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Dorando Pietri

Dorando Pietri





Dorando Pietri nacque a Mandrio nel 1885 e visse quasi tutta la vita a Carpi. Garzone in una pasticceria, appassionato di ciclismo e corsa fu attirato nel 1904 da una gara che si svolgeva nella sua città; vi partecipava il più famoso podista italiano dell’epoca, Pericle Pagliani. Secondo la leggenda Dorando si mise a correre dietro al campionissimo, reggendo il suo passo fino all’arrivo. Qualche giorno dopo era già pronto ad esordire in una competizione ufficiale, la 3000 metri di Bologna (arrivò 2°). 


Vinse l’anno successivo la 30 km di Parigi e nel 1906 ottenne la qualificazione ai Giochi olimpici intermedi di Atene. Nella capitale greca, tuttavia, Pietri fu costretto al ritiro a causa di un disturbo intestinale; l’atleta azzurro era al comando con 5 minuti di distacco sugli avversari. Si rifece nel 1907 vincendo i Campionati italiani. 

Il 1908 fu l’anno dei Giochi olimpici di Londra; Dorando si preparò alla maratona per mesi. La gara si svolse il 22 luglio; il via fu dato dalla principessa del Galles alle 14,33. La tattica di Pietri fu quella di non attaccare il gruppo ma di mantenersi nelle retrovie nella prima parte della gara; quando gli atleti inglesi che si trovavano al comando iniziarono a perdere colpi (era una giornata insolitamente calda), Pietri rimontò fino a giungere indisturbato al 2° posto, dietro al sudafricano Charles Hefferson, che lo precedeva di 4 minuti. Informato che il leader della gara era andato in crisi, Pietri iniziò una rimonta poderosa e al 39° km si portò in testa; il dispendio di energie fu enorme e l’azzurro andò in crisi. Perse lucidità, sbagliò strada e cadde almeno 4 volte, esausto; a 200 metri dal traguardo, di fronte a 75.000 spettatori emozionati, un paio di soccorritori lo aiutarono a tagliare il traguardo. Al secondo posto giunse l’americano Johnny Hayes, la cui squadra presentò immediato reclamo, subito accolto: Pietri fu squalificato.

Il giorno dopo la regina Alessandra, impietosita, lo premiò comunque con una coppa d’argento. Si narra che a suggerire il gesto fu lo scrittore Artur Conan Doyle, forse l’addetto al il megafono che sorresse Pietri al momento dell’arrivo e che si vede nella famosa foto che ritrae il finale della gara.

Nella sfortuna, la fortuna: la notizia del mancato successo alla maratona fece il giro del Mondo e Dorando Pietri diventò un mito vivente. Partecipò a moltissime gare e vinse due volte contro il rivale statunitense Johnny Hayes. Guadagnò molti soldi. Corse la sua ultima maratona fu a Buenos Aires, il 24 maggio 1910, dove stabilì il suo primato personale (2.38’48"2); la gara di addio si svolse in Italia nel 1911, a Parma. Morì a Sanremo il 7 febbraio 1942.