolleranze più comuni è consultabile a questo indirizzo del sito farmasalute.it.
Il sito di Asmaranger, progetto dedicato allo studio e alla prevenzione dell’asma nelle scuole e tra i più giovani.

09/09/2010