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Edusport

Scienze motorie, attivitą fisica e benessere psicofisico

Dal gioco allo sport: il ruolo dell'allenatore

Dal gioco allo sport: il ruolo dell'allenatore

In base all'età che hanno, i bambini sviluppano un diverso modo di relazionarsi al gioco e, successivamente, allo sport. Gli istruttori, gli insegnanti e gli allenatori hanno un ruolo profondamente diverso e ricco di sfumature a seconda dello sviluppo fisico del bambino. Vediamo alcuni aspetti salienti grazie alle indicazioni riportate dal manuale dell'istruttore di atletica leggera.

 
 

Il primo punto si cui vale la pena soffermarsi riguarda lo sviluppo delle relazioni nelle differenti età dei giovani e giovanissimi.

 
 

0-5 anni: nella prima fase della loro vita, i bambini sono concentrati su loro stessi e si aspettano che siano gli altri ad adattarsi al loro gioco, totalmente privo di cooperazione. 

 

6-9 anni: nel periodo della mezza infanzia si ampliano i gruppi di amici e i bimbi iniziano a confrontarsi l'uno con l'altro per vedere chi è "il migliore".

 

10-13 anni: la rete delle amicizie diventa cruciale e spesso si inizia uno sport proprio perché lo pratica un amico. Si fa viva la consapevolezza delle diverse capacità.

 

13-20 anni: nel passaggio all'età adulta il gruppo di amici diventa compatto e spesso è fonte di conflittualità con il mondo degli adulti.

 
 

In tutto questo l'influenza dell'allenatore è cruciale: questo perché esso è in grado di insegnare nuove ed eccitanti attività in grado di rivelare capacità psico-fisiche inaspettate. Gli istruttori devono essere consapevoli che si trovano in una posizione che permette loro di costruire e distruggere nei giovani atleti fiducia nei propri mezzi e voglia di migliorarsi. In particolare, c'è un'età in cui gli allenatori hanno una maggiore responsabilità, ed è quella tra gli 11 e 12 anni. Prima di questa, infatti, i bambini ritengono che lo sforzo sia la ragione più importante del successo sportivo; dopo i 12 anni iniziano a riconoscere che il successo sportivo deriva da una combinazione di sforzo e capacità. In questa fase correggere gli errori diventa decisivo, anche se il divenire consapevoli di non avere le stesse capacità che hanno altri può essere difficile per il bambino.

 
 

Ecco alcuni consigli per l'allenatore in questa fase critica:

 
  • Usare lodi per ricompensare l'atleta.
  • Cercare di valorizzare l'impegno di ciascuno, capendo il campo in cui possano esprimere al meglio le proprie capacità.
  • Evitare, tuttavia, di far specializzare prematuramente i bambini.
  • Fornire opportunità di responsabilità e, al tempo stesso, infondere fiducia grazie ad incoraggiamenti mirati.
  • Prestare attenzione a tutti, non solo ai migliori e correggere gli errori in maniera positiva.
  • Valutare la prestazione, non il soggetto.
 
 

Approccio a lungo termine

 

In tutti gli sport e in particolar modo nell'atletica, adottare un approccio a lungo termine per lo sviluppo e l'allenamento del giovane atleta, crea dei benefici per tutti. Tale sistema di allenamento viene raccomandato dalla IAAF e prevede che gli istruttori si impegnino a far migliorare i propri atleti anno dopo anno; creare le basi per un percorso di sviluppo uniforme implica l'utilizzo di un modello di sviluppo dell'atleta a 5 stadi. 

 
 

1. Lo stadio Kid's Atletics

 

In questa fase sono previste attività divertenti specifiche per i bambini; l'accento è posto sulle capacità ABC del movimento, ossia agilità, equilibrio, coordinazione, velocità e, nel caso specifico dell'atletica, sui gesti del marciare, correre, saltare, lanciare e le varie abilità del movimento in relazione alla propria consapevolezza corporea. Il gioco è alla base di queste esperienze motorie e il piano annuale non dovrebbe avere una struttura a periodizzazione, ma piuttosto dovrebbe prevedere delle progressioni di abilità regolarmente monitorate (anche se gli allenamenti non sono mirati a specifiche competizioni). Qualora siano evidenti aree di scarsa alfabetizzazione motoria, l'allenatore deve prevedere attività di recupero adeguate.

 
 

2. La fase delle prove multiple

 

In questa fase i giovani sportivi apprendono come allenare e sviluppare le proprie abilità atletiche, sperimentando tutte le discipline; l'allenamento è alla base di questa fase, ma la competizione può essere usata per testare e perfezionare abilità. Gli allievi prendono confidenza con le pratiche di riscaldamento, defaticamento, lavoro flessibile e si somministrano concetti relativi a dieta, nutrizione, riposo, rilassamento. L'ambiente di allenamento, in questo senso, dovrebbe aiutare gli allievi a sviluppare positività mentali. È possibile iniziare a pianificare un allenamento, anche se il ciclo annuale potrebbe essere periodizzato in un'unica sessione lunga un anno.

 
 

3. La fase di sviluppo per gruppi di specialità

 

Altresì chiamato fase di costruzione del motore, questo stadio permette una maggiore individualizzazione delle proprie abilità e si focalizza l'attenzione su gruppi di discipline piuttosto che su tutte le specialità. In questa fase gli atleti che hanno il maggior potenziale mostreranno un'eccellente alfabetizzazione motoria; se il giovane si trova nell'età che va dai 13 ai 17 anni, il suo corpo potrà mostrare modificazioni cruciali in relazione al suo sviluppo fisico con influenze mentali e sociali. L'allenamento ha essenzialmente alto volume e bassa intensità e saranno definiti obiettivi specifici per ogni competizione effettuata, con la prospettiva di acquisire tattica di base e preparazione mentale.

 
 

4. La fase della specializzazione

 

Il motore viene perfezionato: la preparazione fisica ha importanza cruciale e costante, i volumi di allenamento restano alti a seconda del calendario delle gare. L'atleta focalizza la propria attenzione su una specialità o su un numero ristretto di gare e l'allenatore sarà bravo a focalizzare l'attenzione sull'ottimizzazione della preparazione fisica e mentale. La competizione, per la prima volta, influenzerà il piano annuale di allenamento..

 
 

5. La fase della prestazione

 

La prestazione è la fase in cui l'atleta gareggia e dura non a caso finché il soggetto non si ritira dall'attività agonistica. L'enfasi è data quindi al miglioramento della prestazione e l'allenamento prevede una fortissima individualizzazione con periodizzazione singola, doppia o multipla, in base alla gara per cui ci si allena. 

 

Le 5 fasi, come si evince, prevedono una modifica sostanziale dell'approccio allo sport da parte dell'atleta ma anche una necessità di adattamento alle singole personalità da parte dell'allenatore, il cui ruolo si evolve e si "aggiorna" con la crescita dei propri allievi. Il manuale dell'istruttore non tralascia di ricordare che gli allenatori hanno grande importanza nella crescita dei giovani sportivi. La relazione atleta-allenatore si protrae spesso per molti anni e il legame che si viene a creare è spesso solidissimo: esso deve diventare una possibilità di arricchimento per entrambi i soggetti.