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Edusport

Scienze motorie, attivitą fisica e benessere psicofisico

La metodologia d'allenamento nel calcio: il portiere

La metodologia d'allenamento nel calcio: il portiere

In questo articolo ci occuperemo di metodologia d’allenamento nel calcio e nello specifico parleremo di come si prepara un portiere dal punto di vista tecnico/metodologico e motivazionale.

Riporteremo alcuni passaggi dell’esperienza professionale del Prof. Raffaele Greco (collaboratore tecnico area portieri Sicula Leonzio, preparatore dei portieri Jonia Calcio Riposto e di alcune società sportive dilettantistiche nonché Dottore Specialista in Scienze Motorie Preventive e Adattative).

Ringraziamo la Sicula Leonzio per la disponibilità dimostrata nell’accogliere la proposta di collaborazione nella stesura del seguente articolo e nell’aver messo a disposizione della redazione le competenze del Prof. Greco. Siamo certi che in futuro, la lungimiranza della Sicula Leonzio, l’interesse verso la crescita psicofisica dei giovani calciatori e la formazione dei propri tecnici porterà a future collaborazioni.

Solo i portieri sanno cosa significa davvero il profumo dell’erba. Gli altri calciatori non ne hanno idea. Perché loro sull’erba corrono, al massimo ogni tanto scivolano oppure, oggi, si rotolano un po’. Ma il portiere no. Il portiere ci lavora con l’erba. E praticamente ogni suo gesto, ogni suo intervento finisce sempre allo stesso modo ossia con il naso per terra.
(Dino Zoff)

Da questa frase detta da un mito del ruolo possiamo percepire la divergenza che assume il portiere rispetto a tutti gli altri ruoli. “Uno sport individuale all’interno di uno sport di squadra” per vari aspetti; è un ruolo delicato, complesso, ma è anche il più completo di tutti dal punto di vista motorio – coordinativo: saper usare mani e piedi, saltare e afferrare il pallone, protrarsi in tuffo, calcolo delle traiettorie, dei rimbalzi del pallone, deve essere forte in tutte le componenti condizionali. La componente psicologica riveste un’importanza fondamentale nel ruolo specifico; molti portieri vivono l’errore commesso in partita come uno shock, impiegando giorni per riprendersi. Li definirei “masochisti” perché riescono a passare dallo scoramento per un errore  al piacere estremo durante un salvataggio impossibile sulla linea di porta.

ASPETTI METODOLOGICI DELL’ALLENAMENTO
Un portiere di 8-12 anni non è un uomo in miniatura e necessita di una programmazione decisamente diversa rispetto ad un collega più grande: un portiere in età adolescenziale che, nella seduta di allenamento, trova molte esercitazioni di tecnica analitica potrebbe demotivarsi e non sarebbe produttivo per la sua crescita, viceversa un portiere adulto con molti esercizi in forma ludica non prenderà tutto seriamente e non si allenerebbe al massimo.

Per ottenere un percorso di allenamento produttivo bisogna tenere presenti diverse componenti, una delle quali è il rispetto dei principi dell’allenamento stesso, ovvero:

  • sovraccarico: il livello di attività deve essere superiore a quello abituale e ripetuto nel tempo;
  • progressività del carico: aumentare la difficoltà;
  • individualizzazione: tenere conto del soggetto che si ha davanti;
  • specificità: dipende dalla singola disciplina sportiva;
  • variazione dei carichi: non proporre sempre lo stesso tipo di esercitazione;
  • reversibilità: adattamenti al carico di lavoro.


Accanto ai principi dell’allenamento riveste particolare importanza il modello prestativo, ovvero l’insieme dei fattori che caratterizzano la prestazione dell’atleta.

Le azioni del portiere sono di breve durata (secondi) ma di grande intensità, quindi il sistema energetico utilizzato è quello anaerobico alattacido.

Su questa base si può affermare che in allenamento si deve riprodurre quanto succede in partita, sia come gestualità e sia come intensità che durante le sessioni di allenamento deve essere estremamente alta.

Conoscere il modello prestativo aiuta a comprendere come impostare sia la singola seduta, ma anche i vari mesocicli e programmare la stagione con determinati obiettivi da raggiungere.


PSICOLOGIA DEL NUMERO 1 E MOTIVAZIONE
Il calcio oltre ad essere in continua evoluzione, è uno sport di situazione per cui già da piccoli i portieri devono essere pronti a reagire a tutte le possibili variabili che gli si verificano e avere una soluzione pratica (e veloce) al problema motorio che gli si pone davanti, per cui uso un termine molto ricorrente: portiere pensante.
L’attività cognitiva intesa come ragionamento e riconoscimento dei segnali provenienti dall’esterno, sono qualità che devono essere allenate sin da piccoli, e non trascurate nemmeno nei grandi.

Altro aspetto fondamentale riguarda l’area psicologica del mestiere dell’allenatore, infatti si devono attenzionare i tratti personali di ogni allievo, e in base a questi modulare l’approccio, esistendo diverse tipologie di bambino/ragazzo/adulto.

Ci troviamo di fronte al ragazzo introverso o insicuro, iperattivo, l’adulto con problematiche extra campo e tanto altro ancora.

Il ruolo del portiere è molto difficile e di grande responsabilità; bisogna abituare questi giocatori a stare sotto pressione e a responsabilizzarsi, ma risulta di fondamentale importanza a tutte le età, non farsi abbattere dall’errore.

È importante che il ragazzo si senta sicuro delle proprie qualità, essere cosciente dei propri punti di forza e soprattutto dei punti di debolezza in modo da poter lavorare e migliorare.

Qui entra in gioco la motivazione, fondamentale nella vita così come nello sport, ed è compito dell’allenatore motivare, utilizzando feedback positivi e negativi se necessari, ma sempre in modo equilibrato. Importante trasmettere feedback anche nei pre partita, poche parole ma che possano caricare il portiere a dare il meglio di sé.

Il linguaggio verbale quanto quello non verbale e paraverbale dell’allenatore sono di fondamentale importanza per un portiere di qualsiasi età: posture, gesti, volto, sguardo, contatto corporeo, aspetto esteriore, comportamento spaziale, voce (tono, volume, velocità), fluidità dell’eloquio rappresentano dei punti di riferimento fondamentali e che non possono mancare nella preparazione psicofisica del portiere.

Le esercitazioni proposte, che devono essere studiate in base alle caratteristiche del gruppo di lavoro, devono essere altamente motivanti, con l’obiettivo di favorire la crescita ed il miglioramento collettivo ed individuale.

ALLENAMENTO PORTIERI SCUOLA CALCIO
Con i pulcini e gli esordienti della Jonia Calcio l’esercitazione è di tipo coordinativa; vengono sollecitati tutti gli schemi motori di base applicati ai gesti che il portiere esegue in partita, il tutto viene preceduto da una buona fase di sensibilizzazione (prensile e podalica), senza tralasciare la tecnica di base che fatta in queste fasi dette sensibili, può essere appresa più velocemente con i dovuti step.

I ritmi sono alti da subito fino alla parte centrale dell’allenamento, da quel momento in poi la soglia d’attenzione del portiere si abbassa, quindi il carico fisico-cognitivo delle proposte scende lasciando spazio a esercitazioni basate sul gioco intenso, per abituarli comunque allo sforzo fisico e mentale delle gare.

ALLENAMENTO PORTIERI SICULA LEONZIO
In questo contesto specifico ci troviamo di fronte a portieri che si confrontano a livello nazionale con altre realtà professionistiche, che si affacciano alla prima squadra dove le pressioni e i ritmi sono ancora più alti, per cui il lavoro psicofisico è ancora più profondo e dettagliato.

L’allenamento è strutturato in maniera completamente diversa: la parte coordinativa è presente ma in minor percentuale rispetto ai lavori proposti nelle scuole calcio, si lavora molto sulla tecnica e sulle capacità condizionali.

Infatti, se con i portieri delle scuole calcio si lavora più sugli aspetti psicomotori del ruolo, con gli adulti ci si sofferma più sulla forza esplosiva degli arti inferiori, sul rinforzo della parte superiore, sul potenziamento dei muscoli antagonisti, sulla mobilità generale, sulla rapidità, il tutto riproponendo le gestualità tipiche del ruolo durante la gara.

La tecnica a qualsiasi età è sempre da allenare e perfezionare, lavorare sui dettagli fa la differenza e sono questi che poi permettono al portiere di risolvere le situazioni complicate in modo efficace.

A questi livelli la differenza la fa il ritmo che viene imposto dall’allenatore, se i ritmi di allenamento sono alti il portiere si troverà pronto quando lavorerà con il resto del gruppo e nelle gare ufficiale.

CONCLUSIONI
Da quanto raccolto posso affermare che il settore giovanile della Sicula Leonzio rappresenta un vero e proprio fiore all’occhiello del panorama calcistico siciliano. La qualità delle metodologie proposte, tecnici altamente qualificati e dirigenti di primissimo livello sono sinonimo di garanzia nel processo di crescita psicofisica dei giovani calciatori. Così come la Jonia Calcio Riposto che si sta consolidando come una realtà calcistica di primissimo livello a livello giovanile in Sicilia. Lanciamo una proposta affascinante che siamo sicuri verrà accolta dalle società: programmiamo insieme un percorso di valutazioni funzionali sui vostri giovani calciatori in modo tale da monitorare periodicamente le capacità fisiche degli atleti e programmare o riprogrammare la metodologia d’allenamento insieme ai vostri tecnici. Questo consentirà alla società e ai tecnici di avere sempre il termometro sulla condizione fisica dei giovani e agli stessi di essere motivati ad allenarsi e a dare sempre il massimo.

Prof. Finocchiaro Giuseppe